domenica 15 marzo 2015

NO ALL'ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA

CHE COS'E' IL TESTO UNICO SULLA RAPPRESENTANZA?
Il 10 gennaio 2014 i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno firmato, insieme con i rappresentanti di Confindustria, un accordo ("Testo unico sulla rappresentanza", esito finale di un percorso iniziato con l'Accordo Interconfederale del 28 giugno 2011 e il Protocollo 31 maggio 2013) che azzera la democrazia sindacale nelle aziende private, cancellando il diritto di rappresentanza sindacale per i sindacati conflittuali. Per ora si tratta di un accordo che vincola solo le organizzazioni firmatarie, ma è prevedibile che l'intenzione del governo sia quella di elaborare una legge che ne riprenda gli assi fondamentali, con forti limitazioni del diritto di sciopero per tutti i sindacati (firmatari e non firmatari).
In cosa consiste questo accordo? Vediamone gli aspetti fondamentali:
a) Fino ad oggi, tutti i sindacati (sia Cgil, Cisl e Uil, sia i sindacati di base e conflittuali) avevano diritto di partecipare alle elezioni rsu, seppure con vincoli antidemocratici (dato che una quota pari a 1/3 degli eletti era assegnata d'ufficio ai confederali indipendentemente dall'esito delle votazioni). D'ora in poi, questo non sarà più possibile: il testo dell'accordo dice infatti che, nel mondo del lavoro privato, potranno partecipare alle elezioni rsu (oltre che alla contrattazione collettiva) solo i sindacati che "accettino espressamente, formalmente e integralmente i contenuti del presente accordo, dell'Accordo Interconfederale del 28 giugno 2011 e del Protocollo 31 maggio 2013". Questo significa che tutti i sindacati conflittuali che si oppongono a questo accordo liberticida perdono qualsiasi diritto di rappresentanza sindacale nelle aziende. E' quello che è già accaduto nelle fabbriche del gruppo Fiat (con l'applicazione del "modello Marchionne"), dove i sindacati non firmatari del contratto (indipendentemente dal loro peso tra i lavoratori) sono stati esclusi dalla rappresentanza sindacale. Oggi questo modello è esteso a tutte le aziende di tutti i settori! Per fare un esempio, questo significa che se in un'azienda la maggioranza dei lavoratori sostiene un sindacato che non ha condiviso questo accordo, quei lavoratori non avranno diritto a eleggere loro rappresentanti rsu (né tantomeno di nominare proprie rsa)! Non solo, i padroni non avranno più nessun obbligo di accettare deleghe (cioè iscrizioni) di sindacati che non firmano il presente accordo, con conseguente espulsione dei sindacati non firmatari dalle aziende.
b) Laddove un sindacato decidesse di sottoscrivere questo accordo, per avere garantito il diritto di rappresentanza sindacale e per tentare di accedere alla contrattazione collettiva, automaticamente dovrebbe rinunciare al diritto di sciopero e di azione conflittuale. Se un sindacato firma l'accordo, avrebbe garantito il diritto di partecipare alle elezioni rsu (per accedere alla contrattazione collettiva dovrà invece dimostrare di rappresentare almeno il 5% dei lavoratori di un settore, come media tra il numero di iscritti al suo sindacato e il numero di rsu). A che prezzo però? Prima di tutto, sarà compito delle aziende certificare le iscrizioni al sindacato: in altre parole, si chiede a chi rappresenta la controparte del sindacato di occuparsi di gestire le iscrizioni al sindacato stesso. E' evidente che questo significherà un controllo totale da parte delle aziende sull'attività sindacale.
Laddove un contratto aziendale fosse sottoscritto dal 50% + 1 delle rsu, né i sindacati firmatari dell'accordo né le rsu potranno più organizzare iniziative di sciopero e di lotta contro quell'accordo. Solo nel caso della presenza di rsa, sarà necessario anche sottoporre l'accordo a un referendum (e i referendum in Fiat ci insegnano che questo strumento non è affatto democratico nel momento in cui i lavoratori sono sottoposti al ricatto del licenziamento e non vedono alternative possibili). Lo stesso meccanismo varrà anche per i contratti nazionali di categoria. I sindacati firmatari che organizzeranno azioni di sciopero o di lotta contro un contratto che non hanno approvato potranno subire sanzioni economiche (multe) e la soppressione di tutti i diritti sindacali. Non solo: non sarà nemmeno più possibile organizzare proteste o scioperi durante le trattative!
Si tratta di un accordo liberticida, che cancella i più elementari diritti, come quello di scioperare contro accordi che non si condividono. Se subiremo questo accordo senza combattere, è facile prevedere quale sarà la prossima mossa di Confindustria e del governo: cercheranno di trasformare questo accordo in legge. In quel caso, il divieto di scioperare verrebbe esteso a tutti i sindacati e a tutti i lavoratori, firmatari o non firmatari.
RESPINGIAMO QUESTO ACCORDO!
1. Facciamo appello a tutti i sindacati che hanno espresso contrarietà a questo accordo anzitutto a rifiutarsi di firmarlo in ogni istanza (nazionale, di categoria, aziendale), per garantire l'esistenza di sindacati conflittuali nel nostro Paese.
2. Pensiamo che questo accordo potrà essere respinto solo se si organizza una grande azione di lotta unitaria, con l'avvio di una campagna di controinformazione nei luoghi di lavoro e in tutte le città, con iniziative di protesta davanti alle sedi di Cgil, Cisl e Uil, con azioni di contrasto sul piano giuridico ma anche e soprattutto con una mobilitazione prolungata.
3. Un primo passo importante potrebbe essere un incontro nazionale tra tutte le organizzazioni sindacali, politiche e di movimento che vogliono difendere il diritto di sciopero e di libera organizzazione sindacale, mettendo da parte pulsioni settarie e autoreferenziali, per pianificare un percorso di lotte fino al ritiro dell'accordo.
PER L'ABOLIZIONE DELLA LEGGE 146/90!
4. Per favorire l'unità di tutti i settori lavorativi, pensiamo che sia necessario coniugare la campagna contro il Testo unico sulla rappresentanza con una mobilitazione per chiedere il ritiro della Legge 146/90. Si tratta di una legge valida nel pubblico impiego, ma che viene (spesso arbitrariamente) estesa anche a settori del privato in quanto riguarda i cosiddetti "servizi essenziali" (è noto il caso dei lavoratori della Granarolo, che sono stati licenziati per aver scioperato in un ambito, quello della distribuzione del latte, che, pur essendo privato, è stato giudicato dalla Commissione di garanzia degli scioperi "servizio essenziale"). E' una legge che svuota di significato lo strumento dello sciopero, perché vieta per legge lo sciopero prolungato, obbliga le organizzazioni sindacali a comunicare con largo anticipo alla controparte la volontà di scioperare, costringe di fatto a fare solo scioperi simbolici, che non possono ottenere nulla!
DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO!
Spesso i sindacati concertativi in questi anni, sia nel pubblico che nel privato, hanno utilizzato lo sciopero solo per fingere dissenso, mentre, contemporaneamente, siglavano accordi dannosi per i lavoratori: il risultato è stato che molte ore di sciopero sono state fatte (con conseguenti decurtazioni salariali e stipendiali in busta paga) senza vantaggi per i lavoratori. Anzi, spesso i lavoratori sono stati chiamati a scioperare a sostegno di accordi per loro dannosi: in tantissime aziende in crisi, i lavoratori hanno scioperato per giorni o settimane contro i licenziamenti, ma le direzioni dei loro sindacati hanno tradito questa disponibilità alla lotta, siglando accordi che accettavano di fatto i licenziamenti (cassa integrazione straordinaria, cassa in deroga, mobilità, ecc.). Il risultato di questo è sotto gli occhi di tutti: le condizioni di lavoro, sia nel privato che nel pubblico impiego, sono fortemente peggiorate, con perdita del potere d'acquisto dei salari e disoccupazione di massa. Tutto ciò ha contribuito a radicare tra i lavoratori un sentimento diffuso circa "l'inutilità degli scioperi".
Ma la storia ci insegna, invece, che se usato come strumento di lotta e di conflitto, se i lavoratori scioperano uniti, lo sciopero è un'arma fortissima nelle mani dei lavoratori per respingere gli attacchi dei governi e dei padroni. Recentemente, i lavoratori dei trasporti di Genova e Firenze ci hanno dimostrato, organizzando uno sciopero prolungato nel settore pubblico, che se i lavoratori lottano uniti è anche possibile rompere le regole e strappare risultati.
Non dobbiamo aspettare che sia la magistratura o qualche forza parlamentare a difendere il diritto di sciopero: devono essere i lavoratori e le loro organizzazioni ad attivarsi per respingere gli attacchi di Confindustria e del governo. Solo con l'unità di tutte le organizzazioni dei lavoratori potremo creare quell'ampio fronte di lotta e di resistenza che oggi serve per respingere al mittente tagli, licenziamenti, privatizzazioni, attacchi ai diritti democratici. Uniti si vince!
No Austerity - Coordinamento delle lotte

http://www.coordinamentonoausterity.org

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