sabato 22 agosto 2020

Trasporto aereo: allarme rosso Covid-19

Sono state tante le lettere, gli esposti ed i comunicati che Cub Trasporti ed AirCrewCommittee hanno prodotto a sostegno della tutela della salute dei lavoratori dal contagio del coronavirus: la prima risale al gennaio 2020, quando il pericoloso Covid-19 era solo un lontano pericolo che riguardava la Cina. Oggi, mentre all’orizzonte si fa concreta la recrudescenza della pandemia, è opportuno lanciare l’allarme e pretendere la massima tutela per i lavoratori.

IL VIRUS CORRE MOLTO PIÙ VELOCE DELLE TURBINE…

Quando sono i profitti a comandare, la memoria è facile a perdersi, eppure sono passati solo pochi mesi dall’arrivo perentorio del Covid-19, in Italia come in Europa, soprattutto per mezzo del trasporto aereo, creando una crisi sanitaria ed economica che i lavoratori difficilmente dimenticheranno. Come è stato inammissibile continuare a volare senza nessuna precauzione tra gennaio e febbraio 2020, allo stesso modo è stata inaccettabile la riapertura dei voli senza rigidissime prescrizioni e la massima tutela per i lavoratori e per i passeggeri a giugno/luglio. Inaccettabile e vergognoso, ad esempio, il mancato distanziamento sugli aerei: di nuovo è necessario rincorrere i positivi (molto più veloci degli aerei) con chiusure, quarantene e tamponi rapidi, provenienti dai Paesi a “rischio”.

I LAVORATORI NON POSSONO CONTINUARE AD ESSERE CARNE DA MACELLO

Nell’incertezza e nell’indeterminatezza delle misure adottate sono stati i lavoratori di terra e di volo a subire la maldestra e spregiudicata gestione del traffico aereo, ove a prevalere è sempre valida la “ragion di Stato” del profitto privato sul buonsenso della tutela della salute pubblica (…non si spiega altrimenti la mancata chiusura dei voli da/per gli USA, il Paese con più contagi e morti!). La decisione di revocare l’obbligo del distanziamento sugli aeromobili, procedendo in deroga a specifiche normative a tema, è emblematica: una misura pericolosa ed insensata, assunta anche dal Governo italiano per ubbidire alle pressioni delle compagnie, soprattutto delle Low Cost, che hanno, più di altre, la necessità di riempire i voli per far tornare i conti (…alcune compagnie stanno rivedendo tale misura, accorgendosi che i passeggeri non si fidano delle storielle sui filtri Hepa…!). Ridicola la scusa dei filtri Hepa, che renderebbero l’aria della cabina assimilabile a quella di una sala operatoria (sic!): imbarazzante metafora del livello raggiunto da alcuni scienziati “embended”, al servizio del potere del denaro. Tra l’altro sono stati redatti studi internazionali che smentiscono tale tesi, a cui hanno fatto seguito dichiarazione di alcuni dei membri del comitato tecnico scientifico considerandola una corbelleria. Si pensi cosa possano fare i filtri Hepa su un volo di lungo raggio, in cui i passeggeri si tolgono la mascherina per mangiare e girano per l’aeromobile per sgranchirsi le gambe. In tutto ciò si pensi che al personale di volo (sono circa 500 i colleghi di volo posti fino ad oggi in isolamento fiduciario, senza notizie chiare su eventuali positivi…alla faccia dei potenti filtri!!!) sono state consegnate solo alcune mascherine di carta, invece di dotarli di maschere FP2-3, di guanti e occhiali/visiere protettivi, dotazioni che devono diventare stringenti in questa fase, insieme al distanziamento sugli aeromobili. Stessa identica situazione la ritroviamo a terra negli aeroporti: gli addetti al check-in, imbarco come anche le rampe, devono affrontare centinaia di passeggeri, di cui molti senza mascherine chirurgiche o con mascherine con filtri, non garantendo protezione ai lavoratori (…giungono in aeroporto come una armata Brancaleone), senza rispettare la regola del distanziamento sociale, con infrastrutture non idonee a tale emergenza, a diretto contatto con documenti, carte d’imbarco e smartphone dei passeggeri. Come per i colleghi di volo, è ora che la mascherina di carta prenda il posto a presidi più sicuri e a dotazioni più adeguate (…il personale di terra non viene informato se è entrato in contatto con passeggeri positivi al Covid). A tale proposito appare risibile ed indegna la misura adottata dalle aziende per rendere più “agile” il lavoro ai colleghi: ha tolto loro le sedie alle uscite d’imbarco al molo E, costringendoli a lavorare turni interi, oltre che con dispositivi di protezione inadeguati, anche in piedi per ore.

 NON È COSÌ CHE RIPRENDEREMO IL VOLO

È evidente che se si vuole davvero contenere la pandemia è necessario, a partire dagli aeroporti e dai porti, assicurare la salvaguardia e la salute dei lavoratori e dei passeggeri: solo garantendo la sicurezza si potrà riacquisire la fiducia dei passeggeri, tornando più velocemente ad una situazione di normalità senza rischi per tutta la collettività. La Cub Trasporti ed Acc hanno inviato una prima lettera il 14 agosto, pronti ad adoperarsi da subito con ulteriori iniziative a tutela di tutti i lavoratori dell’aeroporto di Fiumicino di Alitalia, delle società di Handling e di tutto l’indotto.

LA TUTELA DELLA SALUTE PRIMA DEI PROFITTI

Roma – Fco 22.08.20                        

CUB TRASPORTI / AIRCREW COMMITTEE 

domenica 9 agosto 2020

Solidarietà a Paolo!

Nonostante ci troviamo immersi nell’ennesima vertenza Alitalia, oltretutto in piena pandemia mondiale da Covid-19, non riesco a restare indifferente di fronte ad un fatto accaduto ad un collega Alitalia e attivista sindacale e dirigente della Filt-Cgil. Vorrei indirizzare questa lettera non solo a Paolo, ma anche alle colleghe e ai colleghi che hanno tentato di farsi una propria idea indipendente sull’accaduto. Per arrivare al dunque, tramite una lettera indirizzata da Paolo alla dirigenza della Cgil e resa pubblica, siamo venuti a conoscenza che dopo 16 anni di attività il collega è stato di fatto epurato dal suo ruolo sindacale attraverso una comunicazione telefonica da parte di Alitalia in cui, in data 16 luglio, lo avvisava che dal 1° luglio non era più coperto da permessi sindacali concernenti il suo distacco sindacale.  Ergo, Paolo è stato rimosso dal suo ruolo di dirigente sindacale dalla Cgil con una comunicazione retroattiva fattagli giungere da un ente terzo, Alitalia. Se non ci fossero da difendere decenni di lotte che hanno fatto la storia del nostro movimento operaio, ci sarebbe da ridere!

Da lavoratore e attivista sindacale (Cub trasporti) da 15 anni, mi sento di inviare la solidarietà a Paolo di fronte questo gesto vigliacco e meschino ma che non è nuovo, anzi conferma la deriva e la debolezza che rappresentano ormai determinate cricche sindacali (piccole e grandi), che arroccandosi dentro i loro fortini, a difesa di strutture burocratiche, hanno dimostrato di essere in grado di svendere qualsiasi diritto conquistato dalle lotte dei lavoratori pur di difendere il proprio apparato.

Paolo è un collega, un compagno che stimo personalmente, al quale non ho mai lesinato nessuna critica sulle tante scelte (firme) con cui la sua organizzazione, da anni, si sta rendendo responsabile di licenziamenti, precarietà diffusa, perdita di diritti e salari, il tutto in funzione di padroni e padroncini che continuano ad arricchirsi attraverso lo sfruttamento estremo dei lavoratori.

Questa vicenda ci sembra che dimostri una volta di più la vera natura dell’apparato burocratico Cgil, che ha totalmente tradito decenni di lotte operarie insieme alle direzioni di altre organizzazioni sindacali che, a braccetto con Confindustria, hanno azzerato la democrazia sindacale sui luoghi di lavoro destrutturando lo Statuto dei lavoratori, in ultimo con la firma del Testo unico sulla rappresentanza (1) del 2014, con cui di fatto è stato annullato il dissenso e la partecipazione attiva dei lavoratori nelle scelte che interessano loro stessi, anche attraverso un forte indebolimento del ruolo delle Rsu.

Quello che la direzione Cgil sta facendo a Paolo è grave, a lui va tutta la mia solidarietà: ma è, ahinoi una piccola cosa rispetto a quello che ha fatto ai lavoratori Alitalia, e non solo, in questi anni. Rimanendo nella storia Alitalia basta solo ricordare alcuni fatti: nel 2009 ha sottoscritto uno dei più grandi licenziamenti di massa mai avvenuti (10 mila licenziamenti); nel 2014 (Etihad) nonostante la Filt-Cgil non abbia firmato il licenziamento di 2200 lavoratori, ha epurato dall’alto verso il basso prima la struttura regionale e a seguire quella territoriale e in parte quella aziendale, le quali avevano sostenuto questa posizione, gestendo però poi  la fase clientelare delle uscite (Paolo fu gentilmente spostato dal ruolo sindacale in Alitalia verso altre aziende aeroportuali);  nel 2017 la Filt-Cgil sostenne il Si al referendum, firmando poi la cassa integrazione nonostante il palese dissenso della maggioranza dei lavoratori  (Paolo votò No rendendo pubblico il suo voto). Ed ora, dopo 3 anni di commissariamento, questa Filt-Cgil ha dato, di fatto, il consenso allo smembramento di ciò che rimane della compagnia di bandiera: che sia Holding o più società sta avallando un destino nefasto per tutta la categoria, facendo terra bruciata al suo interno pur di difendere questo piano miliardario…  Ognuno si faccia la propria idea, io a modo mio mi sento di inviare la mia solidarietà a Paolo, esprimendo contestualmente il mio sdegno contro ogni apparato burocratico che pone come sua principale prerogativa la difesa dei propri interessi di bottega, calpestando diritti, rispetto e dignità di ogni singolo lavoratore.

Facendone attivamente parte, ne approfitto infine per invitare tutte le colleghe e i colleghi iscritti a sindacati diversi dal mio, a confrontarsi anche con il Fronte di Lotta No Austerity, che da anni è impegnato nel tentativo di creare un’unità d’azione tra la base di diversi sindacati, al fine di contrastare gli attacchi dei governi e dei padroni, nonché dei burocrati sindacali loro complici.

Daniele Cofani – lavoratore Alitalia

Dirigente Cub -Trasporti

Attivista Fronte di Lotta No Austerity

  1. http://old.frontedilottanoausterity.org/index.php?mod=none_News_bkp&action=viewnews&news=top_1401708982


lunedì 3 agosto 2020

AEROPORTO DI MILANO LINATE

Alitalia non approfitti della crisi da Covid-19 per licenziare e precarizzare i lavoratori‼️

Come attivisti sindacali e lavoratori Alitalia, che da anni subiscono sulla propria pelle le conseguenze nefaste delle politiche industriali di Az, ci poniamo oggi al fianco dei lavoratori di Airport Handling che, in piena pandemia, rischiano anch’essi di perdere il posto di lavoro a causa della decisione, da parte della futura compagnia di bandiera pubblica, di internalizzare le attività di Handling di Linate, svolgendole in autoproduzione.

Parlando di Airport Handling ci riferiamo ad una società di servizi aeroportuali operante negli scali milanesi di Linate e Malpensa, le cui attività furono scorporate (terziarizzate) da Sea (gestore aeroportuale) nel 2014 attraverso la creazione di una società a maggioranza pubblica (55%) e per il restante privata. Sembrerebbe proprio lo stesso “pacchetto” che stanno proponendo per i lavoratori dell’Handling Alitalia, peccato che nel giro di pochi anni Airport Handling ha perso il controllo pubblico mediante una scalata azionaria di Dnata (società in capo ad Emirates) e ora con la mossa di Alitalia di internalizzare le attività, centinaia di colleghi potrebbero perdere il posto di lavoro.

Prima dell’inizio della crisi del settore indotta dal coronavirus, per anni i lavoratori di Airport H. hanno svolto il 75% delle attività di assistenza per Alitalia presso lo scalo di Linate ed ora, con la riapertura dei voli dal 1° agosto, è impensabile ed ingannevole credere che Alitalia possa svolgere i servizi di terra solamente con il suo organico, senza che faccia ricorso ad altro personale precario. Come è impensabile che Airport H. non si adoperi per smantellare le attività di pista attraverso l’uso delle cooperative.

Ci stiamo trovando di fronte ad un’azienda commissariata da 3 anni con soldi pubblici che, oltre a produrre l’ennesimo piano di licenziamenti in casa propria, vuole lasciare a terra anche i colleghi di Airport H., pretendendo poi di sfruttare personale a più basso costo e con diritti assolutamente inferiori, rispetto a quelli previsti per i dipendenti stabili. Come se non gli bastasse la vergognosa fabbrica di precariato che ha creato allo scalo di Fiumicino.

TUTTO CIÒ È INACCETTABILE ANCORA DI PIÙ SE PRODOTTO DA UNA SOCIETÀ PUBBLICA!

Bisogna imporre ad Alitalia l’applicazione della clausola sociale, ovvero assumere il personale che effettua le attività che verranno internalizzare, al fine di garantire loro la continuità di reddito e di occupazione. Non bisogna permettere che venga scaricato sui lavoratori e sulla collettività il costo di operazioni a dir poco opache che, se lasciate passare, potrebbero mettere a repentaglio non solo i lavoratori di Airport H. ma anche i lavoratori Az di Fco come di Lin, nel caso in cui andrà in porto la societarizzazione dell’Handling, seguita dalla probabile esternalizzazione delle attività...

Per questo e non solo, sosteniamo e inviamo solidarietà ai colleghi di Airport H. vittime anch'essi di accordi sindacali e tradimenti che in questa fase critica li sta esponendo ad una situazione di grave difficoltà. Se non fosse del tutto chiaro, questa vicenda sta mettendo ancora di più in evidenza il perverso tentativo, anche di qualche solerte rappresentante politico, di mettere uno contro gli altri i lavoratori, dividendoli per aziende, settori e tipologie contrattuali per poi attaccarli separatamente. 

È sempre più urgente mettere in campo una mobilitazione di tutti i lavoratori del settore aereo ed aeroportuale, come anche dell’indotto, che si opponga a questi continui attacchi che continuiamo a subire fin prima della pandemia: Alitalia negli ultimi 15 anni ha continuato a generare licenziamenti e precarietà nonostante il traffico aereo continuava a crescere a doppia cifra percentuale ogni anno!

BASTA ACCORDI A PERDERE - I LAVORATORI RIPRENDANO LA PAROLA - UNITI SI VINCE!

Roma Fco 02.08.20                                  CUB TRASPORTI / AIRCREW COMMITTEE – ALITALIA


martedì 26 maggio 2020

Domenica 31 maggio, ore 15.30, riunione pubblica del Coordinamento nazionale del Fronte di lotta No austerity

Come redazione di CUBlog, convinti che non sia sufficiente limitarsi a dare spazio virtuale a tutte le lavoratrici e i lavoratori in lotta, aderiamo da sempre al Fronte di lotta No austerity, che per noi rimane uno strumento eccezionale per dare pratica alle azioni di lotta di classe, contro lo sfruttamento e le oppressioni che connotano il sistema economico e sociale capitalista.
Il 31 maggio alle 15.30 si riunirà il nostro Coordinamento nazionale, sarà una riunione aperta a tutti gli interessati che vorranno conoscere il nostro progetto e portare la loro testimonianza.
Invitiamo i nostri lettori a partecipare con noi a questa riunione importante per la costruzione del fronte unico d'azione che serve a combattere contro i padroni, i loro governi di ogni colore e le direzioni delle burocrazie sindacali che tradiscono il proletariato.

La Redazione di CUBlog



venerdì 1 maggio 2020

Il nostro augurio di buon Primo Maggio con le parole del compagno Pablo di Firenze

CHE DIAMINE!

Domani è il primo Maggio...Festa dei lavoratori....Che diamine!

Per quasi un secolo vi è stato detto in tutte le salse che vivevate in una repubblica fondata sul lavoro,costruita con un sistema non proprio perfetto, ma senza dubbi l'unico possibile ...che diamine!

Vi è stato raccontato che un virus subdolo di cui naturalmente nessuno ha colpa sta tentando di distruggere le nostre vite, ma non ci riuscirà perché "nessuno sarà lasciato indietro".

Vi è stato detto che avrebbero elargito aiuti economici a tutti ...che ancora non sono arrivati... ma un po' di pazienza... che diamine!

Vi è stato detto che presto torneremo a viaggiare felici per le strade delle nostre città... ma ancora è presto... che diamine!

Vi è stato detto che la salute degli operai è sacra... ma sarà bene che tornino al lavoro... che diamine!

Vi è stato detto che vi aiuteranno a pagare l'affitto ma solo per un paio di mesi e se dopo non pagate vi manderanno in mezzo di strada... che diamine!

Vi è stato detto che medici e infermieri sono i nostri "nuovi eroi"... e che se sono morti a centinaia mica è colpa nostra... gli eroi capita che muoiono... che diamine!

Vi è stato detto che andrà tutto bene!

Quindi se proprio domani non volete celebrare la festa dei lavoro con bandiere e striscioni di lotta, almeno, per voi e per il futuro dei vostri figli, esponete dalle vostre case questo pensiero del compagno Diego, un lavoratore

Per scendere il cane a pisciare il certificato e lo scafandro del palombaro.
Però in fabbrica ad arricchire il padrone tutto ok.
Raccontatela tutta ai vostri figli, sotto l'arcobaleno fateli scrivere "ANDRÀ TUTTO BENE QUANDO CI SAREMO LEVATI DALLE PALLE IL CAPITALISMO!"


Pablo Bartoli, 
Firenze, 
Primo Maggio 2020

venerdì 3 aprile 2020

IL DISASTRO COVID IN ITALIA E IN TOSCANA E LA LOTTA VERSO IL PRIMO MAGGIO

Immagine di Guglielmo Manetti

L’emergenza sanitaria del Covid 19 e la conseguente quarantena forzata ci impone analisi e azione.
L’Italia è nel mondo il paese più colpito dal virus Sars-Cov-2 tanto che i decessi sfiorano i 15000 in poche settimane, molti dei quali non censiti come quelli nelle residenze protette (Rsa).
1) La sottovalutazione del problema
Nonostante in Cina già da settimane il virus stesse già facendo migliaia di morti, le autorità italiane hanno scelto di ignorare il pericolo, per non mettere in crisi il sistema economico nazionale che, sul modello capitalista, non può permettersi di fermarsi. Di fatto quando l’epidemia in Italia è esplosa, il virus circolava indisturbato ormai da mesi.
2) Gli errori nella gestione della emergenza
Confindustria e le oligarchie economiche che controllano le istituzioni di questo paese, hanno imposto cautela nel blocco della produzione per evitare danni ai propri profitti, mettendo in secondo piano la salute di lavoratori e cittadini. Inoltre per molte settimane i trasporti, anche a lunga percorrenza, hanno continuato a circolare a pieno regime, consentendo ai virus di spandersi rapidamente.
Il successivo decreto di chiusura delle attività produttive “non essenziali” ha in realtà lasciato aperte oltre 80 categorie produttive, molte più di quelle davvero indispensabili alla filiera alimentare o al servizio sanitario e parallelamente si sono ristrette sempre di più le libertà personali dei cittadini, quasi a compensare la mancata chiusura delle fabbriche, una compensazione inefficace, visto il forte incremento di contagi e decessi.
Caotiche anche le indicazioni sui dispositivi di protezione, infatti si è continuato a sostenere che non erano necessarie mascherine per gli asintomatici, mentre è oggi evidente che sono molti gli asintomatici positivi al virus e veicoli di contagio.
Anche la politica dei tamponi è state gestita in maniera schizofrenica e disordinata tanto da distruggere ogni possibilità di analisi e di intervento degli epidemiologi in campo.
3) Le mancate tutele dei lavoratori
È subito apparso chiaro che la tutela del sistema economico avrebbe valso più delle vite umane.
La chiusura delle grandi aziende è stata tardiva e parziale e la distribuzione dei dispositivi di protezione ai lavoratori inesistente o inadeguata, tale atteggiamento sprezzante ha prodotto una ondata di protesta e di scioperi che però il Governo ha vietato per molte categorie di lavoratori.
La stessa gestione ospedaliera della emergenza, per la carenza di Dpi adeguati e per protocolli operativi evidentemente non idonei a proteggere il personale in servizio, ha generato una mattanza vergognosa di medici e infermieri che urla giustizia.
Vergognoso in questo contesto quanto previsto dall’art 15 e 16 del decreto “Cura Italia” che ha sdoganato senza alcun fondamento scientifico l’utilizzo per i lavoratori, delle banali mascherine chirurgiche, equiparandole a Dpi, pur essendo noto che solo le mascherine Fpp2 e Fpp3 bloccano le microparticelle del Virus; ciò ha causato soprattutto in ambito sanitario un altissimo tasso di contagi.
Come se non bastasse in base all’art.7 del decreto “io sto a casa” gli operatori sanitari che sono venuti a contatto con soggetti sicuramente positivi al Coronavirus devono continuare a lavorare, senza previsione di quarantena.
4) Lo smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale
L’emergenza Coronavirus ha messo in evidenza i limiti di un sistema sanitario che si vantava di essere uno dei migliori del mondo e si è accanita in una regione come quella Lombarda dove il processo di privatizzazione della sanità è più avanzato e dove la carenza di personale sanitario e di attrezzature, in primis i i respiratori, sono stati causa di molti decessi.
Ha evidenziato anche l’esistenza di sistemi sanitari e normative differenziate nelle varie regioni, nonostante per fortuna ancora non sia passata l’autonomia differenziata che a maggior ragione dovremo combattere.
Di fatto, in Italia nella approvazione generale delle forze politiche di maggioranza e opposizione, il Sistema Sanitario Pubblico è stato smantellato, in conseguenza delle politiche europee di austerità a cui l’Italia si è adeguata. Negli ultimi 10 anni il fondo sanitario ha visto 37 miliardi in meno, il numero di ospedali è diminuito da circa 1.200 a circa 1.000, con una diminuzione di posti letto da circa 225 mila a circa 191 mila e con 8mila medici e 13mila infermieri in meno; personale che adesso il Ssn si sta affannando di recuperare, persino con pensionati senza considerare gli alti rischi di salute per questa fascia di età, nel reintrodurli in ambienti contaminati.
Sempre in dieci anni, il settore dei medici di famiglia ha subito una riduzione del 6,8% e le guardie mediche sono state ridotte del 10%. L’Italia spende per il Servizio Sanitario Nazionale circa il 6% del Pil, questa percentuale è inferiore di 3 punti percentuali rispetto a quel che spendono Germania (9,6%) e Francia (9,5%). In Italia il numero di posti letto ospedalieri per numero di abitanti è tra i più bassi d’Europa, 3,2 posti letto ogni 1000 abitanti, contro i 5 ogni 1000 della media europea.
È anche inaccettabile che di fronte a una pandemia annunciata da anni, il sistema non disponesse di una degna riserva di dispositivi Dpi e di strumenti medicali adeguati.
Nel contempo ingenti risorse sono state deviate dal sistema sanitario pubblico a quello privato (che ben poco sta contribuendo ad affrontare la pandemia), non solo in termini di sovvenzioni e convenzioni per prestazioni specialistiche ambulatoriali ma anche per la delega di interi servizi, come la lungo degenza per gli anziani e l’assistenza dei pazienti psichiatrici.
Da sottolineare che nelle strutture private a fronte di guadagni enormi si registrano invece i peggiori casi di sfruttamento di lavoratori, sopratutto per l’uso indiscriminato di appalti e cooperative al massimo ribasso, pratica in via di diffusione anche nel sistema pubblico.
Anche gli immensi capitali riversatesi su welfare aziendale sanità integrativa privata, grazie ad accordi tra politica, aziende e sindacati gialli, stanno depredato il sistema nazionale di risorse vitali.
5) La Questione Sociale
Qualunque sia l’evoluzione della pandemia, questa vicenda lascerà dietro di sé enormi macerie sia a livello umano che sociale ed economico.
Le migliaia di morti, lasceranno un vuoto incolmabile nella coscienza dei loro cari e in intere comunità a cui la pandemia ha tolto persino le onorificenze dei sepolcri, un costume millenario stampato nel nostro Dna.
Ma il vero dramma sociale si materializzerà per tante famiglie con la sopraggiunta crisi economica, molti settori sono infatti in ginocchio con il rischio di fallimenti di interi comparti, in un sistema in cui, dopo anni di leggi e accordi a favore dei padroni, sono tante le figure lavorative senza tutele né diritti, che si aggiungono ad un ampio mondo sommerso di disoccupati e “lavoratori a giornata”, spesso a nero, che già prima della emergenza a fatica sbarcavano il lunario.
In questa situazione non è tollerabile che i bonus previsti dagli ultimi decreti per le situazioni di indigenza debbano passare dal filtro burocratico dei Comuni, questo meccanismo farraginoso, anche per la carenza di assistenti sociali e per la parzialità del loro intervento, renderà impraticabile per molte persone in difficoltà, accedere agli spiccioli elargiti dal Governo, comunque elemosine inadeguate come dimostrano le esplosioni sociali già verificatesi, con il tentativo di assalto ai supermercati per il cibo; proteste represse con cinico rigore poliziesco.
È quindi necessario un reddito di quarantena di emergenza per tutti, sufficiente ed adeguato a vivere (non a sopravvivere), obiettivo per il quale la mobilitazione sociale continuerà a organizzarsi e rafforzarsi.
Nondimeno le previste Cig per i lavoratori delle aziende chiuse, dovrebbero corrispondere l’adeguamento dello stipendio normalmente riscosso e non solo un parte di esso.
Peraltro i capitalisti, anche in Italia, hanno speculato, arricchendosi per decenni, sfruttando lavoratori e territori, persino in questa crisi c’è chi ha fatto affari d’oro, come i giganti del web, le aziende di telecomunicazioni, le aziende farmaceutiche e cosmetiche, le strutture sanitarie private che con il decreto “cura Italia” ha perfino visto incrementare contratti e guadagni.
Siano dunque speculatori e magnati a pagare i costi della crisi. La prima essenziale rivendicazione è dunque una tassa sui grandi patrimoni e sui grandi volumi di affari, unico modo concreto per socializzare le perdite e redistribuire le ricchezze; altrimenti i richiami alla solidarietà diffusa e al sentimento nazionale sentiti fino alla noia, saranno ancora una volta esche per le allodole, che non accetteremo.
Parallelamente è giusto citare la protesta esplosa nelle carceri italiane contro le condizioni indegne di sovraffollamento e di scarsa igiene, ribellioni represse in diversi casi nel sangue, come nel caso emblematico del carcere di Modena.
Anche sul diritto di sciopero stigmatizziamo l’atteggiamento del Governo, che dall’inizio dell’emergenza ha esercitato pressioni e divieti nei confronti delle proteste dei lavoratori. La pandemia non ha cancellato ma anzi aggraverà le tante crisi industriali di questo paese e non può essere negato ai lavoratori il diritto di lottare e scioperare per difendere il proprio futuro.
Addirittura nei servizi cosiddetti essenziali soggetti alla legge 146/90, si impedisce la possibilità di scioperare fino al 30 aprile, impedendo anche di protestare per le mancate tutele in relazione al Coronavirus e alla scarsa protezione nei posto di lavoro.
Vigileremo perché tale atteggiamento liberticida non si trasformi a regime in ulteriore attacco al diritto di sciopero, già fortemente limitato nel nostro paese.
6) L’EMERGENZA IN TOSCANA
Ad oggi in Toscana dall’inizio dell’emergenza si registrano oltre 4000 contagi, di cui circa 300 in terapia intensiva e oltre 240 morti tra cui anche persone di giovane età, sono invece oltre 14.000 le persone in isolamento domiciliare in tutta la regione.
La circostanza critica fa emergere anche nella nostra regione i tagli colpevoli del sistema sanitario pubblico operati negli anni. la Toscana guida la classifica delle regioni che hanno tagliato le strutture ospedaliere, in poco meno di dieci anni sono scomparsi oltre 50 ospedali centinaia di posti letto e di personale sanitario.
Nel panorama italiano la Toscana ha oggi uno dei più bassi rapporti abitanti/posti letto, meno di 3 per mille abitanti; posti letto che adesso si sta cercando di reintegrare tramite l’’istituzione di alberghi sanitari in convenzione con strutture turistiche, soluzioni chiaramente temporanee e non strutturali.
Parallelamente ai tagli va citata, anche in Toscana, una crescita costante della sanità privata, un trend agevolato anche da fondi sanitari aziendali e integrativi (spesso di gestione politico sindacale), di cui usufruisce la sanità privata e non il sistema pubblico.
La sanità privata in Toscana conta 3.000 dipendenti, ben il 6% dell’intero settore. la Regione Toscana ha pagato nel 2019 le strutture private accreditate quasi il 4% della spesa totale cioè circa 270 milioni di euro. Nella spesa ospedaliera della regione, i privati pesano il 13,5% del totale e coprono il 14% dei posti letti complessivi, cifre significative anche considerando l’alto numero di Rsa private. Non bisogna nemmeno dimenticare che la Toscana sta pagando a GESAT (prima gruppo Ansaldi e Pizzarotti e poi fondo di investimento inglese Equitix) per 20 anni, dal 2013 fino al 2033, 36 milioni di euro di canone per la costruzione in project financing dei 4 nuovi ospedali di Prato, Pistoia, Massa, Lucca.
La attuale emergenza da Coronavirus ha per di più determinato proteste del personale sanitario ospedaliero, per la insufficienza di dispositivi di protezione adeguati. In tale situazione è paradossale che con un ordinanza del 25 marzo la Regione abbia deciso di assegnare i Dpi più efficaci, gli Ffp3, soltanto al personale sanitario delle terapie intensive e nei reparti Covid ma non al personale di pronto soccorso, dei laboratori analisi o del 118, che sono comunque tra i lavoratori più esposti; inoltre solo adesso, dopo molte resistenze iniziali si sta iniziando a effettuare i tamponi per il personale sanitario.
In generale le tutele per i lavoratori della nostra regione anche degli altri settori sono tutt’altro che adeguate e molte sono state le vertenze per la mancanza di Dpi e di istruzioni per difendersi dal virus, questo in un quadro generale in cui aziende e istituzioni toscane hanno accettato con lentezza e dissapore la necessità di restrizioni sulle attività produttive.
Del resto da un punto di vista economico l’emergenza colpisce duramente tutti i settori, tra i più colpiti ci sono il turismo, (con tutto ciò che significa per una città come Firenze in termini di indotto) il settore alberghiero, il commercio, l’allestimento standistico, il ricreativo culturale, i trasporti, il manifatturiero. Una situazione drammatica in cui sono già molte le famiglie in sofferenza e rispetto alla quale le istituzioni pubbliche sanno solo fare appello alle banche, a dimostrazione dei limiti enormi e del cinismo di un sistema economico finanziario che consente la sopravvivenza delle persone salvo incidenti di percorso.
Una crisi sistemica grave che rischierà di gettare nel bacino degli indigenti tantissimi cittadini che con fatica mantenevano già prima a stento le proprie attività lavorative, che si aggiungono a disoccupati, precari, lavoratori degli appalti, apprendisti, partite Iva e tante altre categorie a rischio.
Da sottolineare che da sempre in Toscana, le difficoltà lavorative ed economiche vanno di pari passo con l’enorme problema dell’accesso alla Casa. Difatti in una città con costi degli affitti tra i più alti di Italia, sono tante le famiglie costrette a situazioni di inadempienza e occupazione, per le quali, solo grazie alla mobilitazione delle organizzazioni impegnate, è stato possibile ottenere un blocco degli sfratti tuttavia solo momentaneo, che lotteremo per rendere strutturale.
In tale situazione drammatica dobbiamo preoccuparci anche delle situazioni di crisi industriale già in essere come la Bekaert, la Piaggio, la Gkn, la Lucchini, la Continental, solo per citarne alcune: situazioni in cui i lavoratori si aspettano risposte concrete da ammortizzatori sociali e rilanci industriali che nel caos generale rischiano di passare in secondo piano, evento che non sarebbe ammissibile.
Infine sulla Scuola e sulla sospensione delle lezioni in aula, va detto che non può essere riversato sulle famiglie il peso economico della didattica on line, sopratutto in termini di contratti internet e strumenti tecnici; è inoltre urgente attivare le adeguate misure di sostegno per gli studenti che lo necessitano, in particolare per quelli certificati.
In ogni caso vista la particolarità dell’anno scolastico è opportuna una moratoria delle bocciature per tutti gli studenti delle scuole medie e superiori e lo stralcio, almeno dei mesi di emergenza, delle le tasse universitarie per l’anno 2020.
7) La Lotta, verso il Primo Maggio
Adesso più che mai la lotta per la salute passa anche per il diritto al lavoro e per i diritti sul lavoro. La pausa nelle vertenze e nelle mobilitazioni imposta dalla quarantena è per noi solo un modo per recuperare energie e ritornare presto, con vigore, a organizzarci per rivendicare diritti e dignità per tutte le donne e gli uomini anche di questa città. Lo faremo in modo coeso e solidale in nome della uguaglianza e della giustizia sociale.
A Firenze già molte organizzazioni progressiste e antagoniste si sono riunite in un percorso organizzativo che troverà la sua sintesi nella “giornata internazionale per il lavoro e per i diritti di lavoratrici e lavoratori” del Primo Maggio, promossa dai sindacati di base di Firenze.
Una giornata in cui urleremo anche il diritto alla salute, alla sanità pubblica, alla sicurezza sul lavoro, alla casa e allo studio. Una giornata nel risveglio della coscienza di classe, contro lo sfruttamento e la speculazione capitalista; una giornata antifascista e femminista e contro l’imperialismo con il suo corredo di sfruttamento e guerre.
Il Primo Maggio sarà anche sintesi delle mobilitazioni per l’ambiente e la difesa del territorio che a Firenze si sono caratterizzate per le battaglie contro il progetto di Inceneritore nella piana fiorentina, contro l’ampliamento dell’Aeroporto di Peretola, contro il progetto di Tunnel Tav e della Stazione Alta Velocità ma anche a sostegno delle mobilitazioni studentesche del Fridays For Futures.
Intendiamo costruire un nuovo percorso cittadino solidale e combattivo per riconquistare un futuro di dignità e diritti.
Firenze, 3 Aprile 2020
– Primi firmatari:
Cub Firenze
Cobas Firenze
Usb Firenze
Usi Cit Firenze
Cobas Sanità Università e Ricerca
– Adesioni:
Collettivo 13 Rosso Firenze
Fronte di Lotta No Austerity
Assemblea Beni Comuni Diritti
Comitato provinciale Firenze Pmli
Partito della Rifondazione Comunista-Firenze
Movimento di Lotta per la Casa di Firenze

Collettivo di Unità Anticapitalista di Firenze

Lotta Continua Firenze

Collettivo Bujanov