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venerdì 28 novembre 2014

Tasso di disoccupazione al nuovo record del 13,2%, tra i giovani al 43,3%

E' il maggior balzo dell'Eurozona. Occupati in calo di 55mila unità tra settembre e ottobre, mentre sono stabili su anno e in crescita nel complesso del trimestre. Renzi: "Con noi 100mila in più". Le persone senza lavoro sono cresciute di 286mila nell'arco di dodici mesi. I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 708 mila
MILANO - Mentre il Ministero del Lavoro rilascia dati improntati all'ottimismo, con la progressione dei contratti a tempo indeterminato che a detta del dicastero indica la bontà dei provvedimenti fin qui presi, dall'Istat arrivano nuovi segnali allarmanti sul tasso di disoccupazione, che a ottobre è stimato al 13,2%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,0 punti nei dodici mesi. Un risultato frutto da una parte dell'incremento seppur lieve della forza lavoro e dall'altra del calo delle persone occupate. Rilevazioni alle quali il premier Renzi reagisce così da Catania: "Il tasso di disoccupazione ci preoccupa, ma guardando i numeri, gli occupati stanno crescendo. Da quando ci siamo noi ci sono più di 100 mila posti di lavoro in più".
Il riferimento ai 'posti di lavoro' è ambiguo, perché a guardare le serie storiche dell'Istat sugli 'occupati' il conto è diverso. A febbraio del 2014 c'erano 22 milioni e 323 mila occupati, passati poi a 22 milioni e 405 mila a marzo (il governo è incarica da fine febbraio). Ora siamo a quota 22 milioni e 374 mila. In valore assoluto, l'Istat rileva che gli occupati di ottobre sono scesi rispetto a settembre di 55 mila unità (stabili su base annua). In aumento i disoccupati, pari a 3 milioni e 410 mila persone, che fanno in un mese 90 mila unità in più (+2,7%) in un mese, mentre rispetto a ottobre 2013 sono incrementati di 286 mila unità. L'incremento sensibile e positivo è quello della forza lavoro, salita di oltre 200mila unità sul febbraio scorso: significa che più gente è attiva e in cerca, segnale di "risveglio" per il premier.
I miglioramenti sono sensibili e verificati dall'Istat se si guardano i dati sul terzo trimestre, durante il quale torna a crescere il numero di occupati (+0,5%, pari a 122.000 unità in un anno), dovuto ad un nuovo aumento nel Nord (+0,4%, pari a 47.000 unità) e nel Centro (+2,1%, pari a 98.000 occupati) e al rallentamento della caduta nel Mezzogiorno (-0,4%, pari a -23.000 unità).
Tornando al tasso di senza lavoro, si tratta del massimo storico: il valore più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, ovvero dal 1977 (ben 37 anni fa). Una notizia che coglie di sorpresa gli analisti: in mattinata da Intesa Sanpaolo, per esempio, si aspettavano che "dopo aver oscillato tra 12,3% e 12,6% da maggio a settembre", il tasso sarebbe tornato "a calare a ottobre, al 12,5%. L'indagine del mese scorso segnalava un incoraggiante aumento di occupati, ma il rischio sulla previsione è aumentato dall'accentuata volatilità nelle variazioni mensili delle forze di lavoro".
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione giovanile, questo è salito al 43,3%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,9 punti nel confronto tendenziale. Si tratta - spiega l'Istituto di statistica - della quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro. I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 708 mila. Se si guarda l'intera popolazione nella fascia giovanile, l'incidenza dei senza lavoro è dell'11,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,7 punti su base annua.
Il dato dell'Italia di ottobre, secondo Eurostat, è il maggior balzo dell'Eurozona a 18 membri: nella media dell'area della moneta unica e dell'Ue la disoccupazione a ottobre è rimasta invece sostanzialmente stabile all'11,5% e al 10%.
L'allarme occupazionale - detto per inciso - ha contagiato pure l'Istituto di statistica, dove non si è tenuta la consueta presentazione dei dati per lo sciopero dei precari in attesa di conferma dei loro contratti.

La buona notizia viene dal numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni, che diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente (-32 mila) e del 2,5% rispetto a dodici mesi prima (-365 mila). Il tasso di inattività si attesta al 35,7%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,8 punti su base annua.

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