domenica 23 novembre 2014

Parma: delegato minacciato di licenziamento durante trattativa sindacale

Nell’Italia dei nostri giorni accadono cose che solo pochi anni fa sarebbero state impensabili. Ormai i capitalisti e i loro portaborse si sentono così sicuri del loro potere di comando sui loro lavoratori da ostentare una sfacciataggine e un’arroganza che possono trovare spiegazione solo nella consapevolezza che ormai potere politico, amministrativo e giudiziario sono docili strumenti al loro servizio e permettono a lor signori di fare i propri comodi, calpestando la dignità e i diritti dei loro dipendenti a piacimento.
Tutti i giorni abbiamo modo di verificare piccole e grandi angherie ai danni dei lavoratori. Angherie che nella stragrande maggioranza avvengono lontane dai riflettori dei media e che si moltiplicano giorno dopo giorno. Una di queste tante, troppe prepotenze padronali è accaduta recentemente a Parma alla Bormioli Luigi, vetreria che, grazie alla fatica dei suoi dipendenti che sgobbano tutti i giorni dell’anno, sabati e domeniche compresi, ha fatto quest’anno 12 milioni di euro di profitto. Durante una trattativa sindacale, l’amministratore delegato dell’impresa si rivolge a un delegato “scomodo” con la frase: “Lei stia attento al suo posto di lavoro”. Ovviamente il contesto in cui la frase è stata pronunciata non lascia spazio a dubbi interpretativi: si è trattata di una minaccia di licenziamento al delegato che prendeva sul serio il mandato conferitogli dai lavoratori.
In settimane in cui decine di migliaia di lavoratori scioperano e scendono in piazza perché sono perfettamente consapevoli che le “riforme” di Renzi e compari avranno come unica conseguenza quella di eliminare le residue garanzie e tutele, il “piccolo” episodio di Parma assume una “grande” valenza: i delegati che fanno il loro dovere rischiano il posto di lavoro. Per evitare che questo diventi la regola, per evitare che i padroni possano tornare, come nel diciannovesimo secolo, a comandare indisturbati nelle loro fabbriche con operai e impiegati trattati come servi bisogna mobilitarsi e solidarizzare con quanti vengono colpiti da questa arroganza e far capire ai padroni e ai loro scagnozzi che i lavoratori e i loro delegati hanno il sostegno di tanti altri lavoratori. Bene pertanto ha fatto la CUB, l’organizzazione sindacale alla quale è iscritto il delegato minacciato, a proclamare un’ora di sciopero con presidio davanti alla Bormioli Luigi. Riteniamo importante che i lavoratori, i delegati (a qualsiasi sindacato aderiscano), i militanti politici diano il loro contributo, testimoniando la loro solidarietà e partecipando in massa (soprattutto da Parma, da Reggio Emilia e dalle zone limitrofe) al presidio in solidarietà al delegato minacciato di licenziamento.

Lunedì 24 novembre dalle ore 13 a Parma davanti alla Bormioli Luigi (via Moletolo)
Presidio in solidarietà al delegato minacciato di licenziamento

Partecipiamo in massa

SGOMBERI AL CORVETTO: ci associamo e volentieri pubblichiamo il volantino di NO AUSTERY


venerdì 21 novembre 2014

UN 25 NOVEMBRE DI LOTTA!

Il maschilismo può esprimersi in diverse forme che sono tutte presenti nella nostra società: la più rilevante e la più discussa è la violenza di genere (violenza sessuale, psichica, verbale) che colpisce una percentuale rilevante delle donne della nostra società.

Il maschilismo non si esprime solo in questa forma ma anche nel ridicolizzare le donne, nella mercificazione del corpo femminile che vediamo ogni giorno in trasmissioni e pubblicità in tv, nello svalorizzare la donna sul posto di lavoro.

Il maschilismo tuttavia non è un semplice fatto di condotta individuale: è invece un'ideologia utilizzata dal sistema capitalista per sfruttare le donne e, attraverso loro, sopperire ai servizi sociali che un sistema in crisi si trova a dover ridurre drasticamente. A questo proposito le donne vengono sempre di più relegate tra le mura domestiche ad occuparsi dell'accudimento e della cura di anziani, bambini, disabili, eliminando sempre di più i momenti dedicati alla vita sociale e politica.

L'educazione dominante educa la società e la donna ad essere identificata come “l'angelo del focolare”, educa a ritenerla un essere fragile e debole, utilizzando tale idea come strumento di sfruttamento sui posti di lavoro dove le donne subiscono violenze e pressioni psicologiche, ed a pari mansioni degli uomini percepiscono un salario inferiore.

Non è possibile porre fine alla violenza maschilista e all'oppressione delle donne in un sistema capitalista che ha come linfa vitale lo sfruttamento del proletariato e quindi delle proletarie e di tutte le donne che sono la metà della classe lavoratrice di tutto il mondo.

Per questo non releghiamo la lotta al maschilismo come una questione “solo femminile” perché la lotta contro il maschilismo e la lotta contro l'oppressione e lo sfruttamento vanno insieme.

SOLO LOTTANDO CONTRO LA VIOLENZA DEL CAPITALISMO
SI LIBERA LA DONNA DAL MASCHILISMO E DALLO SFRUTTAMENTO!!!


Donne in Lotta di No Austerity

lunedì 17 novembre 2014

Dopo il 14 novembre

Analisi interessante di Cosimo Scarinzi

Nell’agitazione e nel tumulto della battaglia, può sembrare ci sia disordine; nel caos e nella confusione, le file dei reparti possono sembrare senza testa o coda; eppure tutto ciò si può dimostrare utile per evitare la sconfitta.
Sun Tzu, L’arte della guerra
 Una valutazione della partita che si è giocata e, soprattutto, di quella che prende le mosse dallo sciopero del 14 novembre deve tener conto di, almeno, tre livelli sui quali si sta dando - la riuscita dello sciopero del sindacalismo di base, la relazione con i movimenti, la dialettica con la "discesa in campo" della FIOM e della CGIL - e che rimandano inevitabilmente l'uno agli altri.
 Come è noto la data del 14 novembre è stata proposta da un'assemblea di movimento e assunta, non senza qualche problema, dall'assieme dei sindacati di base.
Questa doppia genesi è simbolicamente raffigurata nell'utilizzo di due definizioni, sciopero generale e sciopero sociale che si intrecciano ma non si risolvono l'una nell'altra.
 I settori di movimento che hanno, infatti, posto l'accento sullo sciopero sociale hanno visto nel 14 novembre essenzialmente l'occasione per dare voce all'universo del lavoro precario, autonomo, deregolamentato individuato sovente come il nuovo corpo centrale della classe, come la condizione verso la quale lo stesso job act, individuato come conclusione di un processo storico, porta la working class tradizionale e dalle cui esigenze materiali, essenzialmente la garanzia del reddito, si devono prendere le mosse.L'area sindacale conflittuale e, in particolare, la CUB, pur guardando con grande attenzione a questo segmento della working class ed assumendo la necessità di allargare il fronte delle lotte e dell'organizzazione, è convinta che, per un verso, non si può abbandonare il conflitto sui posti di lavoro, per la difesa di salario e diritti, e, per l'altro, che solo un intreccio fra diversi segmenti della working class possa permettere un'iniziativa forte e vincente. Non si tratta di una, legittima ed orgogliosa, difesa della propria storia ma di una valutazione assolutamente razionale sui caratteri effettivi e non letterari dello scontro sociale in atto.
Si tratta in ogni caso di questioni che meriterebbero una riflessione approfondita ed uno sforzo di analisi e di azione e che dovremo riprendere nel prossimo periodo.
Per ora è opportuno tener presente il fatto che l'idea che ci attende la precarizzazione universale è, sotto il profilo teorico, una forzatura che non tiene conto della natura reale, complessa e contraddittoria, dei rapporti effettivi fra le classi e che, per l'altro, rischia di adattarsi, inconsapevolmente, all'offensiva di parte statale e capitalista.
Facciamo solo un paio di esempi, nelle assemblee che hanno preceduto lo sciopero è stato autorevolmente sostenuto, un nome per tutti, il professor Andrea Fumagalli, che lo sciopero "tradizionale" è un arcaismo senza rilevanza e che l'unica forma di conflitto efficace è il blocco della circolazione delle merci. Qualcuno è arrivato a sostenere, per sovrammercato, che la liquidazione dei diritti previsti dallo statuto dei lavoratori è questione di poco momento visto che la precarizzazione li ha già liquidati per una parte consistente della classe.A questo punto nasce una domanda sin banale, se fosse così, perché il 10 gennaio 2014 Confindustria e CGIL CISL UIL si sono accordate per rendere impossibile o quasi lo sciopero e la stessa esistenza nelle aziende del sindacalismo di base? Non avevano nulla di meglio di fare? Sono dispettose?
Quando poi si sottovaluta l'impatto devastante delle misure sullo statuto dei lavoratori, non solo l'art. 18 ma anche il demansionamento e il controllo a distanza, è bene ricordarlo, si lascia campo libero all'avversario di classe e sostituendo al necessario confitto reale uno conflitto potenziale tanto vagheggiato quanto ineffettuate.
 Si tratta, di conseguenza, nel dibattito che attraversa l'opposizione sociale di porre l'accento sul carattere propriamente storico della lotta di classe, sul suo essere un intreccio di conflitti in contesti diversi, sulla necessità di difendere quanto abbiamo conquistato e, nello stesso tempo, di praticare forme di lotta nuove proprio perché adeguate al nuovo quadro produttivo e sociale.
 Il 14, d'altro canto, ha visto la discesa in campo della FIOM e della stessa CGIL plasticamente rappresentata dalla marcia, mano nella mano, di Maurizio Landini e Susanna Camusso. Una scelta che ha un impatto ed un significato da non sottovalutare.
Per un verso, è chiaro che la CGIL si ricompatta al suo interno, per l'altro si ripete una situazione non del tutto nuova ma nemmeno priva di novità con la CGIL che parte in solitaria e lascia CISL e UIL al palo.
Già avevamo assistito a consimili sparigliamenti ai tempi dei governi della destra ma questa volta la rottura forte fra PD e CGIL è un fatto da non rimuovere dalla nostra riflessione.
Basta pensare alla scelta della CGIL di sostenere il referendum contro la legge Fornero proposto dalla Lega Nord, una CGIL abituata da sempre al collateralismo con PCI - PDS - DS - PD fa una scelta "scandalosa" e sostiene un'iniziativa non gradita a quello che, sino a ieri, è stato il suo partito di riferimento. Per certi versi la CGIL si decide a fare sindacato senza subalternità e dando un giudizio di merito sulla questione e, nello specifico, su di una legge infame qual'è la Fornero ma, visto che l'autonomia dal quadro politico non è certo nel suo DNA, non è un fatto irrilevante.
 Siamo insomma in una situazione nuova soprattutto se poniamo in relazione il quadro politico e sindacale con la situazione sociale, con la crisi profonda che attraversa la società, con l'irrompere per la prima volta sulla scena di una destra sociale dalle chiari radici fasciste che non si esprime solo con il voto ma che agisce sul campo con mobilitazioni forti e visibili.
 Se quanto sinora rilevato è esatto, si tratta di operare, quantomeno, su due fronti:
 - operare ad una sintesi alta e senza alcuna semplificazione intellettualistica fra conflitto nelle aziende, sul territorio, a livello generale in difesa di salario, reddito, diritti, libertà senza lasciare scoperto alcun terreno e iniziative volte ad allargare il fronte costruendo momenti di azione comune con i settori della working class che la precarizzazione del lavoro e l'innovazione tecnologica hanno prodotto;
 - cogliere gli spazi che la crisi del corporativismo democratico sta aprendo, si tratta di evitare ogni subalternità alla CGIL, ogni illusione su di un suo rinverginamento, ogni codismo e, nello stesso tempo,. di aprire una dialettica reale con quei settori di lavoratori, delegati, militanti sia aderenti a CGIL CISL UIL che non inquadrati in queste organizzazione che intendono scendere in campo nei fatti e non solo sul piano del discorso.A questo fine è necessaria un'azione intelligente di riapertura del confronto fra sindacati di base nella consapevolezza che siamo in tempi interessanti, in tempi nei quali si gioca la possibilità di una ripresa di iniziativa che, evitiamo illusioni, non dipende solo da noi ma che noi possiamo cogliere appieno solo se sapremo proporre ai lavoratori ed alle lavoratrici che si mobilitano ipotesi credibili di lotta e di coordinamento.
Da questo punto di vista, la buona riuscita dello sciopero del 14 non scontata se si considera il solito fragoroso silenzio del media, le pressioni delle aziende e delle amministrazioni pubbliche per farlo fallire, la "discesa in campo" della CGIL che ha indetto, pare, sciopero per il 5 dicembre proprio, guarda caso, alla vigilia dello sciopero del 14 novembre, l'alzata di ingegno di USB che ha scioperato in solitaria e a meri fini autopromozionali il 24 ottobre per poi stare anche sul 14 novembre, è una condizione di partenza da non sprecare.


giovedì 13 novembre 2014

Volantino sciopero generale del Coordinamento Cub Pirelli Bollate

Bollate, 7 novembre 2014

RAGAZZI STANNO ARRIVANDO A NOI
JOBS ACT: ATTACCO PESANTE DEL GOVERNO AI DIRITTI DEI LAVORATORI

In questi anni anche noi abbiamo subito un attacco nel salario e nei diritti. I nostri salari sono diminuiti non solo perché siamo passati dal ciclo continuo ai 15 turni. Gli aumenti previsti nei contratti nazionali non hanno coperto l’aumento inflazionistico con la conseguente perdita di valore degli stipendi.
Alla fine però non ci siamo opposti molto. Comunque stavamo meglio che tanti altri lavoratori e non subivamo il netto peggioramento che andava invece ad intaccare operai di altri settori e tutta la galassia dei precari. Ora siamo arrivati a giovani che lavoreranno gratis per expo 2015 anche per un accordo sindacale firmato da Cgil-Cisl-Uil.
Non essendoci mossi noi ci ha pensato qualcun’ altro arrivando alla situazione odierna di un attacco senza precedenti alla classe operaia. Ci vogliono rendere schiavi; lavorando sorvegliati a distanza dalla telecamera o dal computer a piacimento dell’azienda oppure se a giudizio dell’azienda non rendi abbastanza, o se magari pretendi il rispetto del tuo lavoro, puoi essere demansionato a piacere perdendo qualifica o salario. Infine con l’abolizione definitiva dell’articolo 18 chi alza la testa e prova ad organizzare la protesta può venire sbattuto fuori senza colpo ferire, ma basterebbe una risposta fuori luogo al proprio capo per trovarsi fuori dell’azienda. In pratica vogliono diffondere una fottuta paura nelle fabbriche spingendoti ad accettare qualunque cosa.
Tra l’altro l’intenzione governativa è abbastanza chiara. Con la decontribuzione ai nuovi assunti si vuole sostituire i lavoratori anziani che costano di più e rendono meno. Una richiesta avanzata dai padroni per liberarsi di lavoratori con anni di anzianità nei posti di lavoro e che potrà riguardare anche noi in Pirelli. Un motivo in più per chiudere il nostro stabilimento e assumere magari a Torino giovani pagati meno e più prestanti fisicamente.
Per tutti questi motivi occorre il 14 scioperare con il sindacalismo di base
Solo rafforzando coloro che si vogliono opporre efficacemente, ci sarà la possibilità di bloccare le misure di cui abbiamo fatto cenno. Da questa crisi se ne potrà uscire solo se riusciremo a far sentire la nostra voce contro la politica di austerità imposta dall’unione europea e dal governo italiano.
Siamo tutti coinvolti , partecipare è difendere il futuro , invertiamo la rotta del tracollo dei diritti.

Stai con la CUB , perché è l’unica maniera di stare dalla TUA parte.



Coordinamento Cub Pirelli Bollate

martedì 11 novembre 2014

RESOCONTO DELL'ASSEMBLEA DELL'8 NOVEMBRE A FIRENZE CONTRO IL JOBS ACT E CONTRO L'ACCORDO VERGOGNA SULLA RAPPRESENTANZA

Sabato 8 novembre a Firenze circa 120 attivisti sindacali provenienti da tante situazioni di lotta di tutto il Paese, oltre a studenti, disoccupati, compagne e compagni di tante realtà politiche e sociali di tutta Italia, si sono riuniti per dire no a Jobs Act, Legge di Stabilità, accordo della vergogna e leggi razziste.
Erano presenti in sala ed hanno partecipato al dibattito delegati di realtà sindacali territoriali diverse - Cub, Usi, Si.Cobas, Fiom, sinistra Cgil - uniti nella volontà di costruire un percorso comune di lotta e resistenza agli attacchi del governo e dei padroni. Un risultato straordinario e unico nel panorama sindacale italiano, usualmente caratterizzato da una forte frammentazione.

Un dibattito partecipato e internazionale
Erano seduti al tavolo della presidenza Sandro Bruzzese dell'Usi (unica confederazione sindacale nazionale che ha aderito, per ora, alla campagna promossa da No Austerity), Ivan Maddaluni (ferroviere della Cub Trasporti Toscana), Patrizia Cammarata (rsu del Comune di Vicenza) e Fabiana Stefanoni (del coordinamento nazionale di No Austerity).
Il dibattito - introdotto da una relazione di Ivan Maddaluni e concluso da Fabiana Stefanoni - è stato molto partecipato, con interventi di delegati delle seguenti realtà: coordinamento No Austerity, Confederazione sindacale Usi, Flmuniti Cub Parma, rsu Cub Cobas Telecom Puglia, Allca Cub Bolzano, Si.Cobas Bergamo, Associazione Lavoratori Pinerolesi, Fisac Cgil Cremona, Cub Toscana, Rsu Bordo 47 Trenitalia, Licenziati politici Esselunga di Pioltello, Il sindacato è un'altra cosa-opposizione Cgil Cremona, rsa Fiom Ferrari, Cub Sur nazionale, attivisti Cub Vicenza, Cub Sanità di Salerno e Firenze, Cub Telecom Toscana, operai del presidio Dielle di Cassina de' Pecchi, studenti dei collettivi, coordinamento disoccupati milanesi, Associazione donne immigrate, Donne in lotta di No Austerity, ecc.
Pur non avendo aderito all'assemblea, anche il Si.Cobas nazionale ha portato un contributo al dibattito con un intervento di Fabio Zerbini.
Molto applaudito l'intervento di Cacau Pereira, responsabile esteri della Csp Conlutas del Brasile, che ha portato i saluti del suo sindacato e della Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta (a cui aderisce anche il coordinamento No Austerity, insieme con centinaia di sindacati conflittuali e comitati di lotta di tutto il mondo). Sono stati letti anche i saluti del sindacato di base francese Solidaires e dei Co.Bas di Spagna, che ci hanno incoraggiati a proseguire sulla strada dell'unità delle lotte, sia in Italia che su scala internazionale, ribadendo il loro sostegno alla campagna contro l'accordo della vergogna e contro il Jobs Act.

Le decisioni dell'assemblea 
L'assemblea ha ribadito con fermezza la contrarietà all'accordo vergogna sulla rappresentanza siglato il 10 gennaio 2014, che intende smantellare qualsiasi libertà sindacale e agibilità per tutti i sindacati che non accettano di diventare complici dei padroni. E' stata discussa e approvata all'unanimità una risoluzione per proseguire unitariamente la lotta contro Jobs Act, Legge di Stabilità, razzismo e accordo della vergogna, con l'impegno di tutte le realtà presenti a portarsi solidarietà reciproca: una dimostrazione della volontà di proseguire con determinazione la battaglia contro queste misure che attaccano frontalmente il sindacalismo conflittuale e il diritto di sciopero, misure attraverso cui padroni e governo cercano di indebolire le lotte dei lavoratori.
L'assemblea ha anche fatto appello - sia nella risoluzione votata sia negli interventi dalla presidenza e della platea - a promuovere e rafforzare lo sciopero generale e sociale del 14 novembre, proclamato dal sindacalismo di base (e dalla Fiom nel Nord Italia), dagli studenti, dai comitati dei precari e dei disoccupati, dai movimenti di lotta ("strike meeting"): una giornata fondamentale per rafforzare l'opposizione di classe al governo Renzi.
Sono infine stati votati due ordini del giorno, uno in solidarietà agli operai metalmeccanici della Embraer di Sao José dos Campos del Brasile, che sono in sciopero a oltranza a difesa del salario, e uno contro la repressione delle lotte, in solidarietà ai tanti lavoratori che subiscono la repressione poliziesca, tra cui gli operai dell'Ast e i lavoratori della logistica.
La giornata si è conclusa nell'entusiasmo di tutti i compagni presenti per aver rafforzato un percorso di unificazione delle lotte, difficile ma imprescindibile per creare i rapporti di forza necessari per respingere gli attacchi del governo e rafforzare un'alternativa di lotta alla violenza del sistema capitalistico.
No Austerity - Coordinamento delle Lotte