giovedì 25 agosto 2016

Quando la terra trema il capitalismo uccide - Articolo di Francesco Ricci (PdAC)

Ci sono parole che restano attuali perché descrivono situazioni statiche, lontane da ogni evoluzione e miglioramento. Rientra in questa categoria l'articolo che Francesco Ricci (PdAC) ha scritto e pubblicato subito dopo il terremoto che colpì l'Emilia nel 2012.
Questo articolo valeva ieri, vale oggi e varrà fino a quando il capitalismo ci farà morire per il suo sporco profitto.


La redazione di CUBlog



Di Francesco Ricci 



"La fierezza degli emiliani che li spinge a ripartire subito", "una tragedia inevitabile, il terremoto è imprevedibile". Sono due frasi o due concetti che sono stati ripetuti fino alla nausea dai giornali e dalle Tv della borghesia. Un esempio da manuale di cosa sia e a cosa serva la "ideologia dominante". Il peggio è infatti sentire queste stesse frasi ripetute, spesso con le identiche parole dei ministri, dalle vittime del terremoto, cioè dai lavoratori delle zone dell'Emilia colpite.
I padroni vogliono far ripartire subito le fabbriche, vogliono rimandarci dentro gli operai, in quei capannoni traballanti. Nella retorica del "ripartire" vengono coinvolte anche le scuole delle zone terremotate: con la complicità di qualche stupido preside zelante, gli insegnanti sono obbligati a riprendere a lavorare in cortili o sotto tendoni (magari portandosi la sedia da casa, come è successo a Finale Emilia). Tutte immagini di "laboriosità emiliana" riportate dai mass media come fatti positivi: il lavoro sopra tutto. A seguire vescovi e cardinali portano sermoni e incenso.
Ecco che la loro propaganda riprende a martellare sulle nostre teste spiegandoci che certo dispiace per i morti, ma in fondo l'uomo è impotente di fronte alla forza della natura; che è inutile fermarsi a piangere, che dopo una santa messa per i morti la la vita deve riprendere. "Ora ricostruiamo, non è il momento delle polemiche", ripete ogni ministro, sottosegretario, assessore. Ogni ora di lavoro persa sono soldi in meno per i padroni.
Certo è vero che i terremoti sono eventi naturali e che l'uomo non li può impedire. Ma ci sono almeno sei cose che tanto naturali non sono.
Primo, non è naturale l'ignoranza quasi assoluta che circonda i terremoti. Che non si sappia più o meno nulla lo si capisce ascoltando in successione i presunti esperti che in Tv e sui giornali danno interpretazioni opposte delle cause delle varie scosse: chi parla di "eventi diversi", chi di "scosse di assestamento del medesimo evento sismico". Chi avanza previsioni sulla scossa successiva; chi dice che non si può fare nessuna previsione.La realtà è che se, nonostante le enormi conoscenze scientifiche e tecnologiche accumulate nel tempo e sviluppate rapidissimamente in questi ultimi anni, nonostante siamo circondati da "miracoli" tecnologici che consentono cose impensabili solo fino a dieci anni fa, ci sono settori della ricerca rimasti fermi all'Ottocento. Ciò è dovuto al fatto che la scienza e la ricerca scientifica non si sviluppano in un campo neutro ma sotto il dominio della società divisa in classi e basata sullo sfruttamento della stragrande maggioranza dell'umanità da parte di un pugno di miliardari.Non c'è un solo ambito della società che sfugga alle leggi del profitto, tanto meno quello della ricerca. In altre parole, se sui terremoti non sappiamo quasi nulla non è per una "impossibilità a conoscere" ma perché è un ambito della conoscenza che non dà profitti immediati.
Secondo, non è naturale che anche scosse non fortissime provochino un così gran numero di vittime. Del 5,8 è stata la magnitudo del terremoto del 29 maggio e del 6,1 quello del 20 maggio. Secondo le definizioni ufficiali della scala Richter fino a 5,9 il terremoto è definito "moderato" e dovrebbe causare danni strutturali solo agli edifici "costruiti male", mentre "rarissimi" sono definiti i danni agli edifici "costruiti con moderni criteri antisismici". Subito sopra il 5,9 si passa a un terremoto "forte", ma siamo ancora a metà della scala.Invece abbiamo avuto 27 morti (accertati alla data in cui scriviamo). Perché? Perché in gran parte erano operai che lavoravano sotto capannoni in cui i tetti, come è stato appurato, erano talvolta "solo appoggiati". Si tratta cioè di incidenti che avrebbero potuto verificarsi anche con scosse nettamente inferiori: in qualche caso forse sarebbero bastati anche forti venti per far crollare tutto.
Terzo, non è naturale che non si faccia alcuna prevenzione. Cioè che, nonostante grossomodo tutto il territorio nazionale sia "zona sismica", la maggioranza delle fabbriche, delle case, delle scuole non siano in grado di resistere nemmeno a terremoti "moderati". Anche qui non è un problema di conoscenze tecniche ma di profitti: una casa o una fabbrica costruita con criteri anti-sismici viene infatti a costare circa il 15% in più. Il padrone e il costruttore risparmiano, chi dovrebbe controllare non controlla.
Quarto, non è naturale che dopo il primo terremoto (20 maggio) siano stati costretti i lavoratori di tante fabbriche a rientrare al lavoro, sotto minaccia di licenziamento. Questo è l'elemento più evidente, tanto che è nei fatti uno dei pochi ad aver richiamato l'attenzione generale. La risoluzione del problema è affidata a quella magistratura che quotidianamente legittima il lavoro in condizioni insicure. La magistratura, per cui pure tanto spesso ci si esalta anche a sinistra, tanti lavoratori licenziati o colpiti da incidenti sul lavoro lo sanno, è soltanto uno degli strumenti di cui dispone lo Stato della borghesia per assicurare i suoi profitti: non è certo un ente metafisico e estraneo alla lotta di classe, non è certo uno strumento di difesa dei lavoratori.
Quinto, non è naturale che i lavoratori (in molti casi immigrati, cioè sottoposti a un doppio sfruttamento) siano costretti a cedere al ricatto del padrone senza trovare nessuna difesa sindacale. Anzi: quando è emerso pubblicamente che in alcune fabbriche i padroni facevano firmare una "liberatoria" agli operai perché tornassero al lavoro in luoghi insicuri assumendosi la responsabilità di eventuali incidenti, e quando di conseguenza persino le strutture locali della Cgil hanno dovuto dire qualcosa, la segretaria nazionale della Cgil ha affermato che le sembravano "fatti gravi" ma di cui bisognava appurare la veridicità (tra l'altro confermata dalla Cgil locale), e in ogni caso erano certo "episodi isolati" (le solite rare "mele marce" nel cesto di frutta sana).Di più: mentre il terremoto e le vittime operaie costituivano un motivo aggiuntivo per convocare lo sciopero generale contro il governo dei banchieri, la burocrazia Cgil ha colto l'occasione per rinviare persino l'innocua parata convocata per il 2 giugno.
Sesto, non è naturale che gli aiuti pubblici per le zone colpite si riducano a qualche briciola (in alcune parti d'Italia si vive ancora nei container anni dopo i terremoti), né che le spese vengano addebitate ai lavoratori (con aumenti alla benzina, ecc.).
No, di naturale negli effetti del terremoto non c'è quasi niente. Anche le vittime dei terremoti potrebbero essere evitate. Ma ciò richiederebbe un'edilizia diversa, sottratta alla logica del profitto; richiederebbe un altro governo, non impegnato a salvare le banche e gli industriali; richiederebbe insomma un altro sistema sociale ed economico: più naturale, questo sì, perché volto a soddisfare le esigenze della maggioranza della popolazione. Ecco così che anche il terremoto diventa un motivo in più per rovesciare il capitalismo, a partire dalla cacciata del governo assassino che finge di piangere le vittime del terremoto, inostri morti caduti per i loro profitti. Altre vittime di cui chi lotta non si dimentica e che allungano il conto che la rivoluzione presenterà a padroni, ministri e cardinali.



Qui trovate l'articolo originale sul sito di Alternativa Comunista

http://www.alternativacomunista.it/content/view/1664/47/



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