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martedì 31 agosto 2021

Quarantena e tassazione sui fondi: è sciopero alla Pirelli di Settimo Torinese!

Pubblichiamo di seguito il comunicato di sciopero alla Pirelli di Settimo Torinese. Noi crediamo che questo sciopero non solo sia giusto, ma sia un esempio da seguire. In particolare il mancato pagamento della quarantena avrà, oltre alle pesanti conseguenze economiche, delle gravissime conseguenze sanitarie.

Pieno appoggio e totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori Pirelli di Settimo Torinese!




martedì 20 ottobre 2020

BOCCIAMO QUESTA IPOTESI DI RINNOVO CCNL: BASTA ACCORDI A PERDERE

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato della Allca-Cub sul rinnovo del Ccnl Gomma-plastica



Gomma-plastica: respingiamo la bozza di accordo, fa male ai lavoratori!


Dopo la scadenza naturale datata dicembre 2018, a cui hanno fatto seguito diverse proroghe, siamo arrivati a questo autunno 2020 in cui viene sfornata l’ipotesi di rinnovo del CCNL Gomma-Plastica. Una ventina di pagine, come sintesi; che dovrebbe essere presentata a tutti i lavoratori della categoria, attraverso assemblee sindacali nel corso delle quali gli stessi dovranno esprimere il loro consenso (o dissenso).

Noi lo abbiamo letto, e ci siamo fatti un’opinione. Entriamo subito nella parte tecnica di questa ipotesi di rinnovo.

Tutti ricorderemo che nel dicembre 2018, in molti ci ritrovammo davanti alla sede nazionale della Federazione Gomma Plastica, a Milano. Era una giornata di sciopero nazionale per tutta la categoria, indetto da CGIL, CISL, UIL (dopo più di dieci anni in cui non accadeva nulla del genere…) per protestare contro ciò che sarebbe dovuto accadere da lì a poco. Qualcosa che non aveva precedenti: la decurtazione di una parte dell’aumento salariale previsto del CCNL: in pratica invece di ricevere l’aumento, dovevamo essere noi a restituire dei soldi. Il tristemente noto articolo 70: già, la restituzione dei soldi era prevista in questo articolo, che faceva parte del CCNL firmato dalle stesse direzioni di CGIL CISL UIL. Quindi i padroni che chiedevano la restituzione dei soldi, in realtà applicavano alla lettera il CCNL, e quindi, dal loro punto di vista, che viaggia in direzione contraria agli interessi di noi lavoratori, avevano le loro ragioni. Ragioni che venivano meno invece per quegli apparati sindacali che avevano fatto la “sciocchezza” di firmare una cosa del genere. Sempre l’articolo 70 contiene poi la tregua sindacale (niente sciopero durante il rinnovo contrattuale) tale norma, tutt’ora presente anche nella nuova ipotesi d’accordo, è l’emblema di un contratto a perdere: una linea sindacale che si è diffusa negli anni attraverso la concertazione che si è sostituita al conflitto.


Tornando ai giorni nostri, abbiamo già evidenziato all’inizio il grave ritardo (circa 1anno e mezzo) con il quale si è arrivati all’ipotesi di accordo, e di conseguenza si arriverà alla firma. Durante questo lungo periodo di ritardo, i lavoratori sono stati vittime:

- di una crisi economica che era in atto già da tempo;

- crisi che è stata ulteriormente aggravata dall’emergenza sanitaria e dalla pandemia;

- pandemia durante la quale in molti sono stati costretti alla cassa integrazione forzata, spesso non pagata o pagata con mesi di ritardo.

Senza scordarci di tutto il maltolto facente parte del vecchio CCNL, di cui abbiamo già

parlato in precedenza.


In questo scenario, i sindacati firmatari avanzano nella loro ipotesi di accordo una proposta di aumento salariale pari a 63 euro lorde (45 legate al vecchio Ipca e 18 alla produttività), erogato in due tranche da 31 e 32 euro nelle date del 1 gennaio 2021 e 1 gennaio 2022. Questo l’aspetto puramente economico. Andando su altri dettagli comunque importanti, si notano:

- l’aumento della vigenza contrattuale fino e 42 mesi (in precedenza erano 36);

- una larga parte dell’accordo è legata alle commissioni paritetiche e agli enti

bilaterali, ossia una serie di organismi atti a finanziare surrettiziamente i firmatari , finanziati dai padroni e da trattenute economiche che vengono fatte sulla busta paga di tutti noi lavoratori (come se non ce ne fossero già a sufficienza…). Tutto questo per garantire il mantenimento degli apparati inutili e inconcludenti dei sindacati firmatari;

- la comparsa di una nuova figura tra i rappresentanti sindacali: ci mancava il rappresentante dei lavoratori per la formazione! Figura alquanto ambigua, in quanto non si capisce bene di che cosa esso si debba occupare (che tipo di formazione, nei confronti di chi, con quali criteri;

- la riconferma e l’incremento del welfare aziendale, meccanismo a nostro parere “a perdere” e sul quale abbiamo già da tempo espresso il nostro giudizio negativo.

In sintesi: lo riteniamo un modo per pagare i premi ai lavoratori con servizi di vario genere, che andranno a sostituire gli aumenti economici e che porteranno una defiscalizzazione della quale viene evidenziato solo un aspetto, quello della detassazione per l’appunto, ma che in realtà andrà a togliere contributi per tutti quei servizi pubblici come pensioni, istruzione, sanità. Tutto questo con la benedizione dell’asse unico padroni – sindacati firmatari. All’inizio di questo testo, non a caso, abbiamo usato il condizionale quando abbiamo detto che l’ipotesi di accordo “dovrebbe” passare nelle assemblee sindacali. Un film già visto negli anni addietro: pseudo assemblee, alcune volte addirittura mai svolte, con altrettante pseudo votazioni. Aggiungendo i tempi strettissimi nei quali esse si dovrebbero svolgere (il testo dice che entro il 20 novembre 2020 dovrà esserci l’esito definitivo), nel clima di emergenza e restrizioni dovuto alle misure di sicurezza Covid 19, tutto fa pensare ad un meccanismo tutt’altro che democratico, con un esito scontato e puramente “di facciata”.

Questa la nostra analisi tecnica e critica, alla quale deve naturalmente fare seguito una parte propositiva.

- Prima di tutto l’aspetto salariale, che deve tornare ad essere la parte più importante dei CCNL. Aumenti di salario con riduzione dell’orario di lavoro: per aumentare l’occupazione e migliorare la qualità della vita di ogni lavoratore dipendente.

- Rilanciare la democrazia sindacale: tutte le organizzazioni sindacali devono avere parità di diritti e considerazione, al cospetto dei lavoratori che devono avere libertà nelle scelte sindacali.

- Rilanciare il diritto di sciopero e il suo valore, una conquista ottenuta nel tempo con la lotta, il sudore e il sangue, e che ora di giorno in giorno, di riforma in riforma, di accordo in accordo, viene sempre più affossato e limitato da governi, padroni e direzioni dei sindacati firmatari.


Un modo potrebbe essere quello di unire le lotte di tutte le categorie più deboli e normalmente massacrate: lavoratori, pensionati, studenti, disoccupati, senza tetto, migranti. Tutti uniti sotto un comune denominatore: quello degli sfruttati, che devono combattere contro il loro nemico principale: gli sfruttatori.

Milano 19 Ottobre 2020




giovedì 17 ottobre 2019

I lavoratori Bekaert continuano a lottare... e noi saremo con loro!

Riceviamo e pubblichiamo il volantino degli operai della Bekaert di Figline Valdarno (ex Pirelli)
Come redattori di CUBlog e lavoratori Pirelli  siamo solidali ai nostri compagni toscani e ci uniamo a loro nella lotta!


martedì 13 marzo 2018

Pirelli di Bollate: il comunicato dei lavoratori Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity in occasione del rinnovo della RSU. NO ALL'ACCORDO DELLA VERGOGNA!

 Alcuni lavoratori della Pirelli di Bollate in presidio davanti alla sede di Federgomma a Milano


Bollate, 13 marzo 2018


Rinnovo della RSU alla Pirelli di Bollate: giusto per essere chiari…



Cari colleghi,

in questi giorni che precedono le elezioni della RSU, sovente siamo stati avvicinati da diversi candidati che chiedevano (a noi!) le nostre intenzioni di voto; se non addirittura il voto (sic!)
Avremmo voluto esprimere la nostra posizione prima delle elezioni, ma le assemblee retribuite di organizzazione indette da CGIL, CISL e UIL, “aperte ad iscritti e simpatizzanti”, ci hanno automaticamente escluso da questa possibilità, visto che non siamo né iscritti né tantomeno simpatizzanti. Poco importa: lo faremo in queste righe che non potranno essere affisse nelle bacheche perché, ahinoi, siamo esclusi anche da quelle. Magari, come spesso avviene, faremo un volantinaggio, chiedendo anche permessi non retribuiti e facendo il sacrificio di presentarci davanti all’ingresso della fabbrica tre volte in diciotto ore, nonostante il turno lavorativo.
Abbiamo fatto questa breve e doverosa premessa affinché sia chiaro – se ancora non lo fosse – che siamo esclusi da un sistema padronale che si è appropriato della rappresentanza e delle funzioni sindacali.
Il nostro sindacato, la Cub, non ha firmato il Testo Unico sulla Rappresentanza (TUR) perché lo ritiene antidemocratico, estromissivo e incompatibile con la difesa dei lavoratori; il Fronte di Lotta No Austerity, al quale aderiamo, fa del contrasto al suddetto accordo un tratto identitario a tal punto da dedicarne un intero articolo del proprio statuto e da aver avviato una specifica campagna permanente alla quale abbiamo aderito.
Detto questo, va da sé che la nostra posizione riguardo alle imminenti elezioni per il rinnovo della RSU, sia quella dell’astensione; un’astensione, la nostra, che nulla ha a che vedere col qualunquismo, il disinteresse o la mera pigrizia. La nostra astensione è un’intenzionale scelta politica compiuta sulla base di precisi argomenti che negli ultimi anni abbiamo abbondantemente illustrato.
Troviamo assurdo e sconcertante che prima delle elezioni alcuni candidati siano venuti a chiedere le nostre intenzioni di voto, paventando – come se per noi ci fossero differenze – la vittoria di quella o quell’altra sigla. Troviamo altresì incomprensibili altre cose successe in questo periodo preelettorale. Rimaniamo quantomeno perplessi sulle dimissioni solo annunciate da parte dei sei delegati della Filctem-Cgil e mai avvenute, nonché coronate da sei ricandidature: pensando alle recenti cronache politiche di casa nostra, verrebbe da dire che è un vizietto italico.
Non possiamo fare a meno di interrogarci sul motivo e sullo scopo di quelle dimissioni. Parrebbe, stando al comunicato affisso in quei giorni in bacheca, siano ascrivibili a scorrette relazioni sindacali con l’azienda. Non ce ne voglia nessuno, saremo noi all’antica, ma crediamo che le relazioni più importanti, i delegati sindacali, debbano principalmente averle coi lavoratori e solo in subordine a quest’ultime, con l’azienda e le proprie organizzazioni. Ne consegue, dal nostro punto di vista, che i momenti difficili di relazione coi padroni debbano al contrario essere i momenti in cui i delegati si mantengano saldi al loro posto e ricerchino le possibili soluzioni e la forza per applicarle in coloro che rappresentano, altrimenti si dà l’impressione di trarre il proprio ruolo e la propria importanza dai padroni, anziché dai lavoratori.
Oggi come ieri ci battiamo per una rappresentanza sindacale libera dai ricatti padronali e realmente democratica, dove siano i lavoratori a scegliere i loro rappresentanti.
Poltrone e denaro provenienti dagli enti bilaterali, fiumi di permessi sindacali, spazi esclusivi di affissione e diritti esclusivi d’indizione delle assemblee come di gestione dei licenziamenti e delle conciliazioni, fanno parte di quello che crediamo essere il più grande e proficuo investimento del capitalismo: comprarsi i sindacati per estinguere le lotte.
Noi abbiamo scelto di uscire dal Grand Hotel di lusso e piazzare la nostra tenda fuori dalle stanze del potere per stare insieme ai lavoratori: unica fonte della nostra forza.
Un giorno qualcuno ci disse che dovremmo smetterla di fare i duri e puri e iniziare a sporcarci le mani. Per noi non è una questione di essere o meno “duri e puri”, ma di coerenza e rispetto verso i nostri princìpi. Noi le mani le sporchiamo tutti i giorni: al lavoro 5 giorni alla settimana, e nella nostra attività politica e sindacale  dentro e fuori dalla fabbrica.
Ciò che non vogliamo sporcarci, accettando e legittimando il nefasto accordo sulla rappresentanza, è la coscienza.

I lavoratori iscritti Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity




sabato 17 febbraio 2018

Riceviamo dai compagni della RSU Pirelli di Settimo Torinese e volentieri pubblichiamo

O.D.G:

L'efferato delitto di Macerata, la tentata strage xenofoba del 3 febbraio e tutti gli eventi che si sono susseguiti, a nostro parere anche attraverso un'informazione mirata, sono stati fatti oggetto di un uso politico strumentale e distorto.

Attuali fenomeni quali l'alto tasso di disoccupazione e il conseguente impoverimento dei corpi intermedi della società, le dinamiche che determinano i flussi migratori e la solitudine nel quale si trova il Paese sulla gestione degli stessi, aumentano esponenzialmente le paure e la percezione di insicurezza della popolazione.

L'inappropriata e incauta miscela di questi elementi, alterata e manipolata dagli sciacallaggi politici ad uso elettorale, sta ottenendo il pericoloso effetto di riesumare latenti istinti razziali e spinti nazionalismi forse eccessivamente sottovalutati.

La RSU Pirelli in qualità di soggetto con una qualche responsabilità sociale seppure perimetrata, ritiene opportuno condividere una forte preoccupazione per le derive alle quali stiamo assistendo, nonchè non esimersi dall'esprimere il proprio pensiero:

confida in una rapida ed efficace conclusione dell'indagine della magistratura sulle dinamiche del delitto affinché venga fatta giustizia e auspica un rapido e giusto epilogo del processo sulla tentata strage,

INVITA

le Lavoratrici ed i Lavoratori tutti ad una attenta selezione dei messaggi che vengono passati, filtrando i populismi plasmati appositamente per cavalcare paure e rabbia in risposta agli istinti più primordiali, non a caso, in una fase pre-elettorale che come ci siamo inspiegabilmente abituati a metabolizzare, è sempre più caratterizzata da promesse difficilmente realizzabili e false soluzioni lampo.

RITIENE INOLTRE NECESSARIO cogliere ogni occasione per ragionare e confrontarsi sui razionali concreti dei fenomeni che stiamo vivendo, ma soprattutto nel fare ciò, a partire SEMPRE dai presupposti di ripudio della violenza, della giustizia sommaria dei razzismi e dei fascismi.

giovedì 3 novembre 2016

Verbale Attivo ALLCA- CUB Milano, 22 ottobre 2016 e documenti allegati

Verbale Attivo ALLCA- CUB Milano, 22 ottobre 2016

Il giorno 22 ottobre si è tenuto un Attivo ALLCA-CUB di militanti, delegati RSU e iscritti, a Milano, presso la sede nazionale di viale Lombardia 20.

La riunione si apre alle ore 9.30 sui seguenti temi oggetto della richiesta di convocazione:
1) situazione dell’ALLCA e programmazione attività
2) report Assemblea CUB del ½ luglio 2016
2) definizione sindacato di base e stato della CUB
3) sciopero generale 4 novembre: organizzazione attività

La discussione si è animata con il disappunto giunto da alcuni militanti per la mancata costruzione di un percorso unitario del sindacalismo di base nella mobilitazione di uno sciopero generale che invece a distanza di qualche settimana, il sindacalismo di base indice due scioperi generali separati: il 21 ottobre e il 4 novembre.
Altro elemento di discussione è la scelta del 4 novembre che vede esclusi dalla mobilitazione la categoria dei trasporti ritenuta strategica sul piano della risonanza e il disagio.
Inoltre la scelta del 4 novembre (ex festività) pone il dubbio tra i lavoratori di alcune categorie per una possibile doppia trattenuta in caso di sciopero.

Per quanto concerne la ex festività del 4 novembre soppressa, nei CCNL in cui si prevede la retribuzione di 1/25 della mensilità, tale festività soppressa si riconduce alla Legge 54 del 1997 che per il 4 novembre tale ex festività viene spostata alla prima domenica del mese di novembre. Per cui l’assenza per sciopero nella giornata del 4 novembre non nega il diritto alla retribuzione di 1/25 della mensilità poiché tale ex festività viene sovrapposta alla prima domenica del mese.

Il report della Assemblea CUB del 1 e 2 luglio 2016 ha manifestato la debolezza dei contenuti politico sindacali in chiave di prospettiva futura ed ha evidenziato lo scivolone nel non aver documentato per tempo i partecipanti sulle modifiche dello Statuto.
Inoltre ha fatto emergere spiacevoli contrasti che minano la crescita e lo sviluppo dell’organizzazione.

Nell’ambito di un più ampio intervento, mirato a denunciare una carenza democratica nel nostro sindacato, sono stati presentati dai lavoratori Pirelli e militanti ALLCA CUB due documenti di critica: uno relativo alle recenti diffide dall’utilizzo di sigle “non conformi”, fatte pervenire ad alcuni compagni in occasione dell’organizzazione di un convegno su temi sindacali; l’altro relativo alla scelta della data dello sciopero generale del 4 novembre.

Si allegano i documenti delle due mozioni “Sciopero 4 novembre” e “Diffida” presentate da Fabrizio Portaluri, Diego Bossi, Matteo Moroni, Ivan Romanò





Si è convenuto che in futuro ALLCA deve mettere in condizioni i componenti del Coordinamento nazionale a confrontarsi con la base militante ALLCA affinché si possa dibattere i temi per cui si è chiamati al Coordinamento Nazionale.


Si è deciso di programmare l’attività sindacale del ALLCA per la costruzione delle RSA nei luoghi di lavoro in cui siamo presenti e potenzialmente esserci, attraverso il lavoro di comunicazione e propaganda dei motivi per cui non partecipiamo alle elezioni RSU con il nuovo accordo della rappresentanza del 10 gennaio 2010.

Si chiude la riunione della Segreteria Nazionale ALLCA alle ore 13.30 circa



Milano, 22 ottobre 2016




A seguire i testi dei due documenti che i lavoratori Pirelli  hanno chiesto di mettere ai voti. La richiesta è stata respinta con la motivazione che negli attivi non sono previste votazioni.
Le seguenti mozioni rimangono allegate al verbale.


ORDINE DEL GIORNO SCIOPERO 4 NOVEMBRE

Considerando che
-il 4 novembre , a causa della legislazione contro gli scioperi, sarà impossibile lo sciopero dei trasporti . La mancanza di questo settore depotenzierà  lo sciopero generale stesso, con una grossa perdita di visibilità.
-essendo il 4 novembre festività soppressa, diverse categorie  sarebbero sottoposte ad una doppia trattenuta per la giornata di sciopero.
-Il Si Cobas non sciopererà il 4 novembre perché questa data non lo convinceva. Faranno sciopero il 21 ottobre mentre anche Sgb ha manifestato dubbi sulla data scelta, indicendo in ritardo lo sciopero. In conclusione si è venuta così a rompere l’unità che si era realizzata il 18 marzo tra le diverse sigle sindacali conflittuali.
Riteniamo che non deve mancare un approccio unitario nell’indire uno sciopero. Ci rendiamo conto della difficoltà di indire la fermata con alcune sigle sindacali, soprattutto dopo la firma dell’accordo sulla rappresentanza. D’altra parte con due scioperi generali in pochi giorni, ci stiamo rifiutando di dare un’alternativa reale di lotta ai lavoratori, tra l’altro in un periodo così difficile sindacalmente. E’ vero che le scorciatoie non vanno praticate, ma è anche vero che decisioni autoreferenziali e burocratiche non aiutano.
Per tutti questi motivi riteniamo che lo sciopero del 4 novembre debba essere  rinviato e organizzato nei dovuti modi, cercando di coinvolgere maggiormente quantomeno gli attivisti dell’organizzazione.



DIFFIDA

Qualche giorno prima di un convegno organizzato da alcune realtà della Cub è arrivata una diffida  da parte di Marcelo Amendola, tra l’altro non si sa a quale titolo. Ai compagni di queste realtà si vieta di utilizzare sigle Cub prive di effettiva legittimità organizzativa, anche perché, viene ricordato, “ da sempre la costituzione delle Cub provinciali o regionali è soggetto a precisi criteri , tra l’altro ultimamente definiti  nell’assemblea nazionale della Cub del 1 e 2 luglio”. Nel caso si continuasse a utilizzare queste sigle si sarebbe passibili di provvedimenti.
Vogliamo ricordare:
-stiamo parlando di un convegno che ha cercato di affrontare tematiche generali di spessore che andassero al di là di divergenze che possono esserci state negli ultimi mesi.
-Le sigle messe in discussione esistono da anni e non crediamo si  possono eliminare  con un tratto di penna.
-si parla di precisi criteri stabiliti nell’ultima Assemblea nazionale. E’ evidente a tutti i partecipanti che la discussione relativa allo Statuto è stata una farsa, inclusa anche la votazione.
Gli spazi di democrazia all’interno della nostra organizzazione stanno venendo sempre meno. Notiamo un processo di burocratizzazione. A volte sembra di essere in Usb, con quello che significa.
Rendendoci conto delle difficoltà che ci sono oggi a fare sindacato, non crediamo che sguazzare verso una burocratizzazione sia la soluzione.

Fabrizio Portaluri, Diego Bossi, Matteo Moroni, Ivan Romanò