domenica 30 novembre 2014

Lettera aperta alle donne del comitato IO HO L'ENDOMETRIOSI

CUB e comitato IO HO L'ENDOMETRIOSI - Volantinaggio informativo a Brescia

Brescia, 29 novembre 2014


Care endine,

chiedo ospitalità sul vostro blog perché oggi è una giornata importante. Per la prima volta, dopo undici mesi di collaborazione, abbiamo svolto la nostra prima iniziativa insieme: un volantinaggio informativo con gazebo e banchetto nel pieno centro di Brescia.
Un gruppo di persone, niente di più. Ma cos'è che univa questo gruppo?
L'organizzazione sindacale o sociale? No. C'era il vostro comitato come il nostro sindacato.
Il genere? No. C'erano donne come uomini.
Allora il mestiere? Nemmeno. Si va dagli operai di fabbrica alle cassiere dei supermercati, passando per pensionati e disoccupati.
Il filo comune che univa questo gruppo era l'impegno sociale, la voglia di fare del bene per gli altri, l'idea di agire insieme per migliorare le cose.
Volantinare poi è sempre un'esperienza interessante, specialmente per chi non lo ha mai fatto. Quanti volantini avete preso in mano nella vostra vita? Quanti ne avete realmente letti con interesse? Beh... passare dall'altra parte del volantino implica un lavoro non indifferente. Al netto della fase redazionale, dove bisogna scriverlo, impaginarlo e formattarlo nel modo più breve, efficace e accattivante possibile, pensando ai potenziali lettori che dovranno riceverlo, rimane la fase pratica sul campo: distribuirlo. Ed è qui che arriva il meglio, il volantinaggio è al contempo gratificante, divertente e mortificante.
Gratificante ogni volta che qualcuno prende il volantino e ti ringrazia, magari si ferma a parlare e chiede informazioni.
Divertente quando come oggi, una signora anziana viene decisa al nostro banchetto a chiedere di firmare per abbassare le tasse: 
- "No, guardi signora, questa è una campagna informativa sull'endometriosi..." 
- "Si ma io devo firmare per abbassare le tasse!"
- "Signora se proprio non può farne a meno ci metta una firma per abbassare le tasse... ma non le garantiamo niente..."
Mortificante quando ti trovi davanti a persone che non ti degnano nemmeno di uno sguardo o ti guardano schifati, dove devi spiegare che i volantini non mordono, oppure che se il volantino parla di endometriosi quest'ultima non si contrae per lettura.
Ho conosciuto voi e le vostre storie su questo blog, mi sono sempre chiesto come sia possibile far fronte a sofferenze come le vostre, ho imparato da voi che coraggio, forza e determinazione sono qualità che portano la gonna. Sono convinto, ora più che mai, che di solo web non ne usciamo più: C'è un gran bisogno di uscire di casa per raggiungere il mondo fuori e dire che noi esistiamo, siamo reali, che l'endometriosi esiste per le donne, per la società, per gli uomini (le loro mogli, le loro figlie, le loro sorelle...), per il lavoro e per lo Stato (costi sociali e perdita di produttività).
Questo è il momento di unirci, non di dividerci. Non è importante dividersi su quale sia la cura migliore, il percorso più corretto, il medico più bravo o l'ospedale più attrezzato. Non si può standardizzare la soggettività: è una contraddizione in termini. Ci si può confrontare per scambiarsi informazioni, certo; ma il confronto non deve diventare scontro. Non siamo medici, siamo cittadini, e da cittadini possiamo e dobbiamo convergere su poche parole d'ordine: informazione, prevenzione, rivendicazione.
La bestia con la quale convivete e combattete da anni è forte, ma noi insieme possiamo indebolirla sempre di più. Con il nostro impegno di oggi quei 7/10 anni in media tra sintomi e diagnosi un domani potranno diminuire, possiamo oggi lottare per rompere il silenzio e l'ignoranza su questa malattia per evitare che le ragazze di domani si sentano dare delle malate immaginarie, possiamo oggi lottare affinché le istituzioni aiutino le donne che soffrono con esenzioni, permessi e collocamenti mirati.
Forse il più bel senso di questa giornata bresciana è emerso alla fine, quando ci sono stati scambi di numeri telefonici, simpatie e affinità nate, progetti per le prossime iniziative insieme, voglia di fare di più e in di più.
Per ragioni anatomiche, non posso comprendere il vostro dolore, ma considerate me e le meravigliose persone con cui condivido quotidianamente il mio impegno sociale parte integrante del vostro comitato e partecipanti attivi al vostro fianco in questa dura e sacrosanta battaglia.


Un abbraccio sincero



Diego Bossi










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