venerdì 16 giugno 2017

Ius soli, ius sanguinis... ma di cosa stiamo parlando?!

di Diego Bossi

Diciamo subito una cosa in maniera nuda, cruda e volgare: se ci presentano due piatti di merda, di cui uno condito con olio extra vergine di oliva, dobbiamo tenere sempre bene a mente che davanti abbiamo comunque due piatti di merda, non possiamo permetterci di strizzare l'occhio al piatto condito, pena perdere la posizione su quella che per noi è una questione identitaria, oltreché dirimente.
Nello stucchevole e attuale dibattito che tanto sta infiammando i politici e dividendo l'opinione pubblica su quale criterio di assegnazione della cittadinanza sia preferibile, dobbiamo ricordare che il concetto stesso di cittadinanza è un crimine. Saltando tutta la parte dello spermatozoo che feconda l'ovulo e si ritrova nell'utero di una donna che potrebbe essere in qualsiasi parte del globo, avere un qualsiasi colore della pelle e un imprevedibile status sociale, dobbiamo partire dal fatto che un essere umano che viene al mondo non dovrebbe avere a che fare con le alchimie giuridiche di chi ha tolto i confini al profitto per metterli alle donne e agli uomini.
E non si venga a dire che è una questione di sicurezza e di ordine pubblico, oppure d'integrazione o, peggio ancora,  di conoscenza della lingua (milioni di italiani "propriamente" detti, perderebbero la cittadinanza!), come se un uomo fosse il prodotto del riconoscimento giuridico di uno stato.
No, non cadremo in questa trappola mentale, noi non siamo né il sangue dei nostri genitori né il suolo in cui siamo nati: stronzate borghesi!
Noi siamo proletari, lavoratrici e lavoratori che non perderemo di vista l'unica vera, reale ed esistente linea di confine: quella al di là del quale stanno coloro che ci sfruttano e ci opprimono.

Questo non ci impedirà di fare e sostenere le battaglie necessarie all'interno del sistema capitalista degli stati-nazione, ma non confondetevi tra chi di certe battaglie fa un traguardo per adagiarsi sui cuscini del capitale e chi, invece, le fa da sempre e ne fa tappe verso la libertà delle masse dalle catene del capitalismo.

Nessun commento: