martedì 28 ottobre 2014

MENDICANTI DI DEMOCRAZIA - Storia delle elezioni RSA all'Auchan di Mazzano (BS)

Doveva succedere prima o poi, questo lo sapevamo tutti. Sicuramente in un passato remoto è successo di peggio, ma tanto non è successo a noi; noi al massimo lo abbiamo percepito dai racconti di altri. E poi si sa, gli anziani tendono sempre a esagerare: un bicchiere di vino, la sigaretta consumata fra le dita e via coi mille racconti dell'eroica gioventù.
Ma quando succede oggi, e succede a noi, è difficile comprendere. Devi sbatterci la testa; ed io, la testa, l'ho sbattuta sabato 25 ottobre, a Mazzano, in provincia di Brescia, nel parcheggio di un centro commerciale. Se siete tra quelli che ritengono i centri commerciali dei luoghi tristi e impersonali, sappiate che i parcheggi dei centri commerciali sono luoghi ancora più tristi e impersonali. Di giorno caotici e nervosi, testimoni della mesta omologazione sociale, dove vige il trionfo dell'avere sull'essere; di notte vuoti e trasgressivi: qualche macchina coi vetri appannati a coprire amori giovanili o a pagamento; qualche altra macchina col baule aperto a sparare musica dalle casse a intrattenere gruppi di gioventù discotecara.
No, non era lì che doveva finire. Non era lì che doveva consumarsi il rito della democrazia. Un rito, quello delle elezioni, a cui siamo abituati dare una forma solenne e ufficiale.
No. Qualcosa non va.
Qualcosa non va se le elezioni finiscono nel retro di un supermercato. Da solenni a clandestine, da protagoniste a nemiche del potere costituito, da cuore della democrazia a culo dell'oligarchia. 
Nessuno ha niente da dire?
Dove sono gli intellettuali della sinistra bene?
Perché le lavoratrici e i lavoratori non s'indignano?
Sta tutta qua la cifra di questo scandalo: nell'assenza di scandalo.
Fuori noi a dare i documenti ai carabinieri rei di aver fotografato la loro macchina di servizio.
Dentro loro coi loro sorrisini compiaciuti. Forti di essere parte del sistema che ci ha escluso.
Fuori noi a dire che esistiamo e che i lavoratori possono sceglierci come loro rappresentanti.
Dentro loro, con le loro elezioni ufficiali, dove si può scegliere solo tra i candidati che accetta il padrone, perché accettano le regole del padrone.
La CUB ha detto no a queste regole liberticide, rinunciando alle sue agibilità sindacali, ai permessi, al diritto di affissione nelle bacheche.
Noi potevamo scegliere di salire sul treno della spartizione del potere. E abbiamo scelto di rimanere su una vecchia roulotte a gridare che l'unico potere che accettiamo è quello dei lavoratori.
Ne andiamo orgogliosi. Lo racconteremo un giorno, da anziani, bevendo un bicchiere di vino, con la sigaretta consumata fra le dita.
Lo so: penseranno che tenderemo a esagerare.
 




Diego Bossi



1 commento:

Matteo Moroni ha detto...

purtroppo è la nuda e cruda realtà.
ma NOI siamo e saremo piu' forti di questo sistema e, ne sono sicurissimo, riusciremo a fare capire a tutti i lavoratori che il VERO SINDACATO ESISTE e DIFENDE veramente i diritti di tutti.
io ho scelto e sceglierei ancora mille volte la CUB.