lunedì 13 aprile 2015

Appello per Nino di Matteo - dalla pagina fb di Sabina Guzzanti


Questo appello è rivolto ai magistrati Eugenia Pontassuglia, Marco Del Gaudio Salvatore Dolce appena promossi alla Procura Nazionale Antimafia.
Ci rivolgiamo a voi, sicuri di parlare a magistrati ottimamente preparati e determinati a sconfiggere le mafie che oggi hanno ottenuto ormai il CONTROLLO su tutto il territorio nazionale.
Con questo appello non esprimiamo nessun dubbio sulla vostra adeguatezza a ricoprire il ruolo per cui siete stati scelti.
Insieme alla certezza sulle vostre qualità abbiamo però pure la certezza che il dott. Di Matteo sia stato escluso dalla Procura Nazionale, per ragioni politiche e non di merito.
Perfino quelli che nel Csm difendono questa scelta, ricorrono ad argomenti ambigui quali l’incapacità di fare squadra o di rispettare le esigenze dell’ufficio: ambigui perché alludono palesemente a un atteggiamento a cui si rimprovera l’indipendenza.
La mancata assegnazione di Di Matteo alla Direzione Nazionale Antimafia inoltre non è una semplice punizione per il processo sulla trattiva stato-mafia, processo di fondamentale importanza in quanto è l’unico processo che va alla radice del problema dello strapotere mafioso che sta soffocando questo paese.
Essa costituisce infatti un oggettivo impedimento o per lo meno grave intralcio alle indagini, non essendo più Di Matteo titolato a occuparsi di mafia e potendo quindi essere COSTRETTO, come in effetti accade, dai suoi superiori a occuparsi d’altro, come processi per reati di abusi edilizi o di furti di energia elettrica.
Noi siamo fra quelli che non vogliono smettere di credere che questo paese possa tornare alla civiltà e le vostre biografie ci raccontano che siamo dalla stessa parte: vi siete occupati di ‘ndrangheta, degli orrendi scandali di casa Berlusconi e di Finmeccanica. Tutte indagini coraggiose e importanti.
Siamo consapevoli che con questo appello stiamo chiedendo molto: vi chiediamo di RINUNCIARE a un incarico prestigioso a cui sicuramente tenete molto, in segno di solidarietà con Antonino Di Matteo.
Quanti in questo paese sarebbero capaci di compiere un gesto così profondamente onesto?
Non molti ma qualcuno sì: qualcuno in questo paese ha perso il lavoro per difendere il diritto di svolgere attività sindacale, per difendere i diritti fondamentali del lavoro, qualcuno per difendere la libertà d’espressione e d’informazione, qualcuno perde tutto per difendere la verità e la giustizia.
Quante volte tanti vostri colleghi negli incontri pubblici ci esortano a non rinunciare alla nostra dignità nemmeno a costo della vita perché la dignità è il senso della vita. Ebbene se a queste parole vogliamo credere sul serio, è necessario che ciascuno di noi quando ne ha l’opportunità, si ricopra di gloria, scelga la strada più difficile ma più giusta celebrando il senso della vita.
Crediamo invece che accettare questo incarico in questo contesto, vi renderebbe complici di un sistema che quando non è mafioso di fatto, è certamente mafioso dal punto di vista della cultura e della prassi.
Certo voi non fareste nulla di male accettando quest’incarico, ma sapete benissimo e noi tutti lo sappiamo, che c’è una persona che ha più titoli di chiunque per ricoprirlo e che questa persona è stata scartata proprio perché combatte il sistema mafioso per quello che veramente è:
Non combatte la mafia delle fiction televisive, combatte la mafia che gli italiani incontrano tutti i giorni, che siano operai o studenti, precari o magistrati, ricercatori o lavoratori delle forze dell’ordine, politici o testimoni di giustizia.
Se voi rifiutaste questa promozione d’altro canto, sarebbe un segnale così potente, così significativo da restituire a tutti la forza di sperare.
D’altra parte esiste un altro modo di combattere la mafia che non sia quello di rifiutare i suoi premi e le sue punizioni?
Vi preghiamo con tutto il cuore di riflettere seriamente sull’opportunità che vi si presenta di compiere un gesto così nobile e così importante.
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