giovedì 31 gennaio 2019

MENSA “CENTRALE” ALITALIA IN A.S.: Vergognoso Risparmiare su Diritti ed Occupazione!

Sono passati 4 mesi dal 1° ottobre 2018, data in cui è stata chiusa la “mensa centrale” AZ e di conseguenza sospeso il servizio di ristorazione ai dipendenti Alitalia operanti presso le palazzine Alfa, Bravo, Charlie, OCC e Reparto Ruote. Chiusura giustificata da una necessaria e non più rinviabile ristrutturazione della palazzina, di cui oggi non si ha alcuna visibilità e notizia. Come denunciato anche nei precedenti comunicati, con la “scusa” della ristrutturazione, si tenta di celare le vere motivazioni riconducibili a interessi incrociati tra Aeroporti di Roma ed Alitalia, che, senza vergogna, vorrebbero realizzare ancora più profitti, con forzature e ricatti, da un diritto dei lavoratori, come appunto il servizio mensa. Ad oggi infatti stiamo fermi al 1° ottobre e i commissari AZ ripropongono come unica soluzione l’erogazione dei ticket restaurant, che produrrebbe un risparmio per le disastrate casse aziendali ma a discapito della qualità del servizio. Tale soluzione, peraltro, non sarebbe condivisa dalla società (Sodexò) che eroga attualmente il servizio mensa. In tale situazione di stallo, appositamente determinata, ne stanno pagando le spese i lavoratori Alitalia e i colleghi della Sodexò: Lavoratori Alitalia: dislocati ormai tra bar e posti ristoro nei pressi del sedime aeroportuale, si sono visti considerevolmente peggiorare il servizio di ristorazione in termini di qualità e quantità. Inoltre è drasticamente peggiorata la qualità della “pausa mensa”, passata da un momento di ristorazione e pausa-lavoro, ad una corsa senza sosta per andare a mangiare in un solo boccone un pasto ridotto, chiamato, per ironia della sorte, Tris per la comparsa nel piatto di 3 ridottissime portate. Non sta andando meglio la situazione neanche ai lavoratori Alitalia che continuano ad usufruire del servizio di ristorazione presso l’unica mensa rimasta in attività (mensa rampa) che ormai sovraffollata e con già storiche problematiche (non certo per colpa degli addetti mensa), non riesce a garantire degli standard accettabili di qualità. Lavoratori Sodexò: la società ha dichiarato 32 dipendenti in esubero, attualmente ammortizzati con la solidarietà, rispetto a circa 90 dipendenti in forza sulla commessa Alitalia, per i quali si dichiara la mancanza di volontà di un ricollocamento presso altri appalti. Numeri che potrebbero aumentare con una definitiva chiusura della mensa centrale o addirittura colpire la totalità dell’organico se Alitalia non dovesse rinnovare e/o prorogare il contratto d’appalto in questione. Tutto ciò è inammissibile, che i commissari AZ e ADR facciano da subito chiarezza, non sono più accettabili scuse e rinvii. E’ doveroso che tutte le OO.SS. si facciano carico della problematica che mette seriamente a rischio l’occupazione e un’altra fetta di diritti: una mattanza dell’indotto che, parallelamente a quella subita dai lavoratori AZ, prosegue dal 2008 ad oggi, con i licenziamenti dei colleghi dell’Argol e di Skyroad, nonchè con i tagli ai salari e agli organici nella Miorelli, in GH, in Servizi Aeroportuali, in AC95, in Italpol Group Spa ecc. NON ESISTE CRISI NEL TRASPORTO AEREO, BASTA SACRIFICI È SOLO SFRUTTAMENTO! Roma Fco 30.01.19 CUB TRASPORTI - LAU CUB - AIRCREW COMMITTEE CUB - Trasporti / Lavoratori Autorganizzati Uniti - CUB Via Ponzio Cuminio 56 00175 Roma 06.76968412 cub.romaeprovincia@legalmail.it AirCrew Committee Via G. Botti 56/a 00119 Roma info@aircrew.it aircrewcommittee@pec.it

lunedì 31 dicembre 2018

Contromessaggio di fine anno 2018





Di Diego Bossi*


Care lettrici e cari lettori,

rieccoci qui, come tutti gli anni, ad attuare la fin troppo semplice impresa di fare da contraltare al capo dello Stato borghese che, con le sue parole logore ed esauste, ci racconta che no, le cose non vanno bene, ma potrebbero andare meglio se ognuno di noi s’impegnasse, fiducioso, a fare la sua parte nel sostenere quello stesso sistema che fino ad oggi ci ha letteralmente massacrato. Parole che si susseguono e si ripetono in una nauseabonda retorica istituzionale che nulla ha a che vedere con la realtà che vive il proletariato sulla propria pelle: i partiti che non devono litigare, il confronto democratico, la partecipazione dei cittadini, l’accoglienza, l’identità e i valori europei, la società civile e il volontariato, il rispetto della Costituzione, l’unità nazionale, la lotta al terrorismo, alla mafia, alla corruzione e poi ancora bla bla bla per 30 minuti a reti unificate, un monologo stucchevole che anno dopo anno, variante più, variante meno, si plasma sulla situazione economica e politica del momento.
Si dirà che ad essere logori ed esausti, persino obsoleti, sono i termini come “borghesia” e “proletariato”, ma questa opinione, seppur diffusa, è proprio il frutto della propaganda borghese che mira a nascondere il conflitto classe; e mira a nasconderlo per un motivo molto semplice: perché è un conflitto letale per la borghesia, per il suo potere, per il suo profitto.
Forse saranno più comprensibili termini come “padroni” e “lavoratori”, ma anche queste parole sono fastidiose per la classe dominante perché spiegano troppo chiaramente il conflitto, ossia la nuda verità dei fatti: c’è uno sfruttatore, ossia un padrone, quindi un proprietario (dei mezzi di produzione e delle materie prime) e c’è uno sfruttato, ossia un lavoratore salariato, quindi costretto a (s)vendere la sua forza lavoro, il suo tempo e la sua energia in cambio di una piccolissima parte della ricchezza che produce per il suo padrone, un salario appena utile a mantenersi: lavorare per sopravvivere, sopravvivere per lavorare.
Eppure il linguaggio borghese mira a eludere la realtà dei fatti e ci vuole imporre parole morbide, affascinanti e armoniose: i lavoratori sono “risorse umane”, il padrone è il “datore di lavoro”, poi ci sono tutti quegli anglicismi e quegli acronimi che fanno molto figo e moderno, come l’AD o il manager.
Lo scopo della propaganda borghese è quello di occultare il conflitto di classe, di anestetizzarne la percezione mediante ipnosi affinché quel conflitto non debba mai esprimersi. Così la classe proletaria si trova davanti a un bivio: da una parte vive una realtà di sfruttamento dovuta a una precisa e concreta collocazione nei rapporti di produzione, ma, stando a quanto vogliono farci credere gli sfruttatori, le parole che noi comunisti usiamo per descrivere ed esplicare questi vissuti reali, sarebbero vecchie e anacronistiche; dall'altra parte c’è il linguaggio “giusto”, quello dei padroni, che però ci narra una storia che nulla ha a che vedere con la nostra, dove non esistono classi in conflitto, ma “cittadini”, grandi famiglie composte da membri con ruoli diversi che fanno gioco di squadra per un obiettivo comune: l’Italia, il sistema Paese, lo Stato, l’azienda...
Siccome non possono nascondere la realtà, tacciano di obsolescenza le parole che la descrivono.
Il proletariato va tenuto calmo e frammentato e per fare ciò la borghesia ha bisogno di un suo Stato che tuteli i suoi interessi e i suoi profitti producendo leggi rivolte a tale scopo; ha bisogno di un potere coercitivo, di un vero e proprio esercito di poliziotti e carabinieri pronti a reprimere ogni tentativo di riscossa e di ribellione dallo sfruttamento capitalista; ha bisogno di potenti mezzi di (dis)informazione di massa; ha bisogno che questo Stato si presenti con facce compiacenti e amiche, pronte capitalizzare politicamente la pancia del popolo, le peggio pulsioni sociali sapientemente inoculate: razzismo, maschilismo, lgbtfobia e tutto ciò che sarà necessario a dividere gli oppressi per consolidare il dominio degli oppressori; ha bisogno di organizzazioni all'interno del proletariato, grandi burocrazie sindacali che fungano da veicolatrici delle lotte su binari morti o controllabili dalla borghesia in cambio di concessioni e compromessi e ha bisogno - ahinoi, fa male, ma dobbiamo dircelo - che quella parte di sindacalismo conflittuale rimanente sia spesso resa inoffensiva a causa delle politiche miopi, settarie e autoreferenziali di poche micro direzioni burocratizzate, anch'esse, spesso, per concessioni e compromessi molto più piccoli. Di questo ha bisogno, di questo dispone; e di tutto questo che dispone ha saputo farne un uso efficace e proficuo, facendo credere ai lavoratori che il nemico sia lo straniero, la donna, l’omosessuale… Ma la realtà è un’altra, care lettrici e cari lettori di CUBlog, la realtà è molto più semplice di come vogliono dipingerla proprio perché la sua semplicità è un’arma pericolosissima per i padroni.
La realtà è che un operaio della Fiat, una commessa dell’Esselunga, un facchino senegalese della logistica, un disoccupato, un operaio in pensione, una madre sfrattata, una donna africana che si è vista inghiottire il figlio dal mare, un ferroviere, un lavoratore di Alitalia, una maestra elementare, un’inserviente alla mensa della Pirelli, una badante sudamericana, una bidella, un metalmeccanico, una lavoratrice dell’Auchan, una barista, una cameriera, un lavoratore aeroportuale, un casellante autostradale e tutti coloro propriamente titolari di questo infinito elenco, hanno in comune fra loro le proprie catene. Già, le catene… Marx ed Engels nel Manifesto dicevano che i proletari, nel fare una rivoluzione comunista, non avranno nulla da perdere all'infuori delle loro catene; ma le catene – ci sentiamo di aggiungere – prima di perderle, occorre vederle. E saper distinguere incatenati da incatenatori.
Ecco, questo è l’augurio che a nome mio e di CUBlog faccio ai nostri lettori: vedere le catene. Può sembrare poco, ma se provate a pensarci un po’, vi accorgerete che è la base di partenza per tutto.

Un abbraccio rivoluzionario a tutte le lettrici e i lettori, a tutte le compagne e i compagni, nel ricordo di chi ci ha preceduto, solcando il sentiero a chi a noi succederà.



*Operaio Pirelli, militante di Alternativa comunista, attivista del Fronte di Lotta No Austerity e della Confederazione Unitaria di Base

mercoledì 5 dicembre 2018

Ambrosini Carni: oltre al danno la beffa a cui rispondiamo con la lotta!



Riceviamo dai compagni del Sol Cobas di Bergamo e volentieri pubblichiamo

Con questo comunicato vogliamo rendere noto quanto, da troppo tempo, avviene all’interno dell’azienda Ambrosini Carni di Brusaporto (BG).

UN PO’ DI STORIA : IL DANNO
Dopo tantissimi anni di attività lavorativa in condizioni estremamente precarie, diversi lavoratori organizzati con il Sol Cobas decidono di alzare la testa e cominciare a porre fine ad un regime particolarmente aggressivo, dove la giornata cominciava alla prime luci del mattino e finiva ben oltre il tramonto per almeno 6 giorni alla settimana.
Non stiamo a descivere nel dettaglio le tipologie di contratto e la paga oraria facilmente intuibili.
Dopo la prima serie di scioperi si cominciano a vedere i primissimi passi di una inversione di rotta attuati attraverso la lotta radicale portata avanti con la solidarietà attiva e militante dei cobas aziendali principalmente del territorio di Bergamo.
Le prime vittorie contemplano la stabilizzazione dei contratti a 8 ore per tutti, ritmi di lavoro sostenibili e ovviamente il blocco degli straordinari praticamente a livello semi gratuito.
Con l’arrivo della cooperativa Futura del consorzio KMO, la lotta procede con la richiesta di rispettare i parametri della paga oraria a norma del ccnl di categoria come ulteriore passo verso la piena applicazione della piattaforma proposta nel tempo ai vari appaltatori
In linea con il passato, arriva un secco no visto che l’appaltante AMBROSINI non è disposto ad aumentare le tariffe ergo non ci sono i margini “NEMMENO PER RISPETTARE LA LEGGE” come riferiscono gli stessi responsabili della cooperativa stessa.

ULTIMO INCONTRO : LA BEFFA
Se non fossimo stati testimoni oculari della vicenda penseremmo ad una piecès teatrale tragi-comica.
All’incontro concordato dalle parti, la cooperativa Futura, si fa promotrice di una linea dura nei confronti di tutti i propri dipendenti : METTE SUL TAVOLO 20 ESUBERI per continuare competitiva sull’appalto.
Vista la situazione assolutamente irricevibile la delegazione sindacale interrompe la trattativa chiamando i lavoratori affiliati allo sciopero immediato e programmando una assemblea direttamente ai cancelli il cui esito è scontato: piano di battaglia fino al totale ritiro della proposta di esuberi.
A questo proposito facciamo appello a tutti i lavoratori operanti in Ambrosini e a tutti i dipendenti Futura del consorzio KMO, ad organizzare una mobilitazione comune a prescindere dalle appartenenze sindacali per respingere questo gravissimo attacco che, se non riceverà opposizione adeguata andra’ ad essere operativo entro fine 2018.

BASTA GIOCHETTI SULLA PELLE DEI LAVORATORI!!!
UNITI E IN LOTTA POSSIAMO DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI!!!
SOL COBAS AMBROSINI CARNI

martedì 27 novembre 2018

Riceviamo dai compagni della Cub di Alessandria e volentieri pubblichiamo per diffusione

COMUNICATO STAMPA


In data 22 novembre 2018 abbiamo finalmente ricevuto la risposta, che troverete di seguito, alla nostra Pec del 15 novembre 2018 (con la richiesta d’incontro urgente) da parte di Cesare Balduzzi  della Azienda Balduzzi P e S ss soc agricola.
Nella stessa il Sig, Cesare Balduzzi afferma che la CUB solleva in maniera strumentale la questione rispetto alle posizioni di 5 ex lavoratori (tutti e 5 iscritti alla CUB) della sua Società. L’Azienda Balduzzi, per bocca del suo titolare, davanti a tutti i lavoratori e al Sig. Antonio Olivieri del Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia, si era dichiarato d’accordo a ciò che il Sindacato aveva proposto e cioè, qualora ci fosse stato un calo lavorativo, di ridistribuire il lavoro fra tutti i lavoratori presenti. A tal proposito non si capisce per quale ragione nella risposta il Sig. Cesare Balduzzi ha affermato che i 5 lavoratori da noi tutelati si occupavano della raccolta di prodotti stagionali ora non più in raccolta stante l’approssimarsi della stagione invernale: e la suddetta ridistribuzione del lavoro tra tutti i lavoratori che fine ha fatto? Si è rimangiato le parole?
Proseguendo nella risposta il Sig. Balduzzi fa riferimento alle assunzioni,  alle remunerazioni per le ore di servizio ed agli oneri contributivi tutti e tre perfettamente regolari, così, prosegue, come lo sono tutti i dipendenti della Società Agricola Balduzzi; peccato che un po’ di tempo fa, questa stessa Azienda era salita agli onori delle cronache a seguito di un intervento della Guardia di Finanza e dell’Ispettorato del Lavoro per la presenza di lavoratori “in nero”: giornate di lavoro non regolarizzate, ore non corrisposte, con addirittura la presenza in Azienda di una lavoratrice in maternità.
Il Sig. Balduzzi, nella sua risposta, parla di iniziative organizzate dalla CUB del tutto “ingiustificate” non specificando di quali iniziative si tratti; in più parla dei nostri “attacchi diffamatori” intervenuti sui quotidiani locali e nazionali e sulla piattaforma social Facebook con post che parificano la sua Azienda a realtà schiaviste: ma il vero attacco diffamatore è stato promosso dal Sig. Balduzzi perché ha colpito la libera espressione di pensiero nella denuncia della CUB, il cui modus operandi è la conflittualità, parificando tale libera espressione alla stregua di un reato da perseguire penalmente.
All’affermazione del Sig. Cesare Balduzzi che la CUB fa facili slogan e propaganda spicciola sull’ effettiva violazione dei diritti dei lavoratori, minacciandoci quindi di un’immediata azione penale per la grave diffamazione a cui l’Azienda è stata sottoposta, certamente da parte della CUB vi saranno le dovute contro misure tanto dal punto di vista sindacale e legale quanto dal punto di vista dell’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione di massa ai quali potremo accedere.
Resta comunque il fatto che la vertenza sindacale rimane, ed è piuttosto seria quantomeno per due motivi:
  • negli anni scorsi i lavoratori hanno sempre lavorato anche nel periodo invernale e non si è mai fatto riferimento all’interruzione della raccolta;
  • in ogni caso, rimane in piedi il diritto dei lavoratori alla stabilizzazione.

Da parte nostra, saremo presenti, come sempre, a fianco di chi lavora e di chi lotta per i propri diritti.


Alessandria, 26 novembre 2018.             
Per la CUB di Alessandria e Provincia    Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia
Miguel Arismendi

Coordinatore provinciale

sabato 17 novembre 2018

Documento di sintesi del I incontro internazionale del sindacalismo combattivo del settore aereo

Il 15 e 16 ottobre 2018 si è svolto a Madrid il I incontro del sindacalismo combattivo del settore aereo aderente alla rete sindacale internazionale di solidarietà e lotta, in cui si sono incontrati, ufficialmente, per la prima volta delle lavoratrici e dei lavoratori di compagnie e società aeroportuali di nazioni ed organizzazioni differenti per tentare di far “decollare” un coordinamento internazionale del settore.
Dal proficuo ed interessante confronto, al quale hanno partecipato colleghe e colleghi spagnoli, italiani, portoghesi e francesi è emerso che le varie problematiche espresse da ogni realtà, parlano tutte la stessa lingua che è quella dello sfruttamento del capitalismo che ha trovato terra fertile grazie alle politiche dei vari governi e  alla complicità dei sindacali padronali. Il settore aereo in tutto il mondo, ma nello specifico in Europa, è tra i più colpiti dalla liberalizzazione del mercato con il conseguente proliferarsi delle compagnie Low Cost e privatizzazioni delle compagnie di bandiera e delle gestioni aeroportuali. Un settore aereo che da anni è in continua crescita sia per il numero di passeggeri che di merci trasportati, ma che centralizza i ricavi milionari nelle mani di pochi speculatori privati, lasciando miserie e precarità alle lavoratori e ai lavoratori e sempre meno sicurezza e servizi per i passeggeri.
Tutto ciò non è avvenuto per caso ma è il risultato di un vero e proprio progetto. Nel 2000 l’allora commissario dei trasporti europeo Layola De Palacio, dichiarò che in Europa sarebbero rimaste solo 3 grandi compagnie aeree di riferimento per quanto riguarda il trasporto aereo globale (lungo raggio), e sarebbero state le compagnie di bandiera (privatizzate) degli stati più industrializzati della EU: British Airways (GB), AirFrance (F), Lufthansa (D) e tutte le altre avrebbero avuto un ruolo marginale, regionale e di feederaggio. Queste 3 compagnie, ad oggi, fanno parte di altrettante 3 grandi alleanze globali dei cieli (One World, SkyTeam, Star Alliance) ed insieme ad altri colossi del trasporto aereo mondiale, tra cui le grandi compagnie americane, asiatiche e arabe controllano, attraverso accordi e partnership, gran parte del trasporto aereo globale e i corrispettivi ricavi lasciando ben poco alle lavoratrici e ai lavoratori.
A partire da questa analisi generale, si è deciso di sintetizzare delle argomentazioni comuni, riscontrate nelle varie lotte che ci vedeva protagonisti, costruendo una prima piattaforma unitaria di rivendicazioni :
  • Controllo pubblico del settore aereo attraverso la nazionalizzazione delle compagnie di bandiera e delle gestione aeroportuali, essendo entrambe un patrimonio pubblico, un bene comune, con un conseguente piano di internalizzazione di tutte le attività (handling, manutenzione, informatica, sicurezza ecc.) ponendo fine alle sub-contrattazioni/terziarizzazioni. Un controllo pubblico che livelli i costi dei servizi a terra attraverso una tariffa unica, uguale e senza distinzione tra le compagnie (Low Cost) e che equipari e controlli le tasse aeroportuali a partire dalle capitali degli stati della EU;
  • Lotta alla precarietà in un settore in cui l’impiego costante, per tutto l’anno, di contratti a termine e part-time, non è in alcun modo giustificato ma viene solamente utilizzato per tenere sotto ricatto salariale ed occupazionale le lavoratrici e lavoratori, i quali oltre ad essere condannati ad una vita senza prospettive, vedranno sempre più lontana  e povera la propria pensione. Rivendichiamo la stabilizzazione dei contratti;
  • Rispetto della conciliazione lavoro - tempo libero in un settore in cui l’orario di lavoro si basa  costantemente sulla flessibilità senza mai tener conto delle esigenze delle lavoratrici e lavoratori con turni che si intercambiano ad ogni ora del giorno e della notte e con il costante  obbligo di lavorare la domenica, incidendo sulla qualità della vita personale e famigliare e sulla salute. A farne le spese, all’interno di una società patriarcale, ne sono ancora di più le donne. Rivendichiamo una riduzione generale dell’orario di lavoro al di sotto delle 35 ore settimanali, anche per far fronte alla robotizzazione ed automatizzazione, con turni di lavoro full-time (part-time solo volontario) basati solo su 3 turni giornalieri, e richiediamo inoltre una normativa che regoli l’assistenza e relativi sussidi sociali, paritari uomo-donna, per la gestione delle problematiche familiari senza alcuna perdita di salario;
  • Equiparazione dei salari, delle condizioni di lavoro (normativa) e dei diritti tra tutte le figure professionali del settore aereo fino al raggiungimento di un unico contratto (convenio) collettivo di lavoro di settore internazionale, chiaramente a partire dalle migliori condizioni in essere. Da anni, ormai, con la liberalizzazione del mercato e l’avvento delle compagnie Low Cost, la concorrenza tra le varie compagnie e aziende del settore si basa sempre di più sulle differenze salariali  e normative (costo del lavoro) e non sulla qualità del servizio e sicurezza offerto ai passeggeri, generando in questo modo un inarrestabile “dumping sociale”, addirittura nelle stesse compagnie/aziende con filiali Low Cost, con una sistematica rincorsa al ribasso dei salari. In questo contesto rivendichiamo, inoltre, il rispetto e il riconoscimento universale della rappresentanza sindacale e del diritto di dissenso e sciopero;
  • Riconoscimento, per le figure professionali del settore aereo-aeroportuale, di svolgere un lavoro usurante, colpevole di generare specifiche malattie professionali di cui rivendichiamo, conseguentemente, il riconoscimento economico e normativo. La quasi totalità delle figure professionali del settore sono soggette ad un continuo sollecitamento fisico, ad inquinamento da scarichi, polveri sottili ed acustico nonché a continue radiazioni che mettono quotidianamente al repentaglio la salute e la sicurezza. Inoltre come denunciato nei punti precedenti, la flessibilità oraria e i turni di lavoro generano un continuo stress dovuto dall'instabilità della conciliazione lavoro - tempo libero e quindi anche alla qualità del riposo e dell’alimentazione. Evidenziamo che più le lavoratrici e i lavoratori operano in ambienti salubri e sicuri, più aumentano di conseguenza gli standard di sicurezza per i passeggeri. In questo contesto rivendichiamo l’età pensionabile (Pensione) a 55 anni e, facendo riferimento al punto sulla precarietà, evidenziamo di nuovo l’importanza della stabilizzazione dei contratti;
  • Ripudio ad ogni tipo di oppressione: il settore aereo non è immune dalle discriminazioni di genere, di diversità sessuale di razza e religione e, come in tutti gli altri ambiti lavorativi, il razzismo e il maschilismo sono un’arma per mettere uno contro le lavoratrici e lavoratori con lo scopo di dividerli nelle lotte e nelle rivendicazioni. Denunciamo il fatto che proprio le donne e gli immigrati sono tra i più sfruttati e oppressi: negli aeroporti i lavori più umili e sottopagati vengono fatti svolgere proprio ad immigrati e neri soprattutto perchè, essendo messi ai margini della società, sono costretti ad accettare qualsiasi contratto pure di aver un minimo di salario per sopravvivere. Alle donne, in particolare, vengono affidati i servizi al pubblico, diventando il bersaglio di insulti ed aggressioni.
  • La femminilizzazione del lavoro nel settore dell'aviazione e l'aumento dell'insicurezza lavorativa femminile.
    Si tratta di una realtà che il sistema capitalistico patriarcale utilizza nella divisione sessuale del lavoro, a cui consegue uno squilibrio, nonostante l'aumento delle salariate, abbiamo un numero maggiore di posti di lavoro a bassa retribuzione e un alto tasso di condizioni precarie.
    In Europa, il lavoro delle donne nel settore dei servizi è del 70%, le donne hanno condizioni di lavoro molto povere, i contratti a tempo parziale sono una realtà costante per tutta la loro vita.
    Sotto una prospettiva di genere anticapitalista e di classe, le strategie di lotta rivoluzionarie che le organizzazioni sindacali devono adottare, sono la creazione di una base consolidata di rivendicazioni in termini di uguaglianza.
I sindacati devono lottare per sradicare i pregiudizi patriarcali e sessisti incoraggiando la partecipazione del settore femminile, della classe operaia, ma non solo come una rivendicazione elettorale sindacale, ma come un obbligo per porre fine alle disuguaglianze di genere, al fine di raggiungere una base sociale senza sfruttatori e sfruttati.
Questo è il motivo per cui le organizzazioni sindacati devono fare  pressione sulle aziende affinchè i piani di uguaglianza siano implementati, tenendo un carattere reale nelle politiche di parità in modo che siano eseguiti senza che rimanga un semplice documento in cui  l’azienda esprime i suoi migliori auguri alle lavoratrici senza poi mai eseguirli.
Il lavoro sindacale sulla di parità di genere deve essere quotidiano e  reale e quindi dobbiamo alzare la nostra voce di fronte le autorità pubbiche affinchè adottino misure per eliminare le disuguaglianze a partire dai contratti precari e parziali delle donne, le lavoratori devono poter tenere una indipendenza economica senza dover sottostare ad uno Stato protettivo e patriarcale che le degrada come persone.
Per una vera uguaglianza già nel mondo del lavoro.

RIPRENDIAMO IL VOLO! RSISL
CGT IBERIA (Spagna)
CUB TRASPORTI /  AIRCREW COMMITTEE (Italia)
SUD ARIÉN (Francia)
SOS HANDLING (Portogallo)


lunedì 29 ottobre 2018

A proposito dell'elezione di Bolsonaro...

Di Fabiana Stefanoni  (Esecutivo nazionale PdAC)

Qualcuno, anche a sinistra, vede nella vittoria elettorale di Bolsonaro, rappresentante dell’estrema destra brasiliana, il segno evidente di una sorta di tendenza mistica dell’attuale fase storica a un’inesorabile "deriva reazionaria": un concetto idealistico che nulla ha a che spartire con il marxismo e che ricorda più che altro le "tappe" dell'evoluzione dello Spirito di hegeliana memoria.
Altri vedono in questa elezione la conferma della necessità di ripensare le categorie stesse del marxismo. Se gli operai votano in massa personaggi come Bolsonaro, Salvini e Trump forse c'è qualcosa che non funziona nel concetto stesso di “alternativa di classe”: non sarebbe meglio – ci spiegano questi teorici del “postmoderno” - pensare a qualche strategia che prescinda dalla classe operaia?
Altri ancora, infine, interpretano questa elezione come la conseguenza inevitabile di un presunto "golpe" in atto da tempo: golpe che, non si capisce perché, avrebbe bisogno ancora di utilizzare gli strumenti elettorali per dispiegarsi al meglio…
La verità, come spesso accade, è meno fantasiosa e più semplice: chi non la vuole vedere è chi si rifiuta di riconoscere le gravissime responsabilità dei partiti che oggi sono egemoni nel movimento operaio. Le masse proletarie e povere hanno votato in massa Bolsonaro perché stremate da una crisi del capitalismo che ai loro occhi ha visto complici Lula e Dilma nelle politiche di rapina dell'imperialismo: all'ombra dei governi del PT (“Partito dei Lavoratori”) i rappresentanti delle ricche multinazionali non hanno forse fatto i migliori affari della storia in Brasile, mentre milioni di operai morivano di fame nelle favelas? Le masse proletarie e povere hanno votato in massa Bolsonaro perché subiscono quotidianamente la violenza del sistema capitalistico, ma non credono in quello che la sinistra riformista e stalinista di tutto il mondo ha citato a modello come il "socialismo del XXI secolo", cioè i regimi borghesi bonapartisti di Chavez e Maduro: del resto chi riporrebbe fiducia in un “socialismo” che costringe alla fuga dal Venezuela ogni giorno decine di migliaia di disperati che muoiono di fame?
Non è vero che la situazione sociale e politica in America Latina è "reazionaria": è una situazione di crisi economica e sociale profonda e, per questo, come già scriveva Trotsky in relazione all'Europa dell'inizio degli anni Trenta (Germania pre-hitleriana inclusa), è una situazione pre-rivoluzionaria (lo dimostrano le enormi mobilitazioni di questi ultimi mesi in Nicaragua, Argentina, Costa Rica, Honduras, Paraguay e nello stesso Brasile). Ma, dialetticamente, sono proprio le situazioni pre-rivoluzionarie quelle che inducono settori della borghesia a ricorre, spesso loro malgrado, a personaggi come Bolsonaro. Quando le tensioni sociali si inaspriscono, quando la lotta di classe rischia di mettere in discussione i profitti delle multinazionali, la borghesia non esita a fare accordi persino con i nostalgici delle dittature.
Se volete trovare dei colpevoli per spiegare l'elezione a presidente di Bolsonaro in uno dei Paesi in cui le lotte sono state (e ancora sono) tra le più dure e radicali del mondo, non guardate in cielo per cercare mistiche tendenze "reazionarie". Guardate in basso: i responsabili sono Lula, Dilma, Chavez e Maduro, che hanno infangato la lotta anticapitalista e antimperialista – e la stessa parola socialismo - con politiche di collaborazione di classe e di vile subordinazione all'imperialismo.
Da domani le lotte riprenderanno in Brasile, più forti che mai. Ma questa lezione ci dice con chiarezza che le lotte non bastano: bisogna costruire la direzione rivoluzionaria che non le tradirà e che le farà vincere.