mercoledì 30 novembre 2022

Venerdì 2 dicembre: sciopero nazionale di 24 ore dei sindacati di base: l'importanza dei lavoratori Pirelli in piazza


Venerdì 2 dicembre le organizzazioni del sindacalismo di base hanno proclamato sciopero nazionale per tutte le categorie pubbliche e private. 

In primo luogo crediamo sia molto positiva la proclamazione unitaria su una data unica (non avveniva da anni).

In secondo luogo pensiamo che uno sciopero unitario del sindacalismo di base sia la prima risposta necessaria che i lavoratori debbano dare in questa fase storica connotata dalle crisi economica, ambientale e sanitaria, crisi — ricordiamolo sempre! — che sono la conseguenza di un sistema basato sul profitto di pochi e sullo sfruttamento della stragrande maggioranza dell’umanità e che vengono scaricate sempre sui lavoratori e le masse popolari.

Venerdì 2 dicembre saremo in piazza a gridare la nostra rabbia sia contro questo governo sia contro tutti gli altri governi che lo hanno preceduto e che sotto le mentite spoglie di «governi amici» (col tacito assenso delle direzioni di Cgil, Cisl e Uil) hanno letteralmente massacrato noi lavoratori con provvedimenti che hanno colpito le pensioni, precarizzato il lavoro, abbassato le tutele occupazionali e affilato la lama della repressione verso le nostre lotte. 

In questi anni, nonostante molti di noi abbiano patito la cassa integrazione a zero ore e senza alcun meccanismo di rotazione, non solo non abbiamo smesso di riunirci, organizzarci e lottare, ma siamo stati al fianco di molte altre realtà operaie in lotta, partecipando a scioperi e manifestazioni al fianco dei lavoratori Alitalia, Gkn, Almaviva, Stellantis ecc., connettendoci alle loro lotte e alimentando una rete di solidarietà reciproca.

Crediamo convintamente che sia sbagliato separare i problemi sindacali (vedi la pessima piattaforma per il rinnovo del ccnl, su cui abbiamo già prodotto un documento) dai temi generali economici, sociali e politici. 


Venerdì 2 dicembre scioperiamo per:


  • Salari dignitosi e recupero del potere d’acquisto perduto negli ultimi anni

  • Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario

  • Abolizione di tutte le leggi, gli accordi e i contratti che limitano e reprimono il diritto di sciopero

  • Abolizione dell’accordo di rappresentanza del 10 gennaio 2014: rappresentanza sindacale libera e realmente democratica in tutti i luoghi di lavoro

  • Abolizione dell’alternanza scuola lavoro che è già costata la vita a troppi ragazzi

  • Basta sacrificare vite umane sull’altare del profitto!


Invitiamo caldamente tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero generale dei sindacati di base secondo le modalità esposte sul retro.

Riteniamo importante anche la partecipazione alla manifestazione.

Il ritrovo è alle ore 10 davanti alla sede di Assolombarda (via Pantano - M3 Missori), dove ci sarà uno striscione dei lavoratori Pirelli.


domenica 20 novembre 2022

Ccnl gomma-plastica: la risposta dei lavoratori Allca-Cub e Usi-Cit alla piattaforma di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil




Milano, 20 novembre 2022



CCNL gomma-plastica: verso l’ennesimo rinnovo al ribasso


La piattaforma presentata da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil in occasione del rinnovo del Ccnl gomma-plastica che andrà in vigenza nel triennio 2023/2025, conferma la linea di conciliazione di classe ormai peculiare e identitaria delle direzioni dei sindacati confederali, tanto che in taluni passaggi si fatica persino a comprendere se il testo in oggetto sia stato scritto da organizzazioni sindacali o da Confindustria.

Scorrendo le dieci pagine della piattaforma emerge con chiarezza la sovrabbondanza di elementi che con la vita quotidiana e concreta dei lavoratori nulla hanno a che fare, partendo proprio dal ribadire l’esigenza di un consolidamento delle relazioni industriali, senza nemmeno fare un minimo di bilancio critico verso quelle stesse “relazioni industriali” che hanno prodotto l’impoverimento generale dei lavoratori, lasciando sul terreno potere d’acquisto e diritti. Su questo basti pensare all’utilizzo di espressioni quantomeno ambigue, come “sistema Paese” (che cosa sarebbe mai un “sistema Paese”? Un sistema in cui c’è solidarietà tra sfruttatori e sfruttati?).

Cercheremo a seguire di fare una sintesi dei problemi che riscontriamo nel documento, con lo scopo di fornire ai lavoratori una contro-informazione che crediamo essere necessaria.

Un’ultima cosa prima di entrare nel merito: al momento della pubblicazione di questo documento, alle Pirelli di Bollate e di Novara, così come in altre fabbriche dove siamo presenti sindacalmente, non sono state fatte le assemblee di presentazione della piattaforma. Nonostante questo, in data 9 novembre è uscito un comunicato stampa delle tre segreterie di Filctem, Femca e Uiltec dal titolo trionfale: “Ccnl gomma plastica. I lavoratori dicono sì alla piattaforma per il rinnovo 2023-2025”. Anche questo la dice lunga sul concetto di trasparenza e democrazia che hanno le direzioni di questi sindacati.


La sicurezza dei lavoratori dev’essere tutelata dagli stessi lavoratori 

Nella piattaforma presentata da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, si affrontano i temi legati alla sicurezza in modo “congiunto” tra rappresentanti dei lavoratori e responsabili aziendali sia nella formazione che nei momenti di informazione. Noi crediamo che questa sia un’impostazione scorretta perché non possono esserci visioni comuni tra chi presta la sua forza lavoro per sopravvivere e chi quella stessa forza lavoro la sfrutta per fare profitto.


Inoltre dobbiamo ravvisare che il combinato tra il dlgs 81/08 e l’accordo di rappresentanza del 10 gennaio 2014, recepito nel nostro Ccnl, inficia la libertà democratica di elezione del Rls, poiché la legge indica di eleggere o designare i Rls, nelle unità con più di 15 dipendenti, all’interno delle rappresentanze sindacali (Rsu, dove sono costituite) e le Rsu disciplinate dall’accordo del 2014 escludono le oo.ss non firmatarie. Un’ulteriore figura di rappresentanza circoscritta al tavolo della concertazione tra Confindustria e le direzioni sindacali che essa accetta.


Enti bilaterali, osservatori, commissioni paritetiche

Gli enti bilaterali sono, per lo più, organizzazioni non riconosciute regolate dal diritto privato, non obbligate a presentare bilanci pubblici e non sottoposte ad alcun controllo. Dovrebbero erogare servizi relativi a temi come previdenza, sanità, formazione e sostegno al reddito.

La piattaforma per il rinnovo del Ccnl gomma-plastica conferma il rafforzamento degli enti bilaterali. Quello che è importante spiegare è che questi enti sono finanziati da quote pagate, da una parte, dal padrone, che anziché aumentare i salari mantiene questi baracconi inutili; dall’altra, dai lavoratori, tramite trattenute occulte e coercitive sulle buste paga, per la precisione con un prelievo che va dallo 0,30 % allo 0,50 % e che può arrivare fino all’1%.

Gli enti bilaterali costituiscono l’ossatura contrattuale del finanziamento indiretto agli apparati sindacali e, nei fatti, hanno un effetto corruttivo verso dirigenti sindacali opportunisti, che saranno incentivati a sabotare le lotte barattando pace sociale in cambio della possibilità di accesso a quote di un giro di denaro plurimilionario e a un'ampia disponibilità di poltrone in vari consigli di amministrazione.


Welfare aziendale

Viene ribadito lo strumento del welfare contrattuale (o aziendale), che non solo vincola noi lavoratori a un ristretto ventaglio di scelte su come spendere i soldi del premio di risultato ma, in quanto defiscalizzato, permette agli industriali di tenersi in tasca i soldi destinati alle nostre pensioni e alla sanità pubblica universale, contribuendo a peggiorare, anche in prospettiva, le condizioni di disagio economico di tutti i lavoratori e delle loro famiglie.


La contrattazione di secondo livello

Il rafforzamento della contrattazione di secondo livello (aziendale)  rispetto a quella di primo livello (nazionale), rappresenta l’esatto opposto della strada che servirebbe percorrere: così facendo si lasceranno le realtà più piccole e meno sindacalizzate in balia di sé stesse, accrescendo la disparità contrattuale tra lavoratori della medesima categoria. Da anni assistiamo, da parte dei burocrati sindacali, al ping pong tra primo e secondo livello, in cui sistematicamente vengono frenate  le vertenze nazionali con la promessa di portare avanti le rivendicazioni nei contratti aziendali e, viceversa, vengono chiuse in fretta le vertenze aziendali raccontando ai lavoratori che faranno battaglia nei rinnovi del Ccnl. 

A questo dobbiamo aggiungere che dopo il famigerato art. 8 del Decreto Sacconi del 2011, è possibile fare accordi aziendali prevedendo condizioni peggiorative rispetto alle disposizioni di legge e della contrattazione nazionale. Motivo in più per evitare il rafforzamento delle contrattazioni di secondo livello a discapito del primo livello, fermo restando che la gestione concertativa e conciliante delle direzioni dei sindacati confederali in sede di rinnovo dei Ccnl è altrettanto deleteria. E a dimostrarlo con evidenza inoppugnabile è sufficiente vedere il costante e incessante impoverimento contrattuale ed economico dei lavoratori negli ultimi anni, che (come dimostrano i dati Ocse) ha reso l'Italia l'unico Paese europeo ad avere perso in potere d'acquisto dei salari dal 1990 a oggi.


Appalti

Gli appalti di parte del processo produttivo non vanno regolati: vanno semplicemente aboliti! 

Per prima cosa è importante distinguere tra parti del processo produttivo o lavori ad esso correlati (manutenzione e revisioni macchinari) e servizi (mensa, pulizie e lavori di manutenzione agli stabili): i primi non vanno esternalizzati, i secondi devono essere equiparati economicamente e contrattualmente ai lavoratori del committente.

Nel testo presentato dalle segreterie di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil si riesce perfino ad asserire: “Monitorare con cura ed evitare che il ricorso all’appalto sia finalizzato ad una riduzione dei costi per l’impresa appaltante a discapito dell’efficienza”.

Diviene addirittura difficile commentare una tale assurdità: e per quale altro motivo dovrebbe appaltare un padrone se non per risparmiare?! L'inefficienza poi vien da sé, poiché pure il padrone dell’impresa appaltatrice vorrà risparmiare e lo farà (come sempre accade) sui lavoratori e sulla qualità del servizio. È il capitalismo, bellezza!


Lavoro interinale 

Si scrive nel testo la volontà di limitare l’uso di lavoro temporaneo e a somministrazione. Peccato che allo scorso rinnovo abbiano accettato l’aumento del tetto di lavoratori precari dal 25% al 33%, vale a dire da un quarto a un terzo del personale dipendente per ogni unità produttiva.


Aumento salariale

Per quanto riguarda la richiesta di aumento salariale per un importo di 205 euro al livello F, evidenziamo quattro aspetti che riteniamo essere determinanti per il conseguimento di quanto rivendichiamo: 1) l’importo in oggetto, come sempre, è lordo ed è calcolato sul livello F (livelli inferiori con paghe già inferiori riceveranno anche, come sempre accade, aumenti sensibilmente inferiori); è bene ricordarlo una volta di più, proprio per evitare che i lavoratori si illudano di lottare per un aumento di 205 euro nel salario netto; 2) le consuete tranche ripartite nel triennio non permettono ai lavoratori di recuperare al più presto, neppure teoricamente, il terreno perduto in termini di potere d’acquisto; 3) senza l’organizzazione di un percorso di lotta, quello che otterremo sarà, nella migliore delle ipotesi, quanto pattuito a tavolino tra padroni e burocrati sindacali (storicamente briciole); 4) 205 euro è una richiesta avanzata in piattaforma: anche qui, storicamente, trattasi di un importo molto distante da quanto viene ottenuto a contratto rinnovato.


Fondo di categoria

Viene ulteriormente incentivata l'adesione al Fondo Gomma Plastica, con la richiesta di una quota aggiuntiva di contribuzione versata dalle aziende e dai lavoratori e relativa penalizzazione del TFR. La pensione che un tempo appariva come un naturale diritto per i lavoratori anziani dopo decenni di sacrifici e che univa i salariati in una sorta di patto intergenerazionale, ora non solo viene rinviata sempre più avanti negli anni, ma viene anche in larga parte legata all'andamento dei mercati. Un vero e proprio investimento per cui i lavoratori dovranno guardare con apprensione alle fluttuazioni di mercati sempre più instabili, e a prezzo di tutto o di parte del proprio TFR.


Dobbiamo invertire la rotta e lottare per i nostri diritti

Noi pensiamo, al contrario di tutto questo, che dobbiamo lottare per un rinnovo contrattuale che quantomeno recuperi quanto abbiamo perso negli ultimi anni, sia in potere d’acquisto sia in diritti. 

Crediamo pertanto che la piattaforma di rivendicazione per il Ccnl che interessa i 140mila lavoratori delle 5.500 aziende del settore gomma-plastica debba contenere i seguenti punti:


  • Abolizione degli enti bilaterali e di tutte le trattenute occulte dalle buste paga dei lavoratori;

  • Abolizione di qualsiasi forma di welfare aziendale dalle contrattazioni di primo e di secondo livello;

  • Rafforzamento della contrattazione nazionale per conquistare pari diritti per tutti i lavoratori della categoria;

  • Abolizione dell’indice Ipca che lega gli aumenti salariali senza considerare i costi energetici;

  • Abolizione della clausola di tregua sindacale che impegna le parti a non intraprendere iniziative unilaterali (sciopero, per chi non avesse capito) 6 mesi prima e un mese dopo la scadenza del contratto e comunque per un periodo complessivamente pari a 7 mesi;

  • Abolizione di ogni forma di lavoro straordinario, trasformando l’eventuale lavoro eccedente in ferie e riposi aggiuntivi da consumare entro 18 mesi dall’anno di maturazione;

  • Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario come misura per contrastare la disoccupazione e conciliare più favorevolmente i tempi vita/lavoro;

  • Divieto di esternalizzare parti, sia dirette sia indirette, del processo produttivo;

  • Abolizione del lavoro precario che espone i lavoratori al ricatto occupazionale: un ricatto che depotenzia le loro possibilità di lotta per le loro condizioni economiche, contrattuali e di sicurezza sul lavoro;

  • Una rappresentanza libera e democratica, dove i lavoratori possano scegliere da chi farsi rappresentare e in quale sindacato organizzarsi e dove la ripartizione dei seggi e l’assegnazione dei seggi ripartiti siano pratiche adottate coi criteri di trasparenza e proporzionalità; 

  • Aumento salariale di almeno euro 300 al livello più basso in un’unica tranche a decorrere dalla firma del contratto. Tale importo dovrà essere maggiorato di una quota relativa alla vacanza contrattuale calcolata in modo da non perdere nemmeno un euro rispetto alla cifra dovuta. 



Conclusioni

Per concludere e tirare le fila di queste nostre osservazioni, crediamo sia utile giungere a una sintesi articolata in tre punti fondamentali e complementari fra essi: la visione politica, i contenuti sindacali, il metodo.

La visione politica, a nostro modo di vedere, si dovrebbe basare sul fatto che gli operai e gli industriali hanno interessi differenti e che, sulla base di questo, gli operai devono organizzarsi e lottare per perseguire i loro interessi esattamente come fanno (benissimo) gli industriali, rivendicando l’aumento del loro potere d’acquisto, dei loro diritti e delle loro condizioni di sicurezza e di salute. Di qui muove la critica ai contenuti sindacali della piattaforma per il rinnovo del Ccnl gomma-plastica: la richiesta di rafforzamento e di consolidamento di istituti lontani dall’essere d’aiuto alla vita quotidiana dei lavoratori, nonché di meccanismi contrattuali che rischiano di frammentare e indebolire ulteriormente la nostra classe, già duramente penalizzata da una lunga sequela di rinnovi sindacali ogni volta peggiorativi.  

In tutto questo non sono evidentemente secondarie le differenze nel metodo e nella concezione del “fare sindacato”; una concezione che per noi dev’essere democratica e partecipativa, che sconfessi la delega in bianco a funzionari e dirigenti sindacali estranei ed esterni al mondo del lavoro. Il sindacato è un’organizzazione di lavoratori, ciò significa che i lavoratori sul campo devono essere alla testa dei loro sindacati. È necessario ripartire da qui, dalla democrazia operaia, dalla partecipazione, dall’autorganizzazione dal basso, dall’indipendenza dalle organizzazioni dei padroni e dall’autonomia da altre organizzazioni del movimento operaio.

Ripartiamo da noi! Questo potrebbe essere il nostro slogan. Questo è il modello di sindacato che vogliamo costruire insieme a voi, nelle fabbriche e in ogni luogo di lavoro.



Contributo realizzato dai lavoratori Pirelli dei siti di Bollate e Bicocca iscritti Allca-Cub e Usi-Cit 


mercoledì 2 novembre 2022

RINNOVO RSU: PERCHÉ NON C'È LA LISTA ALLCA-CUB

Volantino diffuso alla Pirelli di Bollate 


Cari colleghi,


a breve ci saranno le elezioni per il rinnovo della Rsu della Pirelli di Bollate: la Allca-Cub non parteciperà ed è bene (seppure in quasi un decennio abbiamo abbondantemente illustrato i motivi della nostra decisione di non aderire  all’accordo di rappresentanza del 2014, indispensabile per poter presentare una propria lista), spiegare una volta di più il valore e gli effetti di questa nostra scelta.


Sottolineiamo fin da subito che la nostra non è una rinuncia a svolgere attività sindacale. Al contrario: non firmando l’accordo di rappresentanza del 2014 scegliamo di svolgere la nostra attività sindacale con meno gravosi vincoli e limitazioni alla lotta, nell’interesse esclusivo dei lavoratori.


Il modello di rappresentanza sindacale infatti, così come configurato dall’accordo del 2014, ha molto spesso trasformato importanti conquiste del movimento operaio, come i permessi sindacali, l'utilizzo della bacheca e il diritto a indire assemblee, in privilegi per pochi concessi in cambio di una pace sociale deleteria per salari e condizioni generali di lavoro, come si è visto anche alla Pirelli di Bollate. 



Ribadiamo quindi: 


  1. La Allca-Cub, pur non firmando l’accordo di rappresentanza (e in taluni casi proprio per quello) può proclamare sciopero sia di fabbrica che localmente o nazionalmente per tutte le categorie che organizza.

  2. I lavoratori hanno diritto ad essere assistiti nei procedimenti disciplinari dalle organizzazioni sindacali “cui aderiscono o conferiscono mandato”, ivi compresa la Allca-Cub.


Quanto detto per noi è necessario per ritracciare il perimetro di quella che continuerà a essere  la nostra azione sindacale, ed è importante farlo, poiché l’accordo del 10 gennaio del 2014 traccia a sua volta un altro perimetro che racchiude un modo di intendere il sindacato diametralmente opposto alla nostra visione: un modello basato sulla concertazione (che ha avuto effetti letteralmente devastanti  perché si è sempre tradotta in compromessi al ribasso per i lavoratori) e sulla delega in bianco. 


Noi siamo per un sindacato di classe, vale a dire basato sulla consapevolezza che i lavoratori, come classe sociale, sono accomunati da interessi materiali propri che vanno oltre il loro orario lavorativo e il loro luogo di lavoro e si estendono in ogni aspetto della loro vita. E siamo per un sindacato di base, che promuove la partecipazione democratica e attiva dei lavoratori.


In termini generali riteniamo che come classe operaia possiamo solo fare un bilancio molto negativo rispetto alle azioni delle direzioni dei maggiori sindacati. Le lavoratrici e i lavoratori hanno pagato un prezzo altissimo alle varie crisi, sia in termini occupazionali, che salariali e di perdita di diritti: il nostro pensiero non può che andare subito ai nostri ex colleghi della Pirelli di Figline Valdarno, prima ceduti alla multinazionale Bekaert, poi lasciati per strada da una delocalizzazione. A questo dobbiamo aggiungere che le grandi mobilitazioni (alcune ancora oggi attive) animate in questi anni dai lavoratori Alitalia, Gkn, Almaviva, Whirlpool, Embraco ecc. sono state tradite e deviate sul binario morto della concertazione e dell'accordo al ribasso, che hanno prodotto, tra le altre cose, migliaia di cassintegrati e licenziati.


Per quanto riguarda noi, continueremo ad affrontare, coinvolgendo i lavoratori,  problemi e relative rivendicazioni, anche nella consapevolezza che l’età e l’anzianità medie degli operai della Pirelli di Bollate sono molto elevate e i casi di soggetti con problemi di salute iniziano a raggiungere numeri importanti: di qui muoverà il nostro impegno nel difendere quel poco che è rimasto in termini di protezione economica, respingendo con forza ogni tentativo di legare i salari alle assenze dovute alla malattia

Ci sembra inoltre molto grave che proprio in questa fase della nostra vita lavorativa siamo stati privati di uno strumento preziosissimo come le indisposizioni.


In sintesi, la Allca-Cub non si presenterà alle elezioni, ma sarà presente, quotidianamente, nella vita di fabbrica, al fianco di tutti i lavoratori, iscritti o non iscritti alla nostra organizzazione.







venerdì 31 dicembre 2021

Contromessaggio di fine anno 2021




di Diego Bossi, operaio Pirelli, militante di Alternativa comunista



Care lettrici e cari lettori di CUBlog,


come da tradizione mi contrappongo al Quirinale per darvi il messaggio di un operaio, di un attivista sindacale e di un militante politico. A dirla tutta nemmeno credo di essere il più indicato per portare avanti questa usanza a cui sono molto affezionato, nata dalla voglia di offrire un punto di vista di classe dalla parte dei lavoratori, scevro dalle retoriche ipocrite delle istituzioni borghesi, lontano dai velluti e dagli affreschi dei palazzoni importanti e scritto in una cucina proletaria, senza nemmeno godere del servizio “correzione bozze” per potervi offrire una prosa più raffinata di quella che posso permettermi con la mia terza media. Ma tant’è, tra lavoratori ci capiamo.

Non era per niente facile superare lo scorso anno in termini di crudezza, disperazione e rabbia: quali altri attacchi potevano subire i lavoratori? Cos’altro poteva succedere? 

Del resto lo sappiamo: nel capitalismo la corsa verso il baratro e la barbarie non ha mai fine. Questo sistema marcio, putrefatto e criminale sta conducendo l’intera umanità e il pianeta allo sfascio. 

Gli ospedali pubblici sono al collasso, il personale sanitario è stato spolpato, sfruttato e licenziato da decenni di tagli miliardari con lo scopo di deviare le risorse pubbliche nelle tasche dei capitalisti della sanità privata. 

Migliaia di lavoratori sono stati scaricati in mezzo a una strada da un giorno all’altro, e tutto questo è iniziato all’indomani di un decreto del governo Draghi che, su mandato del presidente di Confindustria Bonomi, ha sbloccato i licenziamenti. Il tutto con la benedizione delle direzioni dei sindacati confederali (Landini in testa!).

E poi le pensioni. Mi viene lo schifo solo a parlarne: ma come si fa?! Con quale coraggio?! Come si fa a chiedere alle lavoratrici e ai lavoratori di faticare fino alla terza età per poi sopravvivere con una pensione da fame con cui mantenere anche figli e nipoti disoccupati?!

E poi ci sono gli immigrati che sono fuggiti da inferni inenarrabili causati dallo sfruttamento e la colonizzazione imperialista. Solo i più fortunati sono riusciti ad approdare qui, quelli che sono sopravvissuti alle peggiori torture e non sono morti annegati nel Mediterraneo. 

E poi le donne. Sfruttate come lavoratrici e oppresse socialmente come donne. Pestate, violentate, uccise, costrette a svolgere ruoli di faccendiere domestiche, badanti, baby sitter; indotte fin da ragazzine a compiacere sessualmente ed esteticamente una società maschilista, dove il maschilismo è funzionale a dividere la classe lavoratrice per indebolirla contro i padroni ed è funzionale a creare un esercito di riserva per abbassare i salari di tutti i lavoratori. Le donne non hanno nemmeno la libertà di determinare i loro corpi o di scegliere se portare avanti o meno una gravidanza indesiderata. E questo succede in Italia, nell’Europa del ventunesimo secolo.

Dicono che solo chiudendo gli occhi sia possibile vedere le cose importanti, gli elementi emblematici che da soli possono spiegare tutto ciò che c’è da spiegare, da comprendere, da raccontare. 

Io chiudo gli occhi e vedo una madre su una barca che urla mentre suo figlio sparisce verso il fondo del mare, vedo i corpi di tre operai schiacciati da una gru, vedo un ragazzo pestato a sangue perché omosessuale. Le palpebre chiuse non trattengono le lacrime di dolore e rabbia che provo. 

Ma le lacrime le asciugo e con gli occhi chiusi vedo anche delle cose meravigliose che mi scaldano il cuore e mi danno una forza eccezionale per andare avanti!

Vedo le lavoratrici e i lavoratori Almaviva del Contact center Gse che sono al loro quindicesimo giorno di sciopero contro la precarietà e per l’internalizzazione. Quindicesimo giorno di sciopero a oltranza. Lo ripeto ancora una volta perché mi dà una forza infinita: quindicesimo giorno di sciopero a oltranza! Questa lotta è molto più di una vertenza come tante: dà speranza e indica una strada da seguire!

Vedo i lavoratori Gkn, il loro Collettivo di fabbrica, la loro tenacia, la loro capacità di coinvolgere: si parlerà per anni dell’impresa storica che sono riusciti a compiere questi lavoratori e dell’esempio che hanno saputo dare nel lanciare la mobilitazione: la bellezza del loro canto che da Campi Bisenzio ha invaso l’Italia non ha eguali. 

Vedo le lavoratrici e i lavoratori Alitalia. Loro sono l’esempio più grande che tutti i lavoratori della mia generazione abbiano mai ricevuto. Hanno sfidato tutto quello che la lotta di classe nel capitalismo può contenere: le speculazioni dei padroni, gli attacchi dei governi, i peggiori tradimenti dei dirigenti sindacali, le peggiori campagne mediatiche diffamatorie e denigranti; e mentre tutto questo avveniva, loro lottavano, lottavano e ancora lottavano, cercando di unire sempre la loro lotta a quella di altri lavoratori sia in Italia sia nel mondo; e mentre i governi li minacciavano e i dirigenti sindacali firmavano sulla loro pelle piani lacrime e sangue loro hanno sfidato persino la paura più grande, quella per il loro futuro, e hanno respinto in massa con un referendum l’attacco del governo borghese; e mentre i sindacati andavano stretti alla lotta di classe perché cercavano di frammentarla in sigle e siglette loro hanno costituito un comitato che ha unito i lavoratori al di là delle sigle o delle iscrizioni. E sono ancora in lotta, e la loro lotta è la mia, e il più bel posto dove sono stato quest’anno è insieme a loro nei cortei che hanno attraversato le città. Lo spezzone del comitato Tutti a bordo per me è stato accogliente come una casa, il posto dove ho marciato al fianco di compagne e compagni eccezionali. Vi dico due cose importantissime sulle lavoratrici e i lavoratori Alitalia, promettetemi di non scordarle! 

La prima cosa è un numero: 20 mila. Non dimenticate mai questo numero, perché è il numero di lavoratori che hanno reso grande Alitalia nel mondo e che sono stati licenziati in 15 anni. 20 mila! 20 mila! 20 mila! Questo numero dovete gridarlo ogni volta che qualche giornalone o qualche tv dei padroni vi racconta che questi lavoratori erano dei fannulloni e dei privilegiati. Vergogna! Non avete nemmeno un briciolo di dignità, i lavoratori Alitalia sono stati onesti servitori del pubblico, voi siete servi di un padrone privato o di un’emittente dello Stato borghese, non siete giornalisti, siete solo megafoni del padrone. Non avete nemmeno il coraggio di dire che 20 mila «privilegiati» sono stati licenziati per fare arricchire un manipolo di capitalisti.

La seconda cosa è che è uscito un libro semplicemente superlativo, si intitola «Alitalia, cronaca di una lotta esemplare», per fortuna non è stato scritto da un «giornalista», ma da un compagno eccezionale, Daniele Cofani, un lavoratore Alitalia, un lottatore senza sosta che le lacrime, il sudore e sangue li ha versati al fianco dei suoi colleghi. Non ci sarà mai nessun’altra opera in grado di restituirvi la verità storica e la passione sindacale come sarà in grado di fare questo libro.

Continuo a tenere gli occhi chiusi per vedere le cose importanti. E vedo tutti i miei colleghi della Pirelli di Bollate. Sono stati due anni difficili. Per molti di noi la cassa integrazione a zero ore non ha ancora visto fine. Noi cassintegrati senza alcuna rotazione abbiamo continuato a lottare e ad organizzarci, dietro di noi c’è un percorso importante che ci lega, ma il mio abbraccio va con tutto il cuore a tutti i colleghi. Qualche giorno fa, grazie alla nostra mobilitazione e alle nostre rivendicazioni, abbiamo avuto l’occasione di fare un’assemblea plenaria: è stato veramente importante poter parlare a tutti e ribadire l’importanza di non dividerci tra lavoratori rientrati e lavoratori in cassa integrazione. Rimanere uniti, senza lasciare indietro nessuno. La nostra storia di vita e di lotta ha più di vent’anni, ci siamo conosciuti in una fabbrica che eravamo dei ragazzini, ora siamo degli adulti. In tanti anni di lavoro insieme abbiamo passato molte prove e condiviso tante battaglie. Mi onoro di aver fatto tutta questa strada coi miei colleghi e spero di condividere con loro altre mille battaglie.

Direi che siamo alle battute finali. È il momento delle conclusioni, che non sono mai facili. Un po’ perché in qualche modo ci si lascia, poiché tra chi scrive e chi legge si instaura sempre un rapporto più o meno intenso, seppur effimero. Un po’ perché le ultime cose che si scrivono sono sempre quelle che rimangono più in testa: il lascito. 

Nemmeno volevo scriverlo questo contromessaggio, poi Cristiano, un altro eccezionale compagno di Alessandria, ieri al telefono mi ha detto: «Dié, aspetto il tuo contromessaggio di fine anno domani sera». Lì per lì gli ho detto che no, che non avevo tempo. Poi è montato su il senso di colpa nel bucare questo appuntamento. Ed eccoci qui. Ma il prossimo anno vorrei che questa bella cosa del contromessaggio passi alle tante compagne e ai tanti compagni che meglio di me stanno dirigendo e animando delle lotte importantissime e che tanto in questi mesi mi hanno insegnato.
Che altro dirvi. Vi faccio un augurio particolare, perché oltre ad essere un augurio con  una valenza politica di classe è anche un augurio personale e intimo. Lo faccio ai giovani e ai meno giovani. C’è un momento nella vita in cui c’è poco da guardare indietro e molto da guardare avanti. Poi arriva per tutti un momento in cui la strada fatta è tanta e ci si volta per chiudere gli occhi e vedere le cose veramente importanti nel percorso fatto. In quel momento non si vedranno le volte che abbiamo capitolato di fronte al padrone, non si vedranno le volte che pur per mille ragioni abbiamo abbassato la testa, non si vedranno le firme ai tavoli della concertazione, non si vedranno tutte le volte che ci siamo fatti convincere che chi è la causa di tutto il male possa offrire una soluzione.

Auguro un 2022 di lotte e conquiste, compagne e compagni. Auguro a tutti voi di arrivare al giorno in cui vi fermerete, vi volterete e chiuderete gli occhi, di vedere splendere tutte le volte che avete impugnato con forza la bandiera della lotta di classe, tutte le volte che avete scioperato e che avete marciato nelle piazze e nei cortei e tutte le volte che avete avuto il coraggio e la lucidità di dare una grande e metaforica pedata nel culo a tutti quei dirigenti sindacali che hanno impudicamente galleggiato sulle vostre lotte tradendole senza vergogna!

Chiudo il pugno e lo alzo al cielo!


Diego

martedì 31 agosto 2021

Quarantena e tassazione sui fondi: è sciopero alla Pirelli di Settimo Torinese!

Pubblichiamo di seguito il comunicato di sciopero alla Pirelli di Settimo Torinese. Noi crediamo che questo sciopero non solo sia giusto, ma sia un esempio da seguire. In particolare il mancato pagamento della quarantena avrà, oltre alle pesanti conseguenze economiche, delle gravissime conseguenze sanitarie.

Pieno appoggio e totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori Pirelli di Settimo Torinese!




lunedì 3 maggio 2021

Se toccano un operaio toccano tutti noi!

 Riceviamo, condividiamo e pubblichiamo il comunicato della Flmu-Cub di Piedimonte San Germano