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mercoledì 26 novembre 2014

Ricchi e poveri: la crisi aumenta le diseguaglianze

Il rapporto Oxfam "Partire a pari merito" dimostra che la recessione non è per tutti. Anzi, gli anni di declino economico hanno visto aumentare la concentrazione di grandi patrimoni. A discapito dei più poveri, e dello sviluppo economico
Christian Benna
 Ricchi e poveri: la crisi  aumenta le diseguaglianze La crisi è una grande opportunità. È dal 2008 che economisti, scienziati e politici ripetono a perdifiato questo mantra  dal sapore antidepressivo. E infatti, per qualcuno, gli anni di declino economico sono stati un vero affare. Secondo la classifica dei super ricchi di Forbes,  i miliardari del pianeta sono raddoppiati: erano 793 nel 2009 oggi sono 1645.  E non solo. Tra il 2013 e il 2014, le 85 persone più ricche al mondo hanno  aumentato la loro ricchezza di 668 milioni di dollari al giorno, quasi mezzo milione di dollari al minuto. Negli ultimi 4 anni la ricchezza aggregata degli attuali miliardari è aumentata del 124% e ora è balzata a  5.400 miliardi di dollari, pari a due volte il Pil di paesi avanzati, come la Francia. Purtroppo il resto del pianeta non può brindare con vecchi e nuovi miliardari. Perché, nello stesso lasso di tempo  in cui sono prosperate le grandi  fortune, la povertà si è diffusa sempre di più su scala globale.  Tanto che  gli  85 super miliardari posseggono la stessa ricchezza della metà della popolazione più povera al mondo. Numeri e analisi del divario tra ricchi e poveri sono contenuti nello studio di Oxfam: "Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema", una fotografia sul mondo che viaggia a due velocità.

Miraggio benessere
Il gap tra ricchi e poveri è sempre più profondo. Infatti 7 persone su 10 vivono in paesi in cui il divario tra indigenza e benessere è maggiore di quanto non fosse 30 anni fa. Secondo Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam International, il solco non è solo un problema di giustizia sociale, ma anche di sviluppo economico. "Questi dati  - ha detto Winnie Byanyima - ci mostrano una realtà che non possiamo evitare di vedere: l'estrema disuguaglianza economica oggi non è uno stimolo alla crescita, ma un ostacolo al benessere dei più. Finché i governi del mondo non agiranno per contrastarla, la spirale della disuguaglianza continuerà a crescere, con effetti corrosivi sulle istituzioni democratiche, sulle pari opportunità e sulla stabilità globale".  Che gli argini alla povertà  siano sempre più sottili e fragili lo denunciano anche le Nazioni Unite nel report "Inequality matters", prendendo spunto dal caso dell'India, la potenza economica emergente  -  capace di sfornare tycoons miliardari  -  ma con buona parte della popolazione a rischio denutrizione. Nel 2009 tre quarti della popolazione del subcontinente cercava di sfamarsi  con meno di  2400 calorie al giorno, mentre negli anni ottanta la povertà estrema riguardava il 54% degli indiani.  E il numero degli indigenti in Africa Subsahariana è aumentato da 376 milioni del 1999 a 414 milioni di oggi.

Povertà è donna
Sono  appena 23 le donne con ruolo di amministratore delegato della lista Fortune 500 e  sono solo 3 fra le 30 persone più ricche. Nella fascia altissima della scala sociale le pari opportunità restano un miraggio a quasi tutte le latitudini. In quella bassa è invece una questione di sopravvivenza che vede le donne in fondo alla classifica dell'ingiustizia sociale.   Il divario salariale tra uomini e donne rimane  molto ampio in tutto il mondo: a parità di tipologia di lavoro la retribuzione femminile media è inferiore a quella maschile dal 10 al 30%, in tutte le regioni e in tutti i settori.  Questo divario, fa notare Oxfam,  sta diminuendo, ma all'attuale ritmo di riduzione ci vorranno almeno  75 anni per concretizzare il principio della parità di salario a parità di lavoro. E poi sono 600 milioni le  donne, pari al 53% delle lavoratrici del mondo, che  non hanno la sicurezza del posto lavoro e generalmente non sono tutelate dalla legge.

Salario minimo e Welfare
Tra le raccomandazioni fatte da Oxfam nel report per uscire dalla spirale della povertà ci sono  la necessità che gli Stati del promuovano politiche tese a garantire un salario minimo dignitoso; ridurre il divario tra le retribuzioni di uomini e donne;  assicurare reti di protezione sociale e accesso a salute e istruzione gratuite per i loro cittadini. L'accesso a servizi essenziali gratuiti è ritenuto fondamentale per rompere il ciclo della povertà tra le generazioni. Basterebbe poi  l'1,5% delle super-ricchezze basterebbe per garantire istruzione e sanità a tutti i cittadini dei paesi più poveri. Oxfam calcola che una tassazione di appena l'1,5% sui patrimoni dei miliardari del mondo, se praticata subito dopo la crisi finanziaria, avrebbe potuto salvare 23 milioni di vite nei 49 Paesi più poveri fornendo loro il denaro da investire in cure sanitarie.
L'Italia non s'è desta
Il divario tra sud e nord del mondo è sempre più accentuato. Ma il fenomeno dilaga anche nei paesi avanzati. E purtroppo anche in Italia. Secondo l'OCSE, da metà degli anni '80 fino al 2008, la disuguaglianza economica è cresciuta del 33% (dato più alto fra i paesi avanzati, la cui media è del 12%). Al punto che oggi l'1% delle persone più ricche detiene più di quanto posseduto dal 60% della popolazione (36,6 milioni di persone); mentre dal 2008 a oggi, gli italiani che versano in povertà assoluta sono quasi raddoppiati fino ad arrivare a oltre 6 milioni, rappresentando quasi il 10% dell'intera popolazione. Secondo la Coldiretti sono 4 milioni gli italiani che chiedono un aiuto per mangiare.  Per la Cia, la confederazione degli agricoltori,  le famiglie che hanno tagliato gli acquisti alimentari sono addirittura il 65% del totale.
Povero Gini

Corrado Gini  (1884-1965) è stato uno statistico italiano di fama internazionale. La sua notorietà, oltre al fatto di aver diretto per primo la neonata Istat (dal 1926 al 1932),  è legata anche all'indice che porta il suo nome e che misura la concentrazione delle disuguaglianze.  Il  coefficiente di calcolo è stato sviluppato da Gini nel 1912 sulla base delle differenze di reddito, il cui valore può variare tra zero e uno, oppure  può essere espresso in percentuali da 0% - 100%. Valori bassi indicano una distribuzione  omogenea, mentre valori alti una distribuzione più disuguale.  Con la soluzione di Gini, la statistica sociale esce dalle variabili "mediane" (che rappresentante la maggior parte della popolazione, come il reddito procapite) per analizzare invece le differenze. Fino a ieri questo termometro misurava le distanze tra mondo industrializzato e quello in via di sviluppo. Oggi è solco sempre più profondo che divide l'Italia.  L'indice di disuguaglianza nel nostro paese è pari 0,32 a livello nazionale, 0,34 nel Sud. Il che vale a dire che il 20% più ricco delle famiglie percepisce il 37,7% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta il 7,9%.

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