mercoledì 14 marzo 2018

Pirelli di Bollate: la risposta dei lavoratori Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity al comunicato della RSU



Cari colleghi, 

ci troviamo ad affidare alle colonne di CUBlog la nostra risposta al comunicato della RSU affisso nelle bacheche sindacali in data 13 marzo.
Sinceramente stentiamo a credere siano state scritte tali parole a discapito della realtà e della più elementare logica, nonché delle regole che stanno alla base dell'attività politica e sindacale.
Vediamo quindi di ripercorrere passo per passo il testo in oggetto esprimendo il nostro relativo punto di vista:

1) In primo luogo dobbiamo subito dire che mai (MAI!) ci siamo permessi e mai ci permetteremo di sfiorare la sfera personale di nessun delegato. Ma occorre, a quanto pare, chiarire cosa s'intenda per sfera "personale" e "politica". Per noi la sfera personale è quella relativa alla vita privata in tutti quegli aspetti  non riconducibili alla propria attività politica; per converso, la sfera politica riguarda tutti - e ribadiamo: tutti! - quegli aspetti relativi all'attività politica. Da ciò conseguono una serie di deduzioni che esprimono pienamente le rispettive differenze di vedute. La prima è che la "RSU di Bollate" (questo è il soggetto usato nel testo) non ha una sfera personale, in quanto non è una persona fisica, ma un organo di rappresentanza adibito a funzioni sindacali che hanno effetto su tutti i lavoratori della fabbrica. Aggiungiamo: quand'anche il soggetto in causa fosse il singolo delegato, per noi la "trasparenza" e la "correttezza", come qualsiasi altro comportamento nell'ambito all'esercizio delle proprie funzioni sindacali, non appartengono alla sfera personale, bensì sono il cuore di quella politica.

2) Vero che un delegato può anche non sapere se un lavoratore aderisca o meno alla Allca-Cub, infatti non avremmo mai scritto quel pezzo se a subire la richiesta di voto non ci fossero state tra le persone più in vista e più attive sindacalmente, persone per cui riteniamo impossibile non sapere a quale sindacato siano affiliate. A ragion di più per un delegato della RSU che alla collocazione sindacale dei lavoratori in fabbrica, dovrebbe essere più attento.
Non possiamo poi esimerci dal valutare un aspetto politicamente sostanziale: se da una parte è vero che la propaganda sindacale fa parte delle normali dinamiche democratiche, dall'altra non possiamo mettere sullo stesso piano la suddetta propaganda con una richiesta di voto a chi non ha il diritto di avere un proprio rappresentante da lui scelto in quanto escluso da un accordo interconfederale. Troviamo veramente incredibile che non si riesca a capire la gravità di questa cosa! 
Infine, vorremmo veramente capire in quale comunicato i colleghi della RSU hanno letto che noi abbiamo definito "scorretto" chiederci il voto. Noi abbiamo usato gli aggettivi "assurdo" e "sconcertante" che hanno un preciso significato che potrete comodamente scoprire consultando un vocabolario. Aggettivi che riteniamo pertinenti e che ribadiamo. Scorretto, per noi, è l'attuale sistema di rappresentanza; troviamo persino logico che i delegati che lo sostengono facciano la loro propaganda. Quando però questa propaganda viene indirizzata a noi, cioè a coloro che da queste regole sono rimasti esclusi, concedeteci almeno di trovarla una pratica assurda e rimanerne sconcertati.

3) Noi riteniamo che pubblicizzare la nostra attività sindacale sia giusto e incarni appieno quello che crediamo essere uno degli aspetti più importanti del fare politica: ossia l'anima pubblica delle proprie attività e lo spirito di condivisione finalizzate a informare, connettere e unire lavoratori e lotte.
Non crediamo che un volantinaggio o il sostegno a dei lavoratori in lotta debba essere una questione privata da non divulgare; per questo invitiamo i colleghi delegati a informare tutti i lavoratori sulle loro attività inerenti alle questioni sindacali per ricercare, appunto, la solidarietà e il sostegno di più persone possibili.
Ad esempio, a dimostrazione del fatto che per noi la solidarietà di classe non ha confini di sigla sindacale, stiamo sostenendo la lotta dei lavoratori Seat Pagine Gialle. Una lotta che stanno appoggiando i compagni della RSU Pirelli di Settimo Torinese de Il sindacato è un'altra cosa - Opposizione in Cgil che ci hanno segnalato per poter coordinare il sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori tra Torino e Milano.

4) I delegati eletti, dagli albori della rappresentanza sindacale, utilizzano i permessi retribuiti, ma dal 2014 non tutti i lavoratori e non tutti i sindacati  possono essere eleggibili. E questo crediamo debba essere il punto da affrontare a monte; detto questo, la questione dei permessi sindacali è tutt'altro che pacifica e anche alle nostre latitudini interessa compagni con sensibilità e posizioni diverse che da tempo dibattono sul tema, ma su una cosa, come attivisti di un sindacato di base non firmatario dell'accordo, possiamo sicuramente convergere: l'attuale sistema si presta ad essere corrompente ed espone l'istituto del permesso sindacale alla pericolosa trasformazione da mezzo a fine. Noi crediamo che i padroni questo lo sappiano bene e sappiano coglierlo a loro favore.
Crediamo sia importante aggiungere che l'allora Coordinamento Cub Pirelli Bollate (2012/2014) rendicontò pubblicamente tutti i permessi sindacali fruiti dal proprio delegato che, dal nostro punto di vista, era un rappresentante dei lavoratori che lo hanno eletto, organizzato con la Allca-Cub, e non un "rappresentante della Allca-Cub", come è stato scritto sul comunicato della RSU.

5) Ci dicono che non avendo argomenti abbiamo cercato "a tutti i costi la polemica" e abbiamo fatto partire "la macchina del fango". Noi queste parole le rigettiamo in toto: abbiamo espresso le nostra posizione politica e l'abbiamo argomentata senza essere volgari e senza offendere personalmente nessuno. Crediamo che questo faccia parte delle normali dinamiche democratiche di critica e confronto tra diversi soggetti. Ci duole sapere che per la nostra RSU sia invece considerata un "meschina operazione". Si continua a non comprendere che noi non possiamo candidarci: non è vero che non vogliamo. Lo abbiamo fatto in precedenza e non avremmo problemi a rifarlo. Ma il vero punto cui teniamo evidenziare è che il nostro impegno sindacale non è subordinato allo stare dentro o fuori da un organo di rappresentanza. Se, come in questo caso, riteniamo che la rappresentanza sia soggetta a regole per noi incompatibili con la democrazia della base e con le funzioni proprie dell'azione sindacale, continuiamo la nostra strada al di fuori della rappresentanza costituita. E questa crediamo sia la miglior risposta a questa frase del comunicato della RSU: "siamo certi che sareste i primi ad usare i permessi sindacali, di sicuro non ci rinuncerete!". Invece e proprio quello che abbiamo fatto: dopo tre anni di intenso lavoro sindacale nell'unica RSU in cui siamo stati presenti, pur rimanendo minoritari, avevamo il consenso per poter lasciare la CUB, iscriverci a un sindacato firmatario dell'accordo di rappresentanza (ci sono anche sindacati di base) e candidarci, riteniamo anche con buone possibilità di ottenere uno o due delegati che potevano usufruire di permessi sindacali. Abbiamo scelto di no. E ne andiamo fieri.

6) Sul comunicato della RSU viene scritto che noi diciamo falsità, che loro si sono dimessi veramente e si fa intendere che noi avremmo preferito non far percepire le spettanti cifre ai lavoratori. Rimaniamo allibiti da tutto questo. Cerchiamo di mettere ordine all'intera vicenda e fare qualche considerazione per riuscire a comprendere cosa sia successo.
La prima considerazione è sul termine "dimissioni"; il Garzanti lo spiega così: "rinuncia formale a una carica, a un ufficio, a un impiego...". Bene, abbiamo quindi stabilito che il dimissionario cessa di ricoprire la carica da cui si dimette perdendo la titolarità delle relative funzioni. L'articolo 6 della parte seconda del Testo unico sulla rappresentanza, recita: " (...) In caso di dimissioni, il componente sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista. Le dimissioni e le conseguenti sostituzioni dei componenti le r.s.u. non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza della r.s.u". A questo punto, considerando che sei (i delegati dimissionari) è un numero superiore al 50% di nove (i componenti della RSU), ci chiediamo come mai i lavoratori siano stati tenuti all'oscuro della decadenza della RSU: un grave errore procedurale, nonché una mancanza di trasparenza nei confronti dei lavoratori, o queste dimissioni non sono mai avvenute?
La seconda considerazione non genera meno interrogativi della prima. Com'è possibile, quindi, che i sei (ex) delegati abbiano ancora potuto svolgere funzioni sindacali come riunioni della RSU e quant'altro, pur avendo - per dirla con le parole del Garzanti - rinunciato formalmente alla loro carica? E ancora: com'è possibile che il comunicato, scritto in prima persona, sia firmato "RSU di Bollate"? Quale RSU? Ma non era decaduta in conseguenza alle dimissioni di un numero superiore al 50% dei componenti? Delle due l'una: o le dimissioni sono state solo annunciate e non formalizzate o la RSU è decaduta ma non ne è stata data comunicazione. 
E queste sono solo le nostre considerazioni sulle questioni formali. Rimangono le questioni, più importanti, di contenuto politico. Senza stare a condurre uno studio statistico sulle casistiche di dimissioni da cariche elettive, secondo noi le dimissioni, generalmente, sono un gesto dovuto a motivazioni di rottura tra elettori ed eletti. Troviamo incomprensibile dimettersi per problemi relazionali con l'azienda come troviamo incomprensibile farlo a due mesi dalla scadenza naturale della RSU. Perché, i problemi di relazioni sindacali con l'azienda sono una novità degli ultimi due mesi? Verranno risolti con queste dimissioni? Noi riteniamo che l'unica possibile risposta a qualsiasi problema risieda nei lavoratori, nella consapevolezza e nella solidarietà di classe. L'impressione che abbiamo avuto noi, lo diciamo con tutta sincerità, è stata quella di una trovata preelettorale per differenziarsi da altre sigle o per ingraziarsi i lavoratori e il loro voto.

7) Citiamo testualmente dal comunicato della RSU: "Non andare a votare produrrà solo guai... senza una RSU e senza i propri rappresentanti, chi si troverà in difficoltà saranno i lavoratori, non certo l'azienda... discutere dei propri problemi che siano essi personali o collettivi, con chi è più forte, da soli e senza tutele sarà un disastro per i lavoratori e manna dal cielo per l'azienda... peraltro senza una RSU, non sappiamo se oggi saremmo qui a lavorare, perché se dopo anni di crisi e di ammortizzatori sociali, oggi si vede uno spiraglio, è grazie soprattutto al grande sacrificio profuso dai lavoratori e forse, un pochino di merito è anche della RSU e dei suoi delegati.!"
In primo luogo noi non abbiamo mai parlato di lavoratori soli e isolati: una tale scelleratezza sconfesserebbe la nostra stessa genetica sindacale e anni del nostro attivismo. Noi siamo per una rappresentanza realmente democratica e libera dai ricatti padronali o dalle brame di egemonia sindacale dei burocrati e per un modello sindacale basato sulla partecipazione della base. Al contrario, riteniamo, in compagnia di tutto il sindacalismo di base non firmatario del TUR, che le RSU, così come come disciplinate da quell'accordo interconfederale, siano un limite per le lotte e le rivendicazioni dei lavoratori e privino molti di loro di una legittima rappresentanza (anche in deroga ai bei principi di democrazia affermati con tanta enfasi negli statuti dei sindacati confederali) e uno strumento utile al padrone per controllare il conflitto.
In secondo luogo, in questa fase storica, nemmeno nei luoghi di lavoro dove siamo maggiormente radicati e rappresentativi, pensiamo di riuscire a determinare gli indirizzi strategici dei padroni; prendiamo atto con piacere che questo avviene invece a Bollate grazie alla RSU.

Crediamo di aver esposto civilmente le nostre opinioni e soprattutto di aver dato voce a quanti, quelle medesime opinioni, le hanno espresse negli ultimi mesi. 



Sempre disponibili al confronto

I lavoratori iscritti Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity

1 commento:

Anonimo ha detto...

Io credo che più che sulla "contro risposta" dei lavoratori Allca Cub, valga la pena di sottolineare che nello scritto della rsu Bollate emerge il basso livello di conoscenza sindacale. Un esempio su tutti quando si invitano gli iscritti Cub a candidarsi per le elezioni, senza sapere che ciò non è possibile a causa di un accordo sottoscritto proprio dai sindacati a cui appartengono gli rsu stessi. Così come non comprendere (o far finta di non comprendere) che il problema di fondo è l' esistenza di un accordo che non permette a tutte le organizzazioni sindacali riconosciute di partecipare democraticamente alle elezioni rsu. Sarebbe bene che i delegati rsu (non solo quelli di Pirelli Bollate, sia ben chiaro) iniziassero a spendere le ore di permessi sindacali retribuiti, anche per leggere e informarsi nella materia che dovrebbe essere di loro competenza. Per il resto è doverosa la risposta dei lavoratori Allca Cub, e condivisibile.

Cristiano, operaio Guala Dispensing Spinetta Marengo (Al)