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lunedì 9 gennaio 2017

NO ALLA VIOLENZA MASCHILISTA - Sullo stupro di gruppo di Parma

Le parole coraggiose sono quelle che non temono posizioni scomode e che ignorano pavidi opportunismi; spesso, sono quelle rivolte ad ambienti e formazioni sociali a noi vicine, e noi di CUBlog, questo, lo sappiamo bene.
Questo testo, redatto dalla Commissione Lavoro Donne del PdAC, oltre ad avere il coraggio di dipanare la coltre omertosa del maschilismo, che fin troppo spesso ha avvolto i cosiddetti "compagni", ha il merito di smuovere le coscienze e di offrire una sponda culturale sicura per tutte le donne che subiscono la violenza maschilista. Con queste poche parole ci associamo alle compagne del PdAC per rendere un po' più forte questa sponda.
Alla logica dei panni sporchi da lavare in famiglia noi gridiamo forte e chiaro che CHI VIOLENTA LE DONNE NON FA PARTE DELLA NOSTRA FAMIGLIA!



La redazione di CUBlog



Testo a cura della Commissione Lavoro Donne del Partito d'Alternativa Comunista

Nel dicembre scorso si è aperto il processo per lo stupro di una ragazza, avvenuto nel centro sociale Raf (Rete AntiFascista) di Parma. Non vogliamo riparlare della dinamica agghiacciante, degli orribili dettagli che sono emersi, degli anni di insulti, minacce e offese perché significherebbe sottoporre ancora questa giovane ad altra violenza ed oppressione: se ne è parlato tanto attraverso comunicati e strumentalizzazioni che negli ultimi giorni dello scorso anno si sono succeduti con velocità impressionante, soprattutto da parte di chi sapeva e che per troppo tempo è rimasto in silenzio, sottoponendo così questa giovane ad ulteriori vessazioni.
A lei esprimiamo tutta la nostra solidarietà di donne rivoluzionarie, sperando di darle abbastanza forza per proseguire questa battaglia condotta silenziosamente e in solitudine per tanti anni (i fatti risalgono al 2010) ed emersa per cause non ascrivibili alla ragazza (nel 2013 a seguito di una indagine per altri fatti).
Non deve scandalizzare che abbia percorso, più o meno volontariamente, la via della magistratura borghese per tutelarsi: non bisogna confondere infatti il ricorso alla magistratura borghese per la tutela dei diritti democratici, siano essi individuali o collettivi, con le divergenze politiche le cui risoluzioni trovano spazio in altri luoghi. Con l’ignobile pretesto di non denunciare agli organismi giudiziari borghesi quelli che sono stati chiamati “compagni”, alla giovane donna è stato chiesto di tacere e tutti hanno taciuto su un efferato atto di violenza maschilista: insomma, la scelta è stata quella di difendere “l’immagine” del movimento nel suo complesso anziché prendere la distanza da chi ha offeso il movimento stesso con i suoi atti violenti, piuttosto che denunciare uno stupro e manifestare solidarietà ad una donna, una compagna offesa nel più crudele dei modi.
Immaginiamo con rabbia la doppia violenza che questa donna ha dovuto subire: prima violentata selvaggiamente, poi pretestuosamente accusata di essere un “infame” per la sua legittima denuncia. Come se un operaio, bastonato dal padrone sul luogo di lavoro, dovesse temere di essere accusato di “infamia” se denunciasse il fatto alle istituzioni borghesi, per tutelare la sua persona.
Oggi ci sono in quell’area politica persone, uomini e donne, che, non comprendendo il problema del maschilismo nella nostra società, non comprendono la gravità di quanto accaduto, ma continuano ostinatamente a coltivare omertà e conformismo alla peggior moralismo borghese. Ciò nasce dall’idea illusoria e sbagliata che ci possano essere spazi in questo sistema immuni dai mali connaturati al capitalismo: il maschilismo così come l’omofobia o il razzismo, sono parte del sistema in cui nasciamo, cresciamo e veniamo educati. Il maschilismo non è una condotta individuale adottata da alcuni uomini e da altri no, ma un’ideologia utilizzata nell’odierno sistema capitalista per giustificare l’oppressione delle donne, soprattutto ricorrendo ad alcuni stereotipi trasmessi dalla scuola, dalla famiglia, dalla religione, attraverso i mezzi di comunicazione e da tutte le istituzioni. Non è sufficiente dichiararsene immuni o apporre una targa su un luogo per allontanarli.
Va condotta invece una battaglia quotidiana e costante che permetta di affrontarli con gli strumenti a disposizione da compagni e compagne insieme, attraverso la formazione, attraverso la denuncia politica, attraverso l’intolleranza anche del più piccolo gesto o atto. Gli uomini lavoratori che praticano atti di maschilismo e difendono quest’ideologia finiscono, più o meno consapevolmente, per difendere i padroni. Quando un lavoratore smette di praticare atti maschilisti ed assume le rivendicazioni contro l’oppressione femminile, indebolisce l’obiettivo dei padroni di dividere per sfruttare. Ad ogni diritto che è strappato alle donne, è commesso un sopruso in più ai danni dei diritti di tutti i lavoratori.
In questo, riteniamo, si trova il presupposto per la vera solidarietà di classe: una battaglia di uomini e donne della classe lavoratrice, disoccupati, immigrati, studenti, uniti per sconfiggere il capitalismo con tutte le sue forme di oppressione e di sfruttamento. Le condizioni materiali di una società basata sul profitto e sullo sfruttamento della maggioranza dell’umanità causano l’oppressione femminile, che nessuna ideologia ugualitaria, nessuna propaganda, nessun progetto solidale potranno mai superare. L'emancipazione della donna dalla violenza e dalla doppia oppressione capitalista non potrà vedere la luce se non attraverso la lotta che pone al centro la questione operaia: l'emancipazione della donna e l'emancipazione della classe operaia vanno di pari passo, non si possono realizzare se non insieme, attraverso una lotta che ha per obiettivo la rivoluzione della classe del proletariato.   

domenica 16 ottobre 2016

Pubblichiamo questo interessante articolo di Umanità Nova sul ruolo della donna dal fascismo ad oggi

UNA COMMEDIA TRAGICA
Il sistema attuale,‭ ‬tramite gli apparati culturali‭ (‬religione,‭ ‬scienza e mass-media‭)‬,‭ “‬modella‭” ‬i corpi femminili e maschili degli esseri umani.‭ (*)
Il corpo femminile,‭ ‬a differenza di quello maschile,‭ ‬può riprodurre esseri femminili e maschili.‭ ‬A causa di questa capacità,‭ ‬il corpo femminile è sempre stato sotto controllo del pensiero dominante.
Il controllo sulla riproduzione o fertilità viene fatto attraverso:‭ ‬le campagne mass-mediatiche‭ (‬questione religiosa e salutare,‭ ‬ripopolamento,‭ ‬etc‭)‬,‭ ‬gli studi‭ “‬scientifici‭” ‬e gli aiuti/briciole economiche per famiglie numerose.‭ ‬In periodi di crisi socio-economica,‭ ‬questo controllo sulla riproduzione o fertilità ha due obiettivi:‭ ‬distrazione di massa e creazione di individui per rinnovare la catena socio-economica.
Questo è quello che avviene in Italia.
Il passato fascista…
L’Italia,‭ ‬dal‭ ‬1922‭ ‬fino al‭ ‬1945,‭ ‬ebbe un regime fascista sostenuto dal consenso della grande borghesia e parte della gerarchia ecclesiastica.‭ ‬Il regime,‭ ‬per accrescere i consensi e creare il cosiddetto‭ “‬fascista perfetto‭”‬,‭ ‬entrò nella vita delle coppie italiane attraverso i cinegiornali,‭ ‬le radio e i giornali.‭
Il‭ ‬“fascista perfetto‭” ‬era l’uomo‭ “‬riconoscente a Dio per averlo fatto nascere italiano‭ ‬[…‭]” (‬1‭) ‬e‭ “‬considera il lavoro un dovere e il dovere una legge‭ […]‬,‭” (‬1‭) ‬mentre la donna,‭ ‬secondo il regime,‭ “‬è la prima responsabile del destino di un popolo,‭” (‬2‭) ‬ed‭ “‬è mobilitata dal Duce al servizio della Patria.‭” (‬2‭)
La capacità riproduttiva della donna,‭ ‬nel contesto fascista,‭ ‬era quello di‭ “‬essere madre,‭ ‬fattrice di figli,‭ ‬reggitrice e direttrice di vite nuove‭ […]‬,‭ ‬per essa occorre una intensa evoluzione spirituale verso il sacrificio,‭ ‬l’oblio di sé e l’anti-edonismo individualistico,‭” (‬3‭) ‬volto a conservare l’elemento del sangue,‭ “‬vincolo e quasi simbolo della continuità della razza,‭”‬(4‭) ‬e‭ “‬capace‭ ‬di equilibrare persino e neutralizzare,‭ ‬nella generazione,‭ ‬gli elementi decadenti o inferiori del maschio,‭ ‬e quindi è in grado di risanare le generazioni nuove.‭” ‬(4‭)
Mussolini,‭ ‬nel discorso dell’Ascensione alla Camera dei Deputati del‭ ‬26‭ ‬Maggio‭ ‬1927,‭ ‬affermò che bisognava recuperare i soldi per finanziare‭ “‬l’Opera nazionale per la protezione della  e dell’infanzia,‭ ‬voluta dall’onorevole Federzoni‭ […] ‬oggi diretta,‭ ‬con un fervore che ha dell’apostolato,‭ ‬dal nostro collega Blanc,‭” (‬5‭) ‬perché l’Italia‭ “‬deve affacciarsi sulla soglia della seconda metà di questo secolo con una popolazione non inferiore ai‭ ‬60‭ ‬milioni di abitanti.‭” (‬5‭) ‬Una‭ “‬tassa sui celibi‭” ‬e una‭ “‬tassa sui matrimoni infecondi‭”‬ avrebbe portato,‭ ‬secondo il discorso di Mussolini alla Camera dei Deputati,‭ ‬“dai‭ ‬40‭ ‬ai‭ ‬50‭ ‬milioni‭” ‬(5‭) ‬di lire nelle casse dello Stato e sarebbero stati devoluti all‭’‬Opera nazionale per la protezione della  e dell’infanzia.
Il controllo delle nascite e l’eugenetica libertaria‭ (‬6‭) ‬erano considerati dei veri e propri pericoli per lo status quo della società fascista.‭
Un esempio furono le critiche di Margaret Sanger‭ (‬7‭)‬:‭ ‬questo‭ ‬arruolamento alla maternità,‭ ‬secondo Sanger,‭ ‬avrebbe causato una futura sovra-popolazione e quindi‭ “‬l’abbassamento del livello di vita‭” ‬e‭ “‬una ricerca di nuovi territori,‭ ‬inevitabilmente acquisiti tramite la conquista.‭” (‬8‭)
Grazie alla censura e al lavoro continuo e costante dell’OVRA,‭ ‬questo genere di critiche non arrivarono mai in Italia.‭
L’emancipazione femminile,‭ ‬a differenza del controllo delle nascite e dell’eugenetica libertaria,‭ ‬veniva debellata come una malattia perché‭ “‬è‭ ‬contraria agli interessi della famiglia ed è contraria agli interessi della razza.‭ ‬La donna deve tornare sotto la sudditanza assoluta dell’uomo:‭ ‬padre o marito‭; ‬sudditanza,‭ ‬e quindi inferiorità:‭ ‬spirituale,‭ ‬culturale ed economica.‭” (‬9‭)
Secondo le dichiarazioni e i progetti di Mussolini e dei suoi burocrati,‭ ‬il compito principale delle  era quello di badare al‭ “‬focolare domestico‭”‬.‭ ‬Il lavoro‭ (‬10‭) ‬al di fuori di questo‭ “‬focolare domestico‭ ‬era escluso a priori.
L’esaltazione dell’eteronormatività di Stato era imprescindibile:‭ ‬l’omosessualità maschile e femminile erano considerati atti impuri,‭ ‬condannati al pubblico ludibrio e al confino.‭ (‬11‭)
Questo fu il regime fascista.‭
…il presente democratico‭ ‬(**)
Il‭ ‬21‭ ‬Marzo del‭ ‬2014,‭ ‬Beatrice Lorenzin,‭ ‬ministro della salute,‭ ‬rilascia un’intervista al giornale cattolico Avvenire.‭ ‬Lorenzin dà il meglio di sé alla domanda sul pensare alla vita e ai bambini:‭ “‬Già,‭ ‬i bambini.‭ ‬Devono tornare a nascere e serve‭ ‬educare alla maternità.‭ ‬Ho in testa una nuova sfida,‭ ‬un grande piano nazionale di fertilità.‭ ‬Il crollo demografico è un crollo non solo economico,‭ ‬ma anche sociale.‭ ‬È una decadenza che va frenata con politiche di comunicazione,‭ ‬di educazione e di scelte sanitarie.‭ ‬Bisogna dire con chiarezza che avere un figlio a trentacinque anni può essere un problema,‭ ‬bisogna prendere decisioni per aiutare la fertilità in questo Paese e io ci sto lavorando.‭ ‬Sia chiaro:‭ ‬nessun retropensiero e nessuno schema ideologico,‭ ‬ma dobbiamo affrontare il tema di un Paese dove non nascono i bambini.‭” (‬12‭)
Nello stesso anno,‭ ‬l’Istituto Superiore di Sanità‭ (‬I.S.S.‭) ‬pubblicava un documento contenente una serie di screening e dati statistici degli ultimi venti anni‭ (‬1991-2013‭)‬,‭ ‬dove si attestava un aumento delle I.S.T.‭ (‬Infezioni Sessualmente Trasmesse‭) (‬13‭)
Il ‭ ‬-‭ ‬che vigila sull’I.S.S.-,‭ ‬prendendo spunto da questo documento,‭ ‬crea un gruppo chiamato‭ “‬Tavolo consultivo in materia di tutela e conoscenza della fertilità e prevenzione delle cause di infertilità.‭” ‬Il‭ “‬gruppo di esperti‭” ‬afferma che la causa dell’infertilità delle coppie italiane sia dovuta alla disinformazione sulle IST.‭ ‬Per ovviare al problema di disinformazione dell’IST,‭ ‬il gruppo di esperti dichiara che bisogna‭ “‬conoscere più da vicino la nostra sessualità‭” ‬tramite la fertilità o capacità di riproduzione.‭ (‬14‭)
Il‭ ‬27‭ ‬Maggio‭ ‬2015,‭ ‬il Ministero della Salute‭ ‬-seguendo le affermazioni di questo‭ “‬gruppo‭” ‬e i dati raccolti dall’I.S.S.-,‭ ‬lancia il‭ “‬Piano Nazionale per la fertilità.‭ ‬Difendi la tua fertilità,‭ ‬prepara una culla nel tuo futuro,‭” (‬15‭) ‬istituendo un ,‭ ‬una giornata dove si terranno informazioni e formazioni sulla fertilità,‭ “‬dove la parola d’ordine sarà scoprire il‭ “‬Prestigio della Maternità‭”‬.‭” (‬16‭)
Le numerose critiche arrivate dai social network,‭ ‬hanno spinto il Ministero a rilasciare un comunicato‭ (‬17‭)‬,‭ ‬dove affermano che lo‭ “‬scopo della Giornata è informare correttamente la popolazione sui temi della fertilità,‭ ‬della salute riproduttiva,‭ ‬e sui fattori che possono metterla a rischio.‭ ‬Il Ministero si prefigge esclusivamente di fornire alla popolazione e soprattutto ai giovani informazioni e strumenti utili a preservare la fertilità che può essere inficiata da stili di vita non sani,‭ ‬comportamenti dannosi sul piano sanitario,‭ ‬malattie sessualmente trasmesse,‭ ‬ferma restando la libertà di ciascuno di gestirla secondo le proprie scelte di vita.‭”

Lo splendore dello squallore istituzionale.
Il passato e il presente del caso italiano,‭ ‬dimostrano come gli enti istituzionali esaltino la maternità e l’essere ,‭ ‬facendo appello‭ ‬-direttamente o velatamente-‭ ‬all’amor patriottico e a un non troppo malcelato razzismo o esaltazione bianca.‭ (‬18‭)
Questa esaltazione ed appello ruotano intorno alla gravidanza e al bambino:‭ ‬al resto,‭ ‬ci penserà la coppia‭ (‬rigorosamente‭) ‬eterosessuale.‭ ‬Lo Stato,‭ ‬attraverso i suoi enti e gli apparati culturali,‭ ‬riconosce le donne solo come madri.‭ ‬Al di fuori di questa cerchia,‭ ‬vi sono le donne senza figli che,‭ ‬a seconda della loro condizione socio-economica-,‭ vengono ‬isolate o escluse.‭ ‬Se invece la donna è migrante e/o una prostituta,‭ ‬subirà,‭ ‬oltre l’esclusione,‭ ‬anche la ghettizzazione e la coercizione verbale e fisica.
Il Piano Nazionale Fertilità,‭ ‬nato grazie ai dati statistici‭ (‬19‭) ‬raccolti in precedenza,‭ ‬rispecchia questo riconoscimento della‭ “‬donna come madre‭”; ‬è‭ ‬un ottimo mezzo usato dal Ministero della Salute per mantenere i buoni rapporti con le cliniche gestite dalle istituzioni ecclesiastiche‭ ‬-tagliando le spese superflue al settore sanitario pubblico e‭ “‬recuperando‭” ‬10‭ ‬miliardi di euro‭ (‬20‭)‬-,‭ ‬e mettere un freno all’educazione sessuale e all’interruzione di gravidanza.‭ (‬21‭)
Non solo:‭ ‬il discorso della maternità è anche un diversivo per mascherare i problemi di uno Stato.‭ ‬In tempi di crisi,‭ ‬utilizzare un’espressione altisonante quale‭ “‬potenziamento del Welfare State con il Piano Nazionale della Fertilità,‭” ‬risulta dolce come le mandorle ma velenosa come il cianuro.‭ ‬Dolce perché con il Welfare State vengono ripristinati degli sgravi economici utili per la sopravvivenza di aziende e lavoratori/lavoratrici‭; ‬velenosa perché,‭ ‬nel contesto della maternità,‭ ‬si chiede di creare forza lavoro da immettere nel processo produttivo.‭
Quando si arriva a un punto di non ritorno‭ (‬sovrapopolazione,‭ ‬penuria di alimenti e guerre locali tra pover‭*) ‬entrano in gioco le guerre,‭ ‬le malattie e le migrazioni‭ ‬-tutte utili a sfoltire la popolazione‭ “‬in eccesso.‭”
Ed è così che lo sfruttamento del corpo della donna e dei/delle futur‭* ‬nascitur‭* ‬diventano‭ (‬e continuano ad essere‭) ‬il combustibile per il Moloch Capitale-Statale.‭
LaHyena
Note
‭(*) ‬Quando parlo di femmina-maschio in ambiente umano,‭ ‬intendo donna-uomo.‭ ‬Viene‭ “‬escluso‭” ‬il discorso trans sul Fertility Day perché è una questione che,‭ ‬data la sua complessità e lunghezza,‭ ‬va trattata storicamente e attualmente a parte.‭ (‬e non perché sia meno importante et similia‭)
(**) Per motivi di spazio,‭ ‬ho escluso tutta la parte di dibattito sulla condizione della donna‭ (‬comprese le lotte femministe‭) ‬durante i governi della prima repubblica‭ (‬in particolare sulle dichiarazioni e le misure sociali adottate dai governi democristiani e socialisti‭) ‬e i governi di centro sinistra e centro destra del ventennio‭ ‬1994-2013.
‭(‬1‭) ‬Tratto dal Decalogo di Benito Mussolini,‭ “‬IL FASCISTA.‭”
(2‭) ‬Tratto dal‭ ‬Decalogo e Speranze della Piccola Italiana.
‭(‬3‭) ‬Compiti della donna,‭ ‬in Critica fascista,‭ ‬n.‭ ‬14,‭ ‬1933
‭(‬4‭) ‬Nozioni coloniali per le organizzazioni femminili del Partito nazionale fascista,‭ ‬Trento,‭ ‬1939
‭(‬5‭) ‬Benito Mussolini,‭ “‬Discorso dell’ascensione:‭ ‬il regime fascista per la grandezza d’Italia‭ ‬:‭ ‬pronunciato il‭ ‬26‭ ‬maggio‭ ‬1927‭ ‬alla Camera dei deputati,‭” ‬Libreria del Littorio,‭ ‬Roma‭ ‬1927,‭ ‬pag.‭ ‬16-17
‭(‬6‭) ‬Sull’Eugenetica libertaria,‭ ‬vedere Andrea Mio,‭ “‬Cultura libertaria e nuova società.‭ ‬Le riviste spagnole di divulgazione alternativa‭ (‬1923-1936‭)‬,‭” ‬parte‭ “‬4.‭ ‬L’eugenetica.‭” ‬Mio cita divers‭* ‬attivist‭* ‬anarchic‭*‬,‭ ‬in particolare quell‭* ‬che scrivevano nella rivista‭ “‬Generación Consciente‭”‬:‭ “‬L’umanità è degenerata‭; ‬i vizi la corrodono‭ [‬…‭]; ‬la miseria e l’ignoranza la mantengono nella più ripugnante abiezione‭ [‬…‭]‬.‭ ‬Per rigenerarla esistono vari metodi,‭ ‬ma la bontà di due salta subito agli occhi:‭ ‬uno è la procreazione cosciente,‭ ‬limitata,‭ ‬l’altro è l’educazione razionale,‭ ‬integrale.‭ ‬Sicuramente questi due metodi basterebbero per rinnovare l’umanità e formare una società migliore.‭ [‬…‭] ‬Quindi un nuovo genere umano è possibile solo con la fusione di questi due termini:‭ ‬generazione cosciente e limitata ed educazione scientifica,‭ ‬neutrale ed integrale.‭ [‬…‭]‬” (José Chueca,‭ ‬Nueva Humanidad,‭ ‬Generación Consciente,‭ ‬anno I,‭ ‬numero‭ ‬3,‭ ‬agosto‭ ‬1923,‭ ‬Valencia,‭ ‬pagg.‭ ‬45-47.‭)
(7‭) ‬Margaret Sanger fu un’attivista americana,‭ ‬educatrice,‭ ‬scrittrice e infermiera.‭ ‬Definita la‭ “‬pioniera della contraccezione negli USA,‭” ‬collaborò con divers‭* ‬attivist‭* (‬John Reed,‭ ‬Upton Sinclair,‭ ‬Mabel Dodge,‭ ‬Emma Goldman etc‭)‬.‭ ‬A partire dalla seconda metà degli anni‭ ‘‬20‭ ‬fino alla sua morte,‭ ‬fu oggetto di critiche per le sue partecipazioni in convegni organizzati dal KKK e accusata di voler sterminare la popolazione afro-americana attraverso l’eugenetica‭ (‬questo viene riportato nel libro di Angela Yvonne.‭ ‬Davis,‭ ‬Women,‭ ‬Race‭ & ‬Class,‭ ‬Vintage Books Edition,‭ ‬February‭ ‬1983,‭ ‬pag.‭ ‬187‭)
(8‭) ‬Margaret Sanger,‭ “‬Motherhood Enslaved in Italy,‭” ‬1929,‭ ‬Margaret Sanger Papers,‭ ‬Library of Congress.
‭(‬9‭) ‬Elisabetta Mondello,‭ ‬La nuova italiana.‭ ‬La donna nella stampa e nella cultura del ventennio,‭ ‬Editori Riuniti,‭ ‬Roma,‭ ‬1987.‭ ‬La citazione è di Ferdinando Enrico Loffredo,‭ ‬funzionario statale e collaboratore di riviste quali‭ “‬Difesa Sociale-Organo dell’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale,‭” “‬Famiglia Fascista‭” ‬e‭ “‬La Difesa della Razza.‭”
(10‭) ‬L’opuscolo‭ ‬Fare le italiane‭ (‬Marzo‭ ‬2013‭) ‬del Collettivo femminista MeDea,‭ ‬è un ottimo resoconto della condizione socio-economica della donna durante il regime fascista e una critica a chi elogia la famiglia modellata dal regime fascista.‭ ‬L’opuscolo riporta che il governo liberale prima e il regime fascista dopo,‭ ‬riuscirono a escludere le donne dal mondo del lavoro:‭ “‬Il possibile salto tra trasformazione soggettiva della propria condizione‭ ‬-il lavoro,‭ ‬soprattutto in fabbrica,‭ ‬diviene anche occasione di confronto,‭ ‬dialogo e scambio tra donne nonché‭ ‬,‭ ‬almeno per le impiegate,‭ ‬possibilità di accesso ad un mondo di consumi,‭ ‬dal cinema all’abbigliamento,‭ ‬che modifica le aspettative sul proprio destino di donna‭ – ‬e mutamento collettivo radicale dal punto di vista politico,‭ ‬culturale e sociale,‭ ‬viene interrotto con l’espulsione generalizzata delle donne dal mondo del lavoro che inizia già nel dicembre del‭ ‬1918,‭ ‬si perfeziona nel biennio‭ ‬1919-1920,‭ (‬legge Giolitti sul licenziamento delle donne da tutti gli uffici pubblici per lasciare il posto ai reduci di guerra‭)‬,‭ ‬e si compie definitivamente con le norme del‭ ‬1938.‭” (‬Fare le italiane,‭ ‬pag.‭ ‬4‭)
(11‭) ‬Vedere‭ (‬a cura di‭) ‬Nerina Milletti,‭ ‬Luisa Passerini,‭ “‬Fuori della norma.‭ ‬Storie lesbiche nell’Italia della prima metà del Novecento,‭” ‬Rosenberg&Seller,‭ ‬Torino,‭ ‬2007‭; ‬Lorenzo Benadusi,‭ “‬Il nemico dell’uomo nuovo.‭ ‬L’omosessualità nell’esperimento totalitario fascista,‭” ‬Feltrinelli,‭ ‬Milano,‭ ‬2005.
‭(‬12‭) ‬Lorenzin:‭ «‬Un piano per la natalità‭»‬,‭ ‬Avvenire,‭ ‬21‭ ‬marzo‭ ‬2014.
‭(‬13‭) ‬Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità.‭ ‬Le Infezioni Sessualmente Trasmissese:‭ ‬aggiornamento dei dati dei due Sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia al‭ ‬31‭ ‬dicembre‭ ‬2013,‭ ‬Volume‭ ‬28,‭ ‬Numero‭ ‬2,‭ ‬Febbraio‭ ‬2015.
‭(‬14‭) ‬Sterilità,‭ ‬in Italia quella di coppia è ormai un disagio sociale:‭ ‬arriva il piano nazionale,‭ ‬Il Fatto Quotidiano,‭ ‬28‭ ‬Maggio‭ ‬2015.
‭(‬15‭) ‬Fertilità,‭ ‬Ministro Lorenzin presenta Piano nazionale,‭ ‬Comunicato rilasciato dal sito internet del Ministero della Salute,‭ ‬27‭ ‬maggio‭ ‬2015.
‭(‬16‭) ‬Fertility Day,‭ ‬Comunicato del sito internet del Ministero della Salute,‭ ‬data evento:‭ ‬22‭ ‬Settembre.
‭(‬17‭) ‬Fertility Day,‭ ‬precisazione della Direzione Prevenzione e Direzione Comunicazione del Ministero della Salute,‭ ‬Comunicato del sito internet del Ministero della Salute,‭ ‬31‭ ‬Agosto‭ ‬2016,‭ ‬Aggiornato‭ ‬2‭ ‬Settembre‭ ‬2016.
‭(‬18‭) ‬Nuove polemiche sul Fertility day,‭ “‬manifesto razzista,‭ ‬Agi.it,‭ ‬21‭ ‬Settembre‭ ‬2016.‭ ‬Il manifesto è un collage di due foto:‭ ‬nella prima vi sono due coppie bianche eterosessuali,‭ ‬nella seconda degli uomini‭ (‬tra cui un nero‭) ‬e una donna che fumano marijuana.
A seguito di polemiche sorte per questo collage,‭ ‬Lorenzin afferma che‭ “‬il razzismo è negli occhi di chi guarda.‭” (‬Fertility day,‭ ‬Ministero:‭ «‬Accuse di razzismo ridicole.‭ ‬Domani si parla di prevenzione e cura‭»‬,‭ ‬Il Sole‭ ‬24‭ ‬Ore,‭ ‬21‭ ‬Settembre‭ ‬2016‭)
(19‭) ‬La statistica è una scienza che analizza i fenomeni tramite i dati rilevati. Un esempio sono i fenomeni sociali, economici, naturali e politici. Pëtr Kropotkin, ne “La conquista del pane,” affermava che la statistica “mendace può venir fabbricata negli uffici; la statistica vera, esatta, non può pervenire che dall’individuo, risalendo dal semplice al composto” ed essere utilizzata per l’emancipazione dell’individuo dalla struttura socio-economica capitalista.”
(20‭) ‬Sanità,‭ ‬arrivano dieci miliardi di tagli per decreto:‭ ‬stop a visite e medici,‭ ‬Il Fatto Quotidiano,‭ ‬27‭ ‬Luglio‭ ‬2015.
‭(‬21‭) ‬Non dimentichiamo che questo avviene grazie alla complicità non troppo indiretta dei neofascisti italiani‭ (‬Forza Nuova con i suo gruppi femminili e Casapound con‭ “‬Tempo di essere madri.‭”)

lunedì 10 ottobre 2016

Maternità o aborto? Tra obiezione di coscienza e Fertility day

di Laura Sguazzabia  (PdAC)

Il 28 settembre è la giornata dedicata da anni in alcuni Paesi ad iniziative e manifestazioni a favore dell’aborto legale o depenalizzato, sicuro e gratuito, garantito per le donne di tutto il mondo. Il diritto delle donne ad accedere ad un aborto libero, sicuro e gratuito cambia infatti da Paese a Paese: in alcuni l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è completamente illegale, in altri è permessa solo in casi eccezionali, in altri ancora è legale ma le donne incontrano diverse difficoltà ad accedervi.

 

L’anomalia dell’Italia
In Italia parrebbe non servire questa ricorrenza: l’interruzione volontaria di gravidanza è tutelata dalla L. 194/78, con la quale l’IVG viene riconosciuta come una pratica legale, libera, gratuita ed assistita. Nonostante ciò, il diritto delle donne ad accedere liberamente all’aborto è duramente attaccato: anche se trasversalmente nessuno sostiene di voler cambiare o abolire la 194, è palese il tentativo di renderla inefficace, sia dal punto di vista normativo attraverso linee guida, riforme, regolamenti ecc., ma soprattutto dal punto di vista della sua applicazione. L’aborto infatti pur essendo sulla carta una pratica legale, libera, gratuita ed assistita, nei fatti è oggi inaccessibile in Italia. Si sta verificando una vera e propria inapplicabilità della legge 194 per l’alta percentuale di medici e personale paramedico che si avvale dell’obiezione di coscienza, ossia della facoltà di astenersi dalla pratica abortiva in virtù di convinzioni ideologiche o religiose. Si parla di una media nazionale del 70%, ma con regioni che arrivano anche a punte dell’80-90% come 82% in Campania, 86% in Puglia, 87,6% in Sicilia, 80% nel Lazio, 90% in Basilicata, 93,3% in Molise. In parole povere, in più di sette ospedali su dieci l’intero personale mette alla porta le donne che intendono interrompere la gravidanza. Le ragioni di questa scelta spesso non hanno a che vedere con le opinioni personali o di fede del singolo medico, bensì coi notevoli vantaggi di carriera che l'obiettore ottiene. 
L’aspetto più allarmante è che oltre a stratificarsi nella gerarchia ospedaliera con un raggio di copertura che va dal vertice di medici e anestesisti, passando per il personale infermieristico, fino alla base del personale ausiliario, l’obiezione di coscienza si sta estendo anche come campo di applicazione: la scelta non coinvolge più soltanto la pratica dell’IVG, ma persino la prescrizione di farmaci contraccettivi o di tecniche abortive alternative.
Questa situazione contribuisce ad alimentare il mercato degli aborti illegali. Molte donne scelgono di andare all’estero o di rivolgersi ai cosiddetti “cucchiai d’oro”, ginecologi che privatamente effettuano IVG: secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istituto superiore della Sanità sono stati circa 15.000 gli aborti clandestini. Ma questa cifra potrebbe essere sottostimata perché non tiene conto degli aborti delle donne immigrate che non si avvicinano alla sanità pubblica, soprattutto se clandestine. Le donne che abortiscono clandestinamente assumono farmaci impropri, comprati sottobanco o via internet, dalle conseguenze a volte mortali, o si affidano alle cure di neo-“mammane”, pericolose tanto quanto i farmaci impropri.
L’obiezione di coscienza è arrivata a livelli talmente alti da impedire alle donne l’esercizio di un diritto che ormai dovrebbe essere più che consolidato. Ma a dimostrazione che in Italia è invece l’obiezione di coscienza ad essere un diritto consolidato, e non l’aborto, arrivano le nuove multe previste dalla legge sulle depenalizzazioni che, anziché affrontare il problema, punisce in maniera ancora più aspra quelle donne che si trovano ad affrontare una delle difficoltà più grandi della loro vita. 
Oggi, in Italia, abortire seguendo la legge è spesso quasi impossibile. La percentuale di adesione all’obiezione di coscienza e la conseguente chiusura di numerosi presidi ginecologici, comporta trafile da incubo fra porte sbattute in faccia, pellegrinaggi alla ricerca di medici non obiettori, numeri da prendere al volo, prenotazioni, giornate perse, settimane che passano con il corpo che cambia e la gravidanza che procede inesorabile con conseguenze facilmente immaginabili. Questo significa che praticare l’interruzione di gravidanza è diventato per le donne italiane un percorso ad ostacoli e contro il tempo. La loro possibilità di autodeterminare la propria sessualità sia nella contraccezione sia nella maternità è sottoposta al ricatto di un’altra scelta, quella dell’obiezione di coscienza, frutto di una cultura maschilista che le preferisce succubi e relegate tra le mura domestiche ad accudire forza lavoro per il capitale.

 

L’utopia della maternità consapevole
La possibilità di autodeterminarsi sessualmente oscilla tra i due estremi della maternità e dell’aborto: togliere o ostacolare uno dei due produce uno sbilanciamento ed impedisce una scelta reale. In Italia tuttavia anche l’estremo della maternità è fortemente ostacolato. Per molte persone gli ostacoli sono legislativi e ne limitano drammaticamente la libertà di scelta, come per le coppie soggette ad infertilità la rigidissima legge 40 sulla procreazione assistita o per le coppie omosessuali l’impossibilità di adottare figli.  
In questo scenario kafkiano, si inserisce il Fertility day, cioè la cosiddetta giornata nazionale dedicata all'informazione e formazione sulla fertilità umana, è istituita a luglio dal governo. Il primo Fertility day si è svolto lo scorso 22 settembre, lanciato dalla ministra della salute Lorenzin, la stessa che nega vi sia in Italia un problema sull'obiezione di coscienza e sull'appplicabilità della 194, che si esprime a favore delle restrizioni della L. 40 e contro il decreto per l'adozione da parte di coppie omosessuali. Alla base dell'iniziativa, la necessità di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione, più in generale della maternità consapevole: in base agli ultimi dati Istat, che risalgono al 2014, il tasso di fecondità (vale a dire il numero medio di figli per donna) in Italia è tra i più bassi in Europa, appena l'1,37 per cento. Le città di Roma, Padova e Catania, con tutti gli altri comuni italiani che hanno aderito, hanno organizzato tavole rotonde con esperti della materia, operatori sanitari, rappresentanti degli ordini professionali e associazioni per discutere del tema. Oltre alla realizzazione di un sito apposito e alla produzione di materiale promozionale in formato scaricabile, per lanciare la giornata di sensibilizzazione sono state attivate due campagne di comunicazione, entrambe dagli esiti catastrofici: la prima ha scatenato pesanti polemiche sui social anche con interventi indignati di personaggi della cultura, dello spettacolo e della politica, al punto da costringere la ministra Lorenzin a ritirarla; la seconda, giudicata razzista, ha portato al licenziamento dell'addetto alle comunicazioni del ministero. Nonostante questa bufera di polemiche la giornata si è svolta secondo i programmi e, contemporaneamente alle iniziative istituzionali, nelle piazze è andato in scena il Fertility fake, movimento nato e cresciuto in rete per protestare contro l'idea veicolata dall'iniziativa che siano ammissibili soltanto la famiglia tradizionale e il figlio biologico, e contro una ministra che si preoccupa della scarsa fertilità della popolazione italiana, ma non delle ragioni per cui in Italia non si fanno figli. 
Da più parti sono state richieste le dimissioni della Lorenzin. Sarebbe facile unirsi a quel coro. Sarebbe facile ma inutile perché comunque non cambierebbe nulla. Seppur imbarazzante o “inguardabile” (per dirla con le parole di Renzi) l’operato della Lorenzin non è stato minimamente disconosciuto dal governo perché si tratta di un agire perfettamente allineato con le azioni dell’attuale governo in altri ambiti di intervento: il Jobs Act con la pesante accentuazione del precariato (come le statistiche dimostrano, le donne più facilmente entrano e rimangano nel mercato del lavoro con forme precarie e sottopagate a parità di mansioni con gli uomini), la Buona Scuola con la “deportazione” di migliaia di insegnanti (effetto che ha riguardato maggiormente le donne dal momento che sono in percentuale la maggioranza del corpo docente italiano), l’allungamento dell’età pensionistica (meta faticosamente raggiunta dalle donne a causa della loro prematura fuoriuscita dal mercato del lavoro, spesso anche per maternità, e comunque tragicamente al di sotto della soglia di povertà a causa della disparità salariale), i continui tagli a sanità ed istruzione con il conseguente impoverimento dei servizi (sono le donne a pagare il prezzo più alto delle riforme in questi settori: da un lato come utenti sono penalizzate perché la mancanza di servizi ricade interamente sulle loro spalle, dall’altro perché sono i settori in cui sono maggiormente impiegate: paradossalmente, una volta licenziate ed espulse dal mondo del lavoro, tornano a casa per dedicarsi alla cura di bambini, anziani e ammalati, per sopperire in questo modo alle mancanze dello Stato). Queste riforme hanno maggiormente gravato sulle spalle delle donne, peggiorandone una situazione già compromessa di inserimento e permanenza nel mondo del lavoro, costringendole spesso a fuoriuscite forzate per rimanere tra le mura domestiche a gestire i carichi familiari di accudimento e cura, sempre più spesso oggetto di una violenza da cui è quasi impossibile sottrarsi senza autonomia economica e senza punti di riferimento, visti anche i tagli ai finanziamenti per i centri antiviolenza.

 

Contro l’attacco all’autodeterminazione delle donne 
Questa campagna costituisce l’ennesimo affondo all’autodeterminazione delle donne, nella misura in cui le invita apertamente a recuperare di propria volontà il ruolo di “angelo del focolare”. E’ un invito che non può andare disatteso:  infatti, la strada da percorrere, se si decide di fare altre scelte, è talmente accidentata e piena di ostacoli da risultare impraticabile. Stiamo assistendo ad un attacco all’autodeterminazione delle donne oggi più scoperto e feroce. In questo periodo di crisi economica di cui non si vede la fine, il sistema capitalistico cerca di imporre le proprie logiche utilitaristiche a livello locale e globale per mantenere saldo il controllo sociale e il dominio di una classe su un’altra; cerca di spingere le donne fuori dal mercato del lavoro per far posto agli uomini e di relegarle tra le mura domestiche a svolgere la loro “naturale” funzione riproduttiva, di cura e di accudimento di bambini, malati e anziani, in sostituzione di quei servizi che i continui tagli alla spesa pubblica stanno limitando drasticamente.  
Il diritto ad una procreazione e ad una sessualità libere e responsabili per le donne deve essere difeso attraverso la lotta per un’educazione sessuale laica e libera da pregiudizi, per l’accesso gratuito alle misure anticoncezionali, per il potenziamento dei consultori pubblici, per un aborto libero, gratuito e sicuro. Inoltre, per consentire alle donne di ottenere indipendenza ed autonomia, rivendichiamo il pieno impiego contro flessibilità e precarizzazione, uguali salari per uguali mansioni e servizi pubblici sotto il controllo delle donne e degli operatori come asili nido, lavanderie e mense sociali di quartiere, centri per anziani e disabili. Queste lotte costituiscono parte integrante della guerra al sistema capitalista, una guerra che è necessario portare avanti per poter schiudere un futuro di progresso e costruire una società libera da ogni forma di oppressione.

Leggi l'articolo dal sito del Partito di Alternativa Comunista

http://www.alternativacomunista.it/content/view/2352/1/

domenica 19 giugno 2016

PRIMA CONFERENZA NAZIONALE DEL FRONTE DI LOTTA NO AUSTERITY: GLI INTERVENTI DEI RELATORI

Pubblichiamo a seguire i video degli interventi dei relatori durante la giornata aperta al pubblico della conferenza nazionale del Fronte di lotta No Austerity.



APERTURA LAVORI (CHIARA PANNULLO)









IL PERCORSO FONDATIVO (IVAN MADDALUNI)







LA CARTA DEI PRINCIPI (DIEGO BOSSI)








LE CONCLUSIONI DOPO IL DIBATTITO (FABIANA STEFANONI)






IL MASCHILISMO E DONNE IN LOTTA (CONNY FASCIANA)