lunedì 1 febbraio 2016

SEVEL DI ATESSA: SE SEI DONNA, INVALIDA E HAI PARTORITO CON IL CESAREO VIENI LICENZIATA!

Ci risiamo. Ancora un caso di maschilismo misto a sfruttamento. Ancora una volta una di noi subisce l'oppressione del sistema e dei padroni! Ancora una volta una donna rimane vittima dei soprusi di genere. Stavolta si tratta di una lavoratrice della Sevel (Società Europea Veicoli Leggeri), del gruppo  Fiat Chrysler di Atessa, alla quale non è stato rinnovato il contratto di lavoro scaduto, con la “motivazione” che la sua percentuale di invalidità di oltre  il 60% la rende non idonea alle necessità dell'azienda.

Il dato sconcertante è che la donna era stata assunta tramite  la mediazione di un Centro per l’impiego che ha sfruttato le norme per il cosiddetto “collocamento mirato” di persone con disabilità. Quindi l'azienda conosceva perfettamente la situazione della lavoratrice in questione e ciò nonostante l'ha adibita a mansioni particolarmente usuranti (catena di montaggio), sfruttandola fino all'osso per poi NON RINNOVARE IL CONTRATTO!

La donna ha chiesto per anni di svolgere mansioni idonee alla sua particolare condizione ma le sue richieste non sono state nemmeno prese in considerazione.
Solo un mese prima della scadenza del contratto il medico aziendale ha accertato che doveva essere adibita a mansioni diverse, così come lei aveva sempre richiesto. La risposta dell'azienda è stata: LICENZIAMENTO!

Davanti al giudice del lavoro al quale la donna si è rivolta per essere reintegrata sul posto di lavoro, la Sevel non ha esitato a porre in atto un attacco ignobile nei confronti della lavoratrice insinuando persino che la stessa avrebbe mentito all'azienda in merito al fatto di essere madre. La donna infatti ha due figli, nati con il cesareo, e l'azienda invece sostiene che la stessa sia nullipara poiché dalla certificazione ginecologica presentata dall'azienda risulta che i suoi genitali esterni non presentano segni di parto!

L'azienda non ha esitato neppure a mettere in rilievo il fatto che i figli della lavoratrice abbiano cognomi diversi! Un ignobile tentativo dell'azienda di colpire una donna in quanto donna, umiliandola fino al punto di giudicare lo stato dei genitali e di mettere in discussione la sua condizione di "madre" (tra l'altro con un concetto di "maternità" naturale tipico del peggior bigottismo da Family Day).

TUTTO QUESTO E' VERGOGNOSO!
Si tratta di un'oppressione inaccettabile. 
Non accettiamo l'umiliazione di vederci discriminate perché siamo donne e disabili!
Non accettiamo di essere esposte alla calunnia!
Non ci pieghiamo di fronte alla strumentalizzazione bigotta ed opportunista dei padroni!
NOI NON CI STIAMO. NOI NON PORGIAMO L'ALTRA GUANCIA. NOI DICIAMO NO!

Esprimiamo solidarietà a questa ed a tutte le donne sfruttate e vilipese dal sistema capitalista.
NESSUNO PUÒ TRATTARCI COME MERCI AVARIATE O CONTRAFFATTE!

Contro ogni sfruttamento sui luoghi di lavoro, le Donne in Lotta di No Austerity alzano la voce: siamo pronte a combattere senza tregua lo sfruttamento di genere e l'oppressione di classe sui luoghi di lavoro.


Donne in Lotta - No Austerity

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