lunedì 28 settembre 2015

28 settembre: giornata internazionale di azione per la depenalizzazione dell’aborto

Il 25% della popolazione mondiale vive in regimi giuridici che proibiscono l’aborto o lo permettono soltanto se è a rischio la vita della donna. Nonostante ciò le statistiche ufficiali dicono che ogni anno circa 44 milioni di donne nel mondo decidono di
interrompere volontariamente la loro gravidanza, la maggior parte di esse vive in Paesi in via di sviluppo dove appunto la legislazione è più rigida su questo tema.

Dunque ciò che le leggi impongono influisce poco o nulla sul numero di aborti, ma incide tragicamente sulle condizioni di sicurezza in cui l’intervento è realizzato: infatti nei Paesi dove l’aborto è illegale, le donne ricorrono alla clandestinità incorrendo spesso in situazioni di rischio. In altre parole, la penalizzazione dell’aborto non implica che le donne desistano dall’abortire, ma solo che lo faranno in condizioni meno sicure e con conseguenze molto gravi.

Secondo le informazioni dell’Oms gli aborti che avvengono senza le necessarie condizioni igienico sanitarie provocano la morte di 47.000 donne ogni anno, mentre altri 5  milioni di donne subiscono lesioni irreparabili. Si tratta per lo più di giovani donne povere che non hanno le risorse economiche per accedere, seppur nella clandestinità, a mani esperte e professionali.

In Italia, l’aborto è regolato dalla legge 194 del 1978 che però prevede la possibilità per i medici ed il personale ausiliario e non, di fare obiezione di coscienza, ossia di rifiutarsi di far abortire una donna che vuole interrompere una gravidanza non desiderata. In Italia circa il 90% dei medici che operano nel settore pubblico sono obiettori di coscienza dichiarati e molto spesso non per ragioni religiose ma per non essere penalizzati nella carriera medica. Inoltre molti medici obiettori si rifiutano di prescrivere ogni tipo di contraccezione d’emergenza, anche la pillola del giorno dopo, farmaco non abortivo. Questa situazione impedisce l’applicabilità della legge e contribuisce ad alimentare il mercato degli interventi illegali: molte donne scelgono di andare all’estero o di affidarsi a ginecologi che previo pagamento effettuano IVG privatamente. Si parla di circa 15.000 aborti clandestini, cifra evidentemente sottostimata che non tiene conto ad esempio delle donne povere e/o immigrate che spesso non si avvicinano alla sanità pubblica, soprattutto se clandestine, e che assumono farmaci impropri dalle conseguenze a volte mortali.


Aborto legale, sicuro e gratuito!
Aboliamo l’obiezione di coscienza!
Educazione sessuale nelle scuole!
Anticoncezionali gratuiti per tutte!


 Donne in Lotta - No Austerity

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