domenica 31 dicembre 2017

Messaggio di fine anno 2017

Di Diego Bossi



Care lettrici, cari lettori,




mentre dal colle più alto di Roma il Capo dello Stato borghese scioglie le camere e indìce le elezioni politiche per il prossimo 4 marzo, va in scena la solita campagna elettorale, ossia la grande, colossale e sistematica presa per il culo ai danni di lavoratori, precari, disoccupati e pensionati, dove gli attori di un sistema marcio e nemico della nostra classe si prodigheranno nel dare l'illusione che la democrazia borghese può auto-correggersi e migliorarsi. Ma, appunto, questa non è che un'illusione.




Questo lo sanno bene insegnanti e studenti che lottano ogni giorno contro la precarietà che si traduce in ricatti ad allinearsi al sistema, un sistema che sta svuotando di significato il concetto stesso di "scuola", dove si archivia la funzione di sviluppo del pensiero critico e indipendente per lasciare il campo alla docenza propedeutica al capitale, alla vergognosa e infame "alternanza scuola-lavoro" che dà ai padroni carne giovane da sacrificare al profitto.




Lo sanno bene le maestre e i diplomati magistrali che rischiano di uscire dalle graduatorie o di perdere il posto per effetto di una sentenza del Consiglio di Stato e che inizieranno il 2018 con uno sciopero l'8 gennaio.




Lo sanno bene le lavoratrici e i lavoratori di Alitalia, alle prese con un governo che a camere sciolte si affretta a svendere la compagnia aerea a speculatori incapaci e senza scrupoli che imporranno tagli drastici di personale come di salari e diritti.




Lo sanno bene le compagne e i compagni dei movimenti di lotta per la casa, che quotidianamente sono al fianco di chi vive situazioni drammatiche a causa di sfratti senza pietà, portati a termine coattivamente con la violenza e la ferocia dei servi in divisa della borghesia.




Lo sanno bene gli operai delle fabbriche come i lavoratori dei trasporti e del pubblico impiego che stanno subendo il più grave e coordinato attacco al diritto di sciopero della storia della repubblica, dove con la complicità dei sindacati confederali sono stati prodotti testi di legge, accordi di rappresentanza e contratti nazionali che esplicitamente formalizzano la sedazione del conflitto e l'indebolimento del diritto di sciopero. Parliamo della legge 146/90, del testo unico sulla rappresentanza e delle varie clausole di tregua sindacale che nei contratti di categoria vietano alle parti di assumere iniziative unilaterali (sciopero ndr) durante le trattative.




Lo sanno le donne che lottano contro la discriminazione di genere e la violenza maschilista, che si misurano e si scontrano ogni giorno contro un sistema che le sfrutta doppiamente: come donne e come lavoratrici.




Lo sanno bene le compagne e i compagni che ogni giorno lottano contro la deturpazione dei territori e del clima, dalla Valsusa alla provincia di Alessandria contro TAV, discariche e scorie nucleari; dalla Puglia e dalla Basilicata contro gasdotti e inquinamento delle falde acquifere; dalla Sicilia per un'acqua pubblica e libera dalle mafie e dalle speculazioni private e contro l'installazione del M.O.U.S., sistema di telecomunicazioni della Marina americana che porterà danni alla salute dei cittadini, al loro stile di vita e ai prodotti agricoli.




Lo sanno bene le donne, gli uomini e i bambini che sono scappati da guerre e violenze e sono riusciti ad arrivare vivi sulle coste italiane e sottolineo "vivi" perché sono in migliaia a morire ogni anno affogati nelle acque del Mediterraneo. Forse loro lo sanno più di tutti, perché più di tutti hanno subìto sulla propria pelle il vero volto del capitalismo, dei governi al suo servizio e della cultura razzista e xenofoba alimentata dalle destre.




Lo sanno bene le donne e gli uomini della popolazione Mapuche in Argentina, vittime della dura repressione poliziesca a difesa dei capitalisti come Benetton e culminata con l'omicidio di Santiago Maldonado.




Lo sa bene Reza Sahabi, incarcerato in isolamento per 19 mesi nelle galere di Theran, colpevole di essere un attivista sindacale.




Lo sa bene Sebastian Romero, combattente operaio sempre in prima linea nelle lotte della classe lavoratrice e contro le politiche di austerità del Governo Macrì in Argentina e oggi destinatario di un ordine d'incarcerazione per aver protestato davanti al Parlamento.




Potremmo andare avanti per ore, la verità è che basterebbe già mettere insieme questi pochi pezzi del puzzle per capire che siamo davanti uno scontro di classe e che nessuna soluzione uscirà mai dalle urne; perché non sono le nostre urne. Sono un mero strumento della borghesia per assorbire lo scontro di classe, un sistema per raccogliere il dissenso sociale e incanalarlo nello stomaco del Capitale. Il mondo migliore che sognano e chiedono i lavoratori non verrà mai recepito dallo Stato perché lo Stato appartiene a chi i lavoratori li sfrutta.




Si chiude un anno importante e positivo per questo blog, sia per la sua linea editoriale sempre attenta alle prospettive di classe e contro stupide e infantili competizioni sindacali, sia per la sua scelta - che convintamente riconfermiamo - di aderire al Fronte di Lotta No Austerity, dove insieme a lavoratrici e lavoratori di diverse collocazioni geografiche, sindacali e categoriali portiamo avanti uniti e reciprocamente rafforzati le nostre esperienze di lotta.




CUBlog dà e continuerà a dare spazio alle lotte dei lavoratori, indipendentemente dalla loro collocazione sindacale, contro lo sfruttamento di padroni e burocrazie, contro i metodi concertativi e complici delle grandi burocrazie sindacali. 




Continueremo a promuovere il conflitto sociale come unica soluzione per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e di tutti coloro che sono relegati ai margini dal capitalismo.




So benissimo che la lotta non si ferma mai e che purtroppo molte persone avranno veramente poco da festeggiare. Vorrei dire a tutte quelle persone di non sentirsi sole, di unirsi e stringersi con spirito di fratellanza proletaria a tutte le compagne e i compagni in lotta. 




Nella triste occasione del quindicesimo anniversario della sua scomparsa, che cade il giorno di Capodanno, vi lascio con una canzone  e con delle parole semplici e forti, un inno contro la democrazia borghese, un invito all'attivismo e alla militanza.




Un saluto rosso a pugno chiuso!





"Vorrei essere libero, libero come un uomo. 

Come un uomo che ha bisogno 

di spaziare con la propria fantasia 

e che trova questo spazio 
solamente nella sua democrazia. 
Che ha il diritto di votare 
e che passa la sua vita a delegare 
e nel farsi comandare 
ha trovato la sua nuova libertà. 

La libertà non è star sopra un albero 
non è neanche avere un'opinione 
la libertà non è uno spazio libero 
libertà è partecipazione".
















2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel editoriale, come al solito.
Poi chiudere con quel pezzo di Gaber..

gattorosso71S ha detto...

Grande Diego!
Le urne sono destinate al cimitero delle lotte.
Nessuna legittimazione al potere borghese.

Sergio.