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domenica 2 aprile 2017

Welfare aziendale: un salario surrogato pagato in natura - Il volantino della ALLCA-CUB



Tutele sociali in cambio di produttività: il welfare entra nell’integrativo del premio di partecipazione sottraendo la parte economica in cambio di benefit.

Per welfare aziendale o contrattuale si intende servizi e agevolazioni che un’azienda offre ai propri dipendenti teoricamente “in aggiunta” o in sostituzione del pagamento monetario di stipendio o premi di produzione, che consistono in coperture assicurative di sanità integrativa, spese d’istruzione, buoni valore per shopping, cultura e benessere.
Un vero e proprio investimento delle aziende nella fidelizzazione del dipendente.
A prima vista sembrerebbe un’opportunità per i lavoratori, ma se analizziamo da dove provengono i fondi che defiscalizzano il welfare aziendale, si possono evidenziare le conseguenze di una ulteriore tappa verso lo smantellamento dello stato sociale.
La nuova Legge di Bilancio 2017 prevede la defiscalizzazione totale per i servizi di welfare aziendale e benefit aziendali, infatti ha eliminato tutte le tasse previste sui fondi destinati ai servizi per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto.

Questi provvedimenti creano dei seri rischi sul piano pensionistico e sulla fiscalità generale:
se il salario non cresce, restano fermi anche i contributi per la pensione; se ci sono meno entrate per lo Stato, ci sono meno risorse per il welfare universalistico, che nel lungo periodo comporta differenze nell'accesso a diritti fondamentali come quello alla salute.
La detassazione del welfare aziendale, nella forma di prestazioni sanitarie, di istruzione, buoni supermercato o buoni carburante, può diventare un escamotage per non contrattare salario da una parte e per togliere spazi di autonomia ai lavoratori, impossibilitati a decidere liberamente come spendere parte del loro reddito.
Le tasse per chi lavora sono alte, ma la strada per ridurle in modo sostenibile per i lavoratori deve essere quella della riduzione dell'Irpef e una seria politica di lotta all'evasione fiscale.

Ma chi ci guadagna realmente su welfare aziendale?
Se il premio di partecipazione viene composto da servizi in welfare aziendale il lavoratore risparmia il 10% di trattenute rispetto all’erogazione in busta fino a 3000 euro, mentre il risparmio per il datore di lavoro si oltrepassa il 40%.
Lo Stato, avendo meno entrate fiscali, a sua volta destina meno fondi a sanità, istruzione e pensioni pubbliche, perché integrate privatamente dai dipendenti che hanno accesso al welfare aziendale, e quindi si giustifica la riduzione dello stato sociale.
Nei fatti è un falso regalo: invece di destinare i nostri soldi alla fiscalità generale ci stanno incentivando a indirizzarli verso strutture private per poter smantellare lo stato sociale pubblico. In realtà stiamo pagando due volte per lo stesso servizio. Il welfare aziendale è funzionale al disfacimento dei servizi pubblici fondamentali.

Quali sono i rischi a breve termine?
Assistiamo ad un attacco al salario dei lavoratori poiché quote di welfare aziendale vengono considerate sostitutive degli aumenti salariali. Invece di soldi, si ricevono fondi e servizi in “benefits”. E se si perde il lavoro, si perdono quote di servizi e assistenza.
Inoltre, gli aumenti contrattuali vengono vincolati sempre di più all’accesso al welfare aziendale. E chi non accede ai fondi integrativi, perde anche gli aumenti contrattuali.
Si tratta di un risparmio notevole per le aziende, perché di fatto abbassano gli stipendi integrandoli con benefit pagati dagli stessi lavoratori con la fiscalità generale. 
Oltre all’interesse delle imprese sullo sviluppo del welfare aziendale, si somma anche quella del sindacato, che gestendo quote di welfare attraverso gli enti bilaterali, possiede veri e propri interessi economici nella sua diffusione. Non è un caso che il welfare aziendale sia ormai il protagonista di molti rinnovi contrattuali.
Quali sono i rischi nel lungo periodo? 
Con l’espansione del welfare aziendale, il modello sociale italiano somiglierà sempre di più a quello degli Usa. Senza copertura assicurativa non si potrà accedere alle cure sanitarie, senza pensione integrativa non si potrà usufruire di redditi durante la vecchiaia. 
Tutto ciò sarà consentito solo se in possesso di un posto di lavoro, quindi si farà di tutto per non essere licenziati: disposti a orari e turni massacranti per uno stipendio ridotto, poiché l’esclusione dal ciclo produttivo diventerà l’esclusione da ogni tipo di assistenza.

Il welfare aziendale può sostituire lo stato sociale e la sanità pubblica?
Per quanto si possa estendere il welfare aziendale, questo non riguarderà mai la totalità dei lavoratori in misura eguale.
Le aziende e gli istituti privati che si sostituiscono al welfare non hanno alcuna intenzione di soddisfare “un diritto”, hanno semplicemente intenzione di guadagnarci. Appena una voce risulterà in perdita verrà scartata dal welfare aziendale, facendola ricadere sulla spesa pubblica. Con quale risultato? Pagando sia la sanità integrativa, sia le prestazioni sanitarie necessarie resosi più onerose dal fondo, con il rischio di non poter accedere alle cure mediche.

Qual è l’effetto sui sindacati?
Il modo migliore per contrastare gli enti bilaterali e il welfare aziendale è lottare per concreti aumenti salariali e per uno stato sociale universale. 
Ma questa lotta non può farla un sindacato che dagli enti bilaterali e dalla cogestione del welfare aziendale ne trae convenienza e che costituiscono dalla bilateralità una fetta importante dei bilanci sindacali.
Un recente rapporto su previdenza integrativa e enti bilaterali contava 536 fondi previdenziali con un giro di oltre 100 miliardi di Euro (6% del Pil) e 260 fondi di sanità integrativa.
Tutti Fondi di enti privati difficilmente controllabili, in cui risultano impiegate in questo settore più di 10 mila persone. Tra questi molti sono sindacalisti o ex sindacalisti. Il sindacato da ciò incassa i gettoni di presenza per la partecipazione ai Consigli d’Amministrazione o di Gestione. 
Fonchim (Fondo previdenziale dei Chimici) ha ­destinato nel 2013 588mila euro annui agli organi statutari e 1,2 milioni di euro ai costi di gestione. Cometa (Fondo previdenziale dei Metalmeccanici) ha speso per i suoi “organi” 250mila euro annui più 1,1 milioni per il personale.  La defiscalizzazione del welfare aziendale, quindi, contribuisce anche al “mantenimento” dei sindacati e non solo delle aziende.

Che fare quindi?
Questa impostazione va contestata in tutti i rinnovi contrattuali affinché il welfare aziendale non venga fatto passare come una misura utile ai lavoratori, perché così non è !
Non bisogna accettare la logica di aumenti salariali in cambio di fondi da destinare al welfare.
Va preteso che le organizzazioni dei lavoratori tornino a lottare per uno stato sociale universale, a cui possano accedere tutti, lavoratori e disoccupati, pensionati e studenti.
Uno stato sociale che garantisca a tutti servizi fondamentali di qualità e in larga quantità, a partire dall’offerta sanitaria e da quella scolastica, basato su tasse dirette fortemente progressive dove chi meno ha, meno paga.

Welfare Aziendale: un bel regalo per le aziende che risparmiano la metà di quanto spenderebbero riconoscendo gli stessi importi in busta paga. I lavoratori hanno solo da perdere in quanto a detassazione e decontribuzione, oltre a non avere alcuna incidenza sui TFR, 13ma e contributi previdenziali, e sottraggono risorse a pensioni e stato sociale.
La sanità integrativa non è un regalo dell’impresa, viene concessa in alternativa al salario.
Sono sempre soldi dei lavoratori. In più le imprese, attraverso la liquidazione dello stato sociale, puntano a ridurre il costo del lavoro e quindi il salario dei lavoratori.

A.L.L.C.A. (Associazione Lavoratrici e Lavoratori Chimici-Affini)
Confederazione Unitaria di Base
20130 Milano - V.le Lombardia, 20 - Tel. 02/70631804 - Fax 02/70602409 - www.cub.it - allca@cub.it



martedì 3 novembre 2015

Volantino ALLCA - CUB su rinnovo CCNL Chimici

Rinnovo CCNL chimica: l’ennesima fregatura per i lavoratori

Il 15 ottobre cgilcisluil e confindustria hanno raggiunto l’intesa: 78 euro tra tre anni con aumenti ridicoli, incerti e distanti dalle richieste  sindacali che avevano una base di partenza di 123 euro ,  tra l ‘altro era ritenuta poco congrua dalle decine di assemblee tenute nelle aziende di settore. 40 euro a gennaio 2017 altre 35 a gennaio 2018 e ciliegina di 15 euro a dicembre 2018 , a contratto oramai scaduto e con revisione annuale sul discostamento dell’inflazione . Il tutto lordo e al livello D1
Oltre a questo aspetto da tenere in considerazione:
 lo scippo della PASQUA , a favore del fondo pensione a cui non basta avere già preso il tfr, altri soldi “devoluti” agli speculatori con la falsa promessa di pensioni integrative allettanti.
I 15 euro dell’ultima tranche di ottobre , come un fuoco fatuo, saranno versati solo fino a dicembre 2016 nell’ EDR e poi …. Basta.

Oltre a queste “perle”  il tentativo di regolare, comprimere e normare lo sciopero che da sempre è stato lo strumento in grado di fare forza nei confronti dei “padroni” per tutelare diritti e salario.
 Pretendono con questo accordo che con la scusa della salvaguardia impianti ,2 giorni prima di effettuare lo sciopero , ci si accordi per:
·        gli assetti degli impianti per la durata dello sciopero (obbligatorietà della non astensione per alcuni).
·        composizione delle squadre di sicurezza ovvero chi non potrà scioperare
e la gestione delle varie cooperative  e di tutte quelle attività di “contorno” come spesso accade nelle imprese che “tamponeranno” lo sciopero , magari svolgendo attività collaterali che svuoteranno ulteriormente le capacità di incidere con il conflitto.

malattia: da adesso vige di comunicare prima dell'inizio del turno quindi se vi verrrà un infarto mezz'ora prima di andare a lavorare , dovrete informare il cardiochirurgo che prima di ricoverarvi o in ambulanza dovrete avvisare l'azienda pena una sanzione. Anche il certificato con il numero di protocollo telematico dovrà arrivare entro le 24 ore anziché entro il 3° giorno.

RLSSA: se proprio nessun rsu vorrà fare rlssa per gentile concessione…….  lo potranno fare lavoratori non appartenenti alle rsu
in stesura inasprimento della disciplina sanzionatoria, elevazione da 3 a 8 giorni per le sospensioni disciplinari e della multa che passa da tre a quattro ore.





Compressione e ridimensionamento del contratto nazionale a scapito di quello aziendale.

Oltre alla cancellazione del premio presenza demandato alla contrattazione di 2° livello si rimandano le contrattazioni relative all'invecchiamento dei lavoratori e uscita dai turni: sarà in azienda che la rsu tutelerà il lavoratore anziano, che non ce la fa più a mantenere ritmi e produttività , si faranno accordi per “ghettizzare” gli anziani al posto di adoperarsi per far fruttare qualità e conoscenze per formare i giovani e sopratutto che non si parli di riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario!
Partecipazione: sperimentazione
Parte già con un piede in fallo: la sperimentazione di un “comitato per lo scenario economico aziendale” sarà composto dai Vertici aziendali (i padroni) dalle organizzazioni firmatarie del CCNL e dalle loro rappresentanze.
Quindi le ALTRE rsu non contano un cavolo, anche se hanno aderito al T.U. del gennaio 2014.
osservatorio aziendale , poiché , secondo i firmatari del ccnl gli Osservatori Nazionali “hanno rappresentato uno strumento decisivo per l affermazione di questo modello di relazioni industriali” e economico(NDR)  si appronteranno osservatori aziendali formati dai rappresentanti delle OO.S. firmatarie del CCNL.
Anche in questo caso il “piatto” è solo per le rsu delle oo.s. firmatarie , NON per chi ha semplicemente aderito al T.U. del gennaio 2014.
formazione rsu: anche qui doppio metro; agli rsu firmatari un modulo specifico che comprende le relazioni industriali di settore, della rappresentanza del ccnl e della contrattazione aziendale , coadiuvati da “funzioni aziendali” e parti sociali nazionali.
Agli altri rsu il percorso formativo su temi strettamente aziendali, sarà impartito direttamente dalla azienda sempre che in fase preliminare sia condiviso dalle oo.s firmatarie i temi di cultura aziendale come ad esempio le mission, il core business, i valori della azienda.

Respingiamo questa ipotesi di rinnovo , perché per l'ennesima volta non si recupera quel che si è perso degli anni passati, non si migliora la qualità della vita e del lavoro, non si riduce l'orario a parità di salario, non ci si fa carico di chi ha 40 anni di lavoro dietro di se e non ce la fa più a vivere in turno dietro una caldaia, si cedono diritti , si depotenzia lo sciopero come strumento di rivendicazione, si fa formazione solo  pro azienda e si dilata al peggio il diritto al livello passando dagli attuali 3 mesi ai 6 mesi per il livello superiore.
Rinviamo al mittente e al Suo regista questo rinnovo di contratto , cominciamo a parlare seriamente di divisione del lavoro e dei profitti tra tutti , cominciamo a mettere in dubbio che questi rinnovi siano a favore dei lavoratori e non DEI SINDACATI FIRMATARI.
ALLE ASSEMBLEE , SE, OLTRE A DICHIARARLE LE FARANNO, DITE NO.
STAI DALLA TUA PARTE , STAI CON I LAVORATORI, STAI CON LA CUB.
Milano 20 Ottobre 2015

A.L.L.C.A. (Associazione Lavoratrici e Lavoratori Chimici Affini)
Confederazione Unitaria di Base

20131 Milano - V.le Lombardia, 20 - Tel. 02/70631804 - Fax 02/70602409 - www.cub.it