mercoledì 26 aprile 2017

No alla strumentalizzazione borghese delle proteste antifasciste in occasione del 25 Aprile - Comunicato della Cub Sur Modena

ANTIFASCISTI: LA VERA BUONA SCUOLA SIETE VOI!

La Cub Scuola di Modena esprime la propria solidarietà agli insegnanti e agli studenti che il 24 aprile hanno dato vita ad una iniziativa antifascista davanti agli istituti scolastici carpigiani. In un momento storico in cui l’ideologia razzista e nazionalista si sta pericolosamente diffondendo in molti ambiti della società (scuole incluse) pensiamo si tratti di una iniziativa importante: per questo la sosteniamo in pieno.
L’esposizione di striscioni antifascisti e la diffusione di un volantino che spiega cosa ha rappresentato il fascismo nella storia del nostro Paese non può che essere apprezzata da tutti coloro che pensano che il 25 aprile sia una giornata importante, da non dimenticare.
Purtroppo, come spesso capita, qualcuno ha voluto concentrare l’attenzione sull’inessenziale. Anziché preoccuparsi della diffusione di gruppi fascisti nelle scuole, qualcuno ha voluto screditare  l’iniziativa antifascista mistificando il significato di uno striscione (appeso davanti al Vallauri) che criticava la presenza dei carabinieri nei quartieri. Addirittura, alcuni giornalisti sciacalli hanno cercato di accostare l’iniziativa antifascista del 24 aprile agli atti vandalici del Meucci!!!
Come hanno precisato i promotori dell’iniziativa, criticare la presenza dei carabinieri significa criticare l’utilizzo di politiche repressive per risolvere problemi di ordine sociale (basta pensare alla cosiddetta "Operazione strade sicure", un vero e proprio tentativo di militarizzazione delle città, con l'obiettivo di porre sempre più sotto controllo l'esistenza dei cittadini). Politiche repressive che conoscono bene anche le lavoratrici e i lavoratori in lotta, che spesso subiscono manganellate e arresti durante le azioni di sciopero e di protesta.
A tutti coloro che si sono scandalizzati per lo striscione sui carabinieri vogliamo consigliare di preoccuparsi di altre cose, ad esempio della diffusione di gruppi fascisti nelle scuole, o del fatto che molti studenti non sanno nemmeno il significato del 25 aprile! Le politiche di privatizzazione e aziendalizzazione della scuola rischiano di occultare ulteriormente la Memoria antifascista. Proprio in queste settimane sono stati approvati i decreti attuativi della cosiddetta “Buona scuola”, una legge vergognosa che smantella la scuola pubblica trasformando le scuole in aziende o in succursali delle aziende (vedi le nuove modalità dell’alternanza scuola-lavoro). Tutto questo sta avvenendo con la complicità delle direzioni dei sindacati burocratici, che hanno abbandonato la protesta per sedersi al tavolo del governo.

La Cub Scuola di Modena invita i lavoratori e le lavoratrici della scuola a non abbassare la guardia e a prendere esempio dai lavoratori e dalle lavoratrici di Alitalia, che con il loro NO hanno bocciato gli accordi truffaldini tra governo, aziende, banchieri e sindacati venduti! 

PIENO APPOGGIO ALLE INIZIATIVE ANTIFASCISTE NELLE SCUOLE!

C.U.B Sur Modena

martedì 25 aprile 2017

Alitalia: Una valanga di NO ha sepolto la concertazione!

Di una cosa siamo certi: questo referendum lascerà un segno indelebile nella storia sindacale italiana. 
Le lavoratrici e i lavoratori Alitalia, dopo anni di prese in giro, hanno detto basta a un sistema di sfruttamento per il profitto padronale avvallato da istituzioni e sindacati confederali.
Il nostro plauso va a tutti i lavoratori che hanno dato esempio di coraggio, determinazione e dignità.

LA LOTTA CONTINUA!



Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato degli operai Granarolo di Usmate-Velate

COMUNICATO APPALTI GRANAROLO

Con il presente comunicato annunciamo la nostra uscita dall’SGB (Sindacato Generale di Base) e la conseguente adesione al SOL COBAS (Sindacato Operai in Lotta Cobas).
Ormai da tempo ci troviamo in profondo disaccordo con la linea e la pratica sindacale della dirigenza dell’SGB, la quale, al di là dei propositi e delle belle parole, si è rivelata essere una piccola burocrazia. Siamo convinti che un sindacato di classe debba tutelare e promuovere ogni realtà territoriale che esprima il genuino desiderio di lottare contro il padronato. Così non è avvenuto nel sindacato in cui noi abbiamo militato.
In più episodi, infatti, SGB si è mostrata più attenta a gestire in maniera centralista l’esistente, dando una solidarietà fredda a molti tentativi di costruire sul territorio un sindacato deciso e combattivo. Altre volte, addirittura, in maniera ambigua e ricattatoria ha rifiutato di sostenere praticamente e idealmente l’attività da noi svolta. Questo atteggiamento distratto e riottoso ha pesato soprattutto su una realtà di lavoratori per lo più provenienti dall’estero ed impiegati nel difficile ambito delle cooperative. Inoltre la scarsa attenzione all’andamento delle lotte territoriali ha provocato un clima di spaesamento ed incomprensione, generando così lo spazio in cui il padronato ha potuto mostrare la sua forza repressiva.
Con il senno di poi possiamo tranquillamente affermare che l’operazione di scissione dall’USB per dar vita all’SGB, operazione che rivendichiamo e riteniamo legittima, in quanto con entusiasmo e dedizione ci siamo prodigati a collaborare, si è rivelata un’operazione di facciata e non all’altezza dell’impegno che la lotta di classe necessita in questa fase. La micro burocrazia dell’SGB, in definitiva, si è mostrata molto più attenta a costruirsi verticalmente piuttosto che ascoltare e promuovere l’azione orizzontale.
Inoltre, con l’intento di facilitare il patto federativo con la CUB, l’SGB ha deciso di penalizzare la federazione di Lecco, a cui noi facciamo riferimento, la quale si è da sempre rivelata essere una delle più radicali e combattive. Questo è l’ennesimo esempio, forse uno dei più significativi, del desiderio di non coinvolgere i singoli militanti impegnati sul territorio nella costruzione di quel sindacato.
Queste in sintesi le motivazioni per cui noi oggi decidiamo di abbandonare un sindacato, che al di là della sua nozione “di base” ha dimostrato di muoversi come una piccola burocrazia, poco attenta all’evoluzioni delle lotte e più concentrata in piccoli interessi di bottega, sia all’interno del medesimo sindacato che in altri. 

Gli operai e le ex RSA di SGB Granarolo di Usmate-Velate


DATA 22/04/2017

venerdì 21 aprile 2017

Tortona: la Flaica Cub incontra le lavoratrici e i lavoratori Esselunga

Cub Trasporti: Riceviamo, pubblichiamo e condividiamo questa lettera

SULLA SEDE DI GALLARATE E SULLE PROSPETTIVE DELLA CUB TRASPORTI

La vicenda della sede Cub di Gallarate che ha screziato la disamina di questi giorni è emblematica dell'alterco in atto in Cub
Trasporti.
Già in fase congressuale avevamo assistito al tentativo di sopraelevare l'importanza delle strutture Cub territoriali rispetto a quelle
settoriali.
Infatti lo scontro avvenuto nel congresso Cub Trasporti nasce innegabilmente dalla azione di forza della Cub di Varese, con cui si
sostituiva la lista di delegati della Cub Trasporti di Varese con una altra lista fatta dalla struttura Cub Varese intersettoriale
(chiaramente a misura di controllo della maggioranza congressuale); per tale motivo non ci sono state per noi a dicembre le
condizioni per un comune congresso Cub Trasporti.
Oggi esiste una Cub Trasporti che rappresenta i settori del Trasporto Aereo, del Trasporto Ferroviario e di una parte del settore
Autoferro (Genova, Lucca..) che ha indicato il sottoscritto come segretario nazionale ed una seconda Cub Trasporti che
rappresenta una altra parte del settore autoferro (in particolare ATM Milano e gli appalti napoletani di ANM), che vede come
segretario Claudio Signore (che ha già svolto tale ruolo già negli ultimi 6 anni); paradossalmente Cub Nazionale riconosce la
seconda struttura come ufficiale, benché solo la nostra sia invece l'unica rappresentativa di tutti i comparti del settore trasporti.
In questa ottica va inquadrata la vicenda della sede Cub di Gallarate, la cui serratura è stata cambiata per consegnarne la chiave ed
il libero accesso a solo pochi fedelissimi, escludendo i ribelli della Cub Trasporti di Varese (che è tutta comparto aereo)
nonostante siano essi la parte sindacale che porta alla Cub di Varese i maggiori introiti economici, per diversi migliaia di euro al
mese; parallelamente sono stati bloccati a Renzo Canavesi gli accessi alla sua posta elettronica e alla gestione del sito internet Cub
Malpensa.
Condanniamo questi comportamenti grossolani già stigmatizzati tante volte quando accaduti in altre sigle sindacali ed esprimiamo
massima solidarietà e sostegno ai compagni della Cub Trasporti di Varese.
Sottolineiamo che la CUB nasce come un insieme di sindacati di settore che ha sempre trovato nelle autonomie operative la sua
forza innovativa, essenziale impostazione “di Base” perché lavoratori e militanti siano protagonisti e artefici della linea sindacale.
Al di la della vicenda specifica e al necessario spostamento della attività della Cub Trasporti di Varese presso altre sedi Cub (in
particolare presso la sede Cub di Legnano in via C.Colombo 17) è evidente come la gestione efferata dello scontro dialettico,
danneggi pesantemente l'azione del nostro sindacato e le sue possibilità di crescita e sviluppo.
Per questo riteniamo urgente aprire una discussione franca e risolutiva della controversia interna alla Cub Trasporti, che superi lo
stallo attuale rilanciando l'azione sindacale unitaria e compatta.
Diamo a tal fine immediata disponibilità al confronto che chiediamo a tutta la Cub di sollecitare e sostenere.
Chiaramente il punto di partenza di tale discussione deve essere l'onestà intellettuale, pertanto secondo noi:
1) Il ruolo di segretario nazionale deve essere rappresentativo di tutto il settore trasporti, svolto a rotazione fra i vari
comparti, partendo da quello che dimostra la maggiore capacità (e necessità) di mobilitazione, che in questo momento è
indubbiamente il trasporto aereo.
2) La segreteria Cub Trasporti deve essere rappresentativa di tutti i comparti trasporti in egual misura, indipendentemente
dal loro peso specifico, ciò per dare stessa dignità a tutti i lavoratori, alle loro lotte e alla possibilità di sostegno e
sviluppo delle stesse.
Se si ha il coraggio di affrontare questa discussione senza calcoli e manovre strumentali, la soluzione può essere a portata di
mano, altrimenti la divisione definitiva è un rischio concreto, con grossi danni per tutto il progetto CUB e per aspettative e
necessità dei lavoratori.
Siamo anche favorevoli a tenere riunioni aperte a tutti gli attivisti dei vari sindacati Cub, fermo restando che le decisioni in merito
alla Cub Trasporti spettano ai lavoratori dei comparti trasporti, che conoscono dall'interno necessità ed opportunità organizzative e
strategiche.

Antonio Amoroso
SEGRETARIO CUB TRASPORTI (Rappresentativo della maggioranza degli iscritti e dei militanti Cub Trasporti)

martedì 18 aprile 2017

Una scelta di autonomia - Il comunicato del direttivo Cub Trasporti di Varese e Linate

 UNA SCELTA DI AUTONOMIA!

Da anni la convivenza della cub trasporti, con i responsabili della sede di Gallarate è problematica e con continui conflitti.

Ricordiamo la negazione del congresso cub trasporti di varese tenuto nel luglio scorso e le continue polemiche sui fondi e sull’agibilità della sede di Gallarate.

Ricordiamo perfino atteggiamenti ridicoli come la negazione dell’utilizzo degli amplificatori per la manifestazione al cargo di Malpensa dell’8 marzo scorso e l’estromissione dalla gestione del sito cubmalpensa avvenuta pochi giorni fa.

Ricordiamo che attraverso le trattenute in busta paga fatte ai lavoratori dei trasporti, entrano nelle casse comuni migliaia di euro ogni mese oltre alle numerose tessere in contanti ed alle varie pratiche dei lavoratori dei trasporti, mentre vengono negati i rimborsi spese al responsabile cub trasporti.

“Dulcis in fundo”: Lunedì scorso ci siamo trovati con tutte le pratiche e la documentazione delle aziende che seguiamo come cub trasporti Varese e Linate, trasferite in un locale dove, non ci vengono consegnate le chiavi e a cui si poteva accedere solo con l’autorizzazione della Cub Varese.

Con questa decisione chi gestisce le cub di varese ha voluto costringerci ad una scelta, tra restare nella sede di Gallarate ma senza nessuna autonomia o andarcene.

Appare evidente quindi la decisione che dovevamo prendere.
Rendere autonoma, come del resto prevede lo stesso statuto della CUB, l’attività della categoria.

Non si tratta quindi come qualcuno sta volutamente insinuando, di una scissione, ma riconfermando a tutti gli effetti la nostra presenza in Cub, rendiamo autonoma economicamente e politicamente la presenza della Cub trasporti di Varese e Linate.

Non potendo quindi utilizzare le strutture CUB di Gallarate, provvisoriamente in attesa di una nuova sede, avvisiamo tutti i nostri iscritti che i servizi e le attività, vengono spostate su altre sedi Cub, più vicine a Malpensa, che ci hanno garantito l’agibilità.
2017-04-18
DIRETTIVO CUB TRASPORTI

Alitalia: Il referendum del terrore!



Roche di Segrate: La lotta è possibile solo fuori dal TUR - Scarica e diffondi il volantino della ALLCA - CUB

Volantino della ALLCA-CUB

giovedì 13 aprile 2017

Electrolux, quando la solidarietà supera le sigle

Alle lavoratrici e ai lavoratori della Electrolux di Forlì va tutto il nostro plauso e il nostro incoraggiamento per essersi stretti al fianco dei loro colleghi di Solaro (MI), dando esempio di responsabilità e correttezza e dimostrando che di fronte agli attacchi dei padroni verso diritti intoccabili come lo sciopero, non devono essere le sigle sindacali a dividere i lavoratori.
La nostra solidarietà va alle lavoratrici e ai lavoratori ILLEGITTIMAMENTE contestati: CUBlog darà loro tutto lo spazio necessario alle loro rimostranze. 

IL DIRITTO DI SCIOPERO NON SI TOCCA!


La Redazione di CUBlog





martedì 11 aprile 2017

Siamo alla chiusura coatta delle sedi!

Ci stringiamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della sede Cub di Gallarate che hanno scritto una gloriosa storia di lotte e di resistenza del nostro sindacato.
Esprimiamo con forza il nostro sdegno e la nostra condanna per questo gesto inqualificabile a cui siamo abituati ad assistere in occasioni di sfratti e di contenziosi tra padroni, ma che mai dovrebbe animare le dinamiche interne tra compagni, per giunta dello stesso sindacato.

La redazione di CUBlog

sabato 8 aprile 2017

Solidarietà e sostegno a Riccardo Antonini

                                                                       

Ieri la corte di cassazione, imitando quanto già accaduto in corte di appello, ha respinto senza alcun contraddittorio il ricorso di Riccardo Antonini contro il vile licenziamento di FS, che lo aveva incolpato di ledere l’immagine dei dirigenti aziendali, per aver aiutato i familiari delle 32 vittime della strage ferroviaria di Viareggio e la loro esigenza di Verità e Giustizia.
Si è così tentato di respingere e celare una vicenda emblematica e simbolica e con essa le istanze civili e sociali di migliaia di persone che hanno compreso e sostenuto questa battaglia di civiltà.
Ma è una parabola sistemica perdente!! perché Riccardo in realtà ha vinto da tempo!!
Perché il suo impegno e la sua coerenza hanno contribuito, nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio, alla vittoria dei familiari delle vittime, inchiodando gli stessi dirigenti che hanno licenziato Riccardo alle proprie responsabilità (processo in cui anche la Cub Trasporti ha vinto come parte civile, risarcimenti che se diventeranno effettivi, contribuiranno a sostenere questa battaglia).
Perché la lotta di Riccardo per la Sicurezza di lavoratori e utenti e per il diritto alla espressione e al libero dissenso, contro l’arroganza e il cinismo di padroni e oligarchi, ha dimostrato la necessità di uomini e donne di mobilitarsi contro quella ragion di stato che troppo spesso schiaccia aspettative e vite.
Perché non è la loro falsa giustizia a poter giudicare la lotta coraggiosa e determinata di questi anni.
Grazie Riccardo, la battaglia va avanti.

I lavoratori Cub Trasporti dei comparti aereo, ferro, gomma

per la Cub Trasporti
Segretario Nazionale, Antonio Amoroso

mercoledì 5 aprile 2017

Alitalia: comunicato stampa della Cub Trasporti

COMUNICATO STAMPA CUB TRASPORTI

Il Trasporto Aereo italiano è un settore in costante e crescita. 

Nel 2016 si è registrato +4,9% di traffico passeggeri e un +5,9% per il traffico merci.

L'occupazione però continua a registrare pesanti tagli e, nella migliore delle ipotesi, un progressivo peggioramento qualitativo, con una crescita della precarietà , un impoverimento salariale ed un aumento indiscriminato dei carichi di lavoro per gli addetti.

 Per non parlare della perdita dei diritti inflitta ai lavoratori, favorita anche dalle modifiche Fornero e Renzi alle norme sul mondo del lavoro.

Tutto ciò accade mentre le aziende, quasi tutte in esercizio su attività in concessione pubblica, hanno potuto beneficiare di un ingente sostegno dello Stato che ha permesso l'utilizzo degli ammortizzatori sociali, nonostante la crisi non esista. Cigs, mobilità, solidarietà e ora Naspi, oltre all'intervento del Fondo di Solidarietà del trasporto aereo alimentato dalla collettività e ai contributi regionali per le aziende che hanno attivato i contratti di ricollocazione: un armamentario di interventi finalizzato a sostenere la più vasta sostituzione dei lavoratori più "garantiti" con altri senza garanzie.

Emblematico quanto successo nella crisi Alitalia del 2014 che ha espulso oltre 2000 lavoratori, alcuni dei quali riassunti senza le tutele dell'art.18 ( Job Acts), con salari pesantemente decurtati e con il beneficio per l'azienda di sgravi contributivi.

Come non ricordare la inaccettabile espulsione dei lavoratori disabili e appartenenti alle categorie protette da parte di Alitalia: un ulteriore tassello che manifesta l'arroganza con cui ha agito sia la cordata di imprenditori italiani della Cai, sia i nuovi azionisti emiratiNi. 

Nonostante tutto ciò Alitalia oggi si appresta a infierire con migliaia di altri licenziamenti, esternalizzazioni, ulteriore precarietà e tagli salariali e normativi.

Una mattanza già iniziata con l'espulsione di 300 precari in prossimità della maturazione del diritto alla stabilizzazione e si pretende verrà estesa ulteriormente, con pesantissime ricadute in tutto il settore. Assohandling ha già annunciato 500 licenziamenti, 300 li ha dichiarati Assocatering, le me se è le pulizie hanno già aperto le procedure di licenziamento collettivo, addirittura prima ancora che la ex- Compagnia di Bandiera metta in atto il suo scellerato piano di ridimensionamento.

Un Piano quello di Alitalia di ulteriore ridimensionamento.

La Cub trasporti ritiene urgente che il Governo apra immediatamente il confronto sulle regole di sistema, assolutamente sbilanciato a favore dei vettori low- cost, in un modo che non ha eguali nell'intera Europa.

Cub rivendica  la nazionalizzazione degli asset principali del settore, un comparto assolutamente strategico. 

Altro che laboratorio di precarietà e sfruttamento. Gli aeroporti devono trasformarsi in siti produttivi virtuosi anche per quanto riguarda il tratramento dei lavoratori.

Oggi, 5 aprile 2017, la Cub trasporti sciopera in Alitalia contro il Piano di tagli e ridimensionamento preparato dagli azionisti, Banche e Etihad, per far fronte all'ennesimo fallimento della privatizzazione.

Lo sciopero di oggi è indetto dalla Cub trasporti anche in altre aziende aeroportuali e segue quelli dell'intero comparto già promossi il 23 febbraio e l'8 marzo  e 20 marzo u.s.

Il Governo deve imprimere un cambio di rotta a partiRe dalla vertenza Alitalia, predisponendo un immediato ritorno al controllo pubblico della ex- compagnia di bandiera.

Un altro Piano è possibile.

La crisi non esiste. Siamo davanti all'ennesimo progetto di dismissione e disgregazione di un comparto industriale strategico per il nostro Paese.

La nazionalizzazione di Alitalia è l'unica soluzione.

Roma 5.4.2017

domenica 2 aprile 2017

Welfare aziendale: un salario surrogato pagato in natura - Il volantino della ALLCA-CUB



Tutele sociali in cambio di produttività: il welfare entra nell’integrativo del premio di partecipazione sottraendo la parte economica in cambio di benefit.

Per welfare aziendale o contrattuale si intende servizi e agevolazioni che un’azienda offre ai propri dipendenti teoricamente “in aggiunta” o in sostituzione del pagamento monetario di stipendio o premi di produzione, che consistono in coperture assicurative di sanità integrativa, spese d’istruzione, buoni valore per shopping, cultura e benessere.
Un vero e proprio investimento delle aziende nella fidelizzazione del dipendente.
A prima vista sembrerebbe un’opportunità per i lavoratori, ma se analizziamo da dove provengono i fondi che defiscalizzano il welfare aziendale, si possono evidenziare le conseguenze di una ulteriore tappa verso lo smantellamento dello stato sociale.
La nuova Legge di Bilancio 2017 prevede la defiscalizzazione totale per i servizi di welfare aziendale e benefit aziendali, infatti ha eliminato tutte le tasse previste sui fondi destinati ai servizi per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto.

Questi provvedimenti creano dei seri rischi sul piano pensionistico e sulla fiscalità generale:
se il salario non cresce, restano fermi anche i contributi per la pensione; se ci sono meno entrate per lo Stato, ci sono meno risorse per il welfare universalistico, che nel lungo periodo comporta differenze nell'accesso a diritti fondamentali come quello alla salute.
La detassazione del welfare aziendale, nella forma di prestazioni sanitarie, di istruzione, buoni supermercato o buoni carburante, può diventare un escamotage per non contrattare salario da una parte e per togliere spazi di autonomia ai lavoratori, impossibilitati a decidere liberamente come spendere parte del loro reddito.
Le tasse per chi lavora sono alte, ma la strada per ridurle in modo sostenibile per i lavoratori deve essere quella della riduzione dell'Irpef e una seria politica di lotta all'evasione fiscale.

Ma chi ci guadagna realmente su welfare aziendale?
Se il premio di partecipazione viene composto da servizi in welfare aziendale il lavoratore risparmia il 10% di trattenute rispetto all’erogazione in busta fino a 3000 euro, mentre il risparmio per il datore di lavoro si oltrepassa il 40%.
Lo Stato, avendo meno entrate fiscali, a sua volta destina meno fondi a sanità, istruzione e pensioni pubbliche, perché integrate privatamente dai dipendenti che hanno accesso al welfare aziendale, e quindi si giustifica la riduzione dello stato sociale.
Nei fatti è un falso regalo: invece di destinare i nostri soldi alla fiscalità generale ci stanno incentivando a indirizzarli verso strutture private per poter smantellare lo stato sociale pubblico. In realtà stiamo pagando due volte per lo stesso servizio. Il welfare aziendale è funzionale al disfacimento dei servizi pubblici fondamentali.

Quali sono i rischi a breve termine?
Assistiamo ad un attacco al salario dei lavoratori poiché quote di welfare aziendale vengono considerate sostitutive degli aumenti salariali. Invece di soldi, si ricevono fondi e servizi in “benefits”. E se si perde il lavoro, si perdono quote di servizi e assistenza.
Inoltre, gli aumenti contrattuali vengono vincolati sempre di più all’accesso al welfare aziendale. E chi non accede ai fondi integrativi, perde anche gli aumenti contrattuali.
Si tratta di un risparmio notevole per le aziende, perché di fatto abbassano gli stipendi integrandoli con benefit pagati dagli stessi lavoratori con la fiscalità generale. 
Oltre all’interesse delle imprese sullo sviluppo del welfare aziendale, si somma anche quella del sindacato, che gestendo quote di welfare attraverso gli enti bilaterali, possiede veri e propri interessi economici nella sua diffusione. Non è un caso che il welfare aziendale sia ormai il protagonista di molti rinnovi contrattuali.
Quali sono i rischi nel lungo periodo? 
Con l’espansione del welfare aziendale, il modello sociale italiano somiglierà sempre di più a quello degli Usa. Senza copertura assicurativa non si potrà accedere alle cure sanitarie, senza pensione integrativa non si potrà usufruire di redditi durante la vecchiaia. 
Tutto ciò sarà consentito solo se in possesso di un posto di lavoro, quindi si farà di tutto per non essere licenziati: disposti a orari e turni massacranti per uno stipendio ridotto, poiché l’esclusione dal ciclo produttivo diventerà l’esclusione da ogni tipo di assistenza.

Il welfare aziendale può sostituire lo stato sociale e la sanità pubblica?
Per quanto si possa estendere il welfare aziendale, questo non riguarderà mai la totalità dei lavoratori in misura eguale.
Le aziende e gli istituti privati che si sostituiscono al welfare non hanno alcuna intenzione di soddisfare “un diritto”, hanno semplicemente intenzione di guadagnarci. Appena una voce risulterà in perdita verrà scartata dal welfare aziendale, facendola ricadere sulla spesa pubblica. Con quale risultato? Pagando sia la sanità integrativa, sia le prestazioni sanitarie necessarie resosi più onerose dal fondo, con il rischio di non poter accedere alle cure mediche.

Qual è l’effetto sui sindacati?
Il modo migliore per contrastare gli enti bilaterali e il welfare aziendale è lottare per concreti aumenti salariali e per uno stato sociale universale. 
Ma questa lotta non può farla un sindacato che dagli enti bilaterali e dalla cogestione del welfare aziendale ne trae convenienza e che costituiscono dalla bilateralità una fetta importante dei bilanci sindacali.
Un recente rapporto su previdenza integrativa e enti bilaterali contava 536 fondi previdenziali con un giro di oltre 100 miliardi di Euro (6% del Pil) e 260 fondi di sanità integrativa.
Tutti Fondi di enti privati difficilmente controllabili, in cui risultano impiegate in questo settore più di 10 mila persone. Tra questi molti sono sindacalisti o ex sindacalisti. Il sindacato da ciò incassa i gettoni di presenza per la partecipazione ai Consigli d’Amministrazione o di Gestione. 
Fonchim (Fondo previdenziale dei Chimici) ha ­destinato nel 2013 588mila euro annui agli organi statutari e 1,2 milioni di euro ai costi di gestione. Cometa (Fondo previdenziale dei Metalmeccanici) ha speso per i suoi “organi” 250mila euro annui più 1,1 milioni per il personale.  La defiscalizzazione del welfare aziendale, quindi, contribuisce anche al “mantenimento” dei sindacati e non solo delle aziende.

Che fare quindi?
Questa impostazione va contestata in tutti i rinnovi contrattuali affinché il welfare aziendale non venga fatto passare come una misura utile ai lavoratori, perché così non è !
Non bisogna accettare la logica di aumenti salariali in cambio di fondi da destinare al welfare.
Va preteso che le organizzazioni dei lavoratori tornino a lottare per uno stato sociale universale, a cui possano accedere tutti, lavoratori e disoccupati, pensionati e studenti.
Uno stato sociale che garantisca a tutti servizi fondamentali di qualità e in larga quantità, a partire dall’offerta sanitaria e da quella scolastica, basato su tasse dirette fortemente progressive dove chi meno ha, meno paga.

Welfare Aziendale: un bel regalo per le aziende che risparmiano la metà di quanto spenderebbero riconoscendo gli stessi importi in busta paga. I lavoratori hanno solo da perdere in quanto a detassazione e decontribuzione, oltre a non avere alcuna incidenza sui TFR, 13ma e contributi previdenziali, e sottraggono risorse a pensioni e stato sociale.
La sanità integrativa non è un regalo dell’impresa, viene concessa in alternativa al salario.
Sono sempre soldi dei lavoratori. In più le imprese, attraverso la liquidazione dello stato sociale, puntano a ridurre il costo del lavoro e quindi il salario dei lavoratori.

A.L.L.C.A. (Associazione Lavoratrici e Lavoratori Chimici-Affini)
Confederazione Unitaria di Base
20130 Milano - V.le Lombardia, 20 - Tel. 02/70631804 - Fax 02/70602409 - www.cub.it - allca@cub.it



A Lecco nasce lo Sportello Sindacale Autogestito

Nasce a Lecco lo Sportello Sindacale Autogestito a cura dei compagni del Galeone, l'appuntamento è ogni ultimo giovedì del mese in via Primo Maggio.
Chiunque fosse interessato può scrivere a noi e verrà messo in contatto coi compagni del Galeone.



giovedì 16 marzo 2017

Sicurezza sul lavoro al Cargo: non fanno nulla!

Ieri si è tenuto l’incontro presso Enac alla presenza di Sea spa in quanto gestore aeroportuale, e delle società operanti al cargo, MLE ALHA e Beta TRANS. Assenti consorzi e coop., a dimostrazione che sono semplici contenitori di manodopera.

L’incontro, richiesto da tutti i sindacati, a seguito del grave incidente avvenuto 20 giorni fa, che vede ancora un lavoratore in coma farmacologico, per affrontare i problemi della sicurezza nell’area cargo di Malpensa.

Le aziende, per bocca di Mle, ribadendo che al cargo si rispettano tutte le norme di sicurezza, hanno proposto di istituire corsi di formazione, ai lavoratori che si infortunano per “prevenire” e limitare gli infortuni.

Tutte le richieste avanzate dalle OOSS, non sono state prese in considerazione,come:

·        Ristrutturazione delle ribalte, divenute per la mole di merce trattata, piccole e non più in sicurezza;

·        Definizione di spazi ben delimitati, di sosta del personale esterno al cantiere;

·        Istituzione di un’autorità di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro su tutto il territorio del Cargo, con possibilità di sanzioni;

·        Obbligo al personale esterno di utilizzo delle attrezzature antinfortunistiche;

·        Verifica dei carichi di lavoro, dei turni e delle attrezzature utilizzate;

·        Rientro attività date in subappalto come le Poste Italiane ed il rispetto della norma prevista da Enac, sul massimo 30% di subappalto;

NELLA SOSTANZA, MLE ALHA E BETA TRANS, RITENENDO CHE LA SITUAZIONE ATTUALE SIA A NORMA, E PROPONENDO PER COMBATTERE GLI INFORTUNI, CORSI DI FORMAZIONE AL PERSOANALE, è COME SE AVESSERO DETTO:

SE TI INFORTUNI E’ COLPA TUA!

Con queste posizioni, appare inevitabile, che deve continuare la mobilitazione.

Al Cargo c’è chi pensa solo al profitto, a discapito della sicurezza e del rispetto delle norme, delle leggi e del rispetto dei lavoratori. Con l’aumento dei volumi di merce trattata a Malpensa, che sarà in continuo aumento, appare evidente la miopia e l’incapacità di gestire la situazione, da parte di chi dirige le società del Cargo.

Dobbiamo inoltre riscontrare la subalternità di Enac che, anche a fronte di precise norme di legge da far rispettare, non muove un dito contro le società.

In questi giorni, con i ricatti sui turni di lavoro e con le intimidazioni, strani personaggi sindacali, in combutta con responsabili aziendali, cercano di fermare la lotta dei lavoratori, e cercano di diminuire la nostra presenza sindacale al cargo.

 

LA SICUREZZA DEL LAVORO E LA DIGNITA’, NON PUO’ ESSERE BARATTATA CON UN CAMBIO TURNO!

16/3/2017

Cub trasporti

www.cubmalpensa.it info@cubmalpensa.it

 

mercoledì 1 marzo 2017

Al Fanti di Carpi (MO) studentesse e insegnanti si preparano allo sciopero dell'8 marzo

La scuola non è solo didattica. 
La vera "BUONA SCUOLA" è quella che sviluppa il senso critico, sensibilizza al miglioramento sociale e non ignora le indegnità come la violenza maschilista.
La conoscenza è vana, perfino pericolosa, senza un baricentro morale che la orienti.
Passeranno migliaia di pagine di centinaia di libri, ma quei giorni che avrete deciso di fermarvi e di scendere in piazza per lottare contro le ingiustizie, rimarranno per sempre dentro di voi a formare le donne e gli uomini che sarete domani!

Con le studentesse, le bidelle e le insegnati del Liceo Fanti di Carpi (MO) e contro il maschilismo e ogni discriminazione di genere, orientamento sessuale e razza!



La redazione di CUBlog





 8 MARZO
Anche al Liceo Fanti è… SCIOPERO!


Siamo lavoratrici e studentesse del Liceo Fanti di Carpi e parteciperemo con convinzione allo sciopero dell’8 marzo. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a oceaniche manifestazioni di donne, dall’America Latina agli Stati Uniti, dalla Polonia all’Italia (basta pensare alla grande manifestazione del 26 novembre a Roma). L’8 marzo è un’importante occasione per dare continuità a questo percorso. In molti Paesi del mondo, su proposta del movimento delle donne argentine Ni una menos, verrà proclamata una giornata di sciopero generale. Anche in Italia diverse sigle sindacali, accogliendo l’appello delle donne di Non una di meno, hanno proclamato una giornata di sciopero generale l’8 marzo.
Migliaia di donne in tutto il mondo ogni giorno subiscono femminicidi e violenze in strada, nei luoghi di lavoro e di studio, in famiglia, nelle relazioni di coppia: volti sfigurati, corpi bruciati, percosse. Ma la violenza maschilista ha mille volti, talvolta meno eclatanti ma non per questo meno gravi: discriminazioni a livello lavorativo (basti pensare che in molti settori lavorativi non esiste ancora una parità salariale tra uomini e donne!), emarginazione, molestie psicologiche, stalking. Sulle donne ancora oggi ricade gran parte del lavoro di cura dei figli, degli anziani, della casa. E tutto questo si aggrava ogni giorno di più con la crisi economica, che trasforma spesso le donne in capri espiatori del disagio economico. 
Pensiamo che questo sciopero, articolato su scala internazionale, sia un’occasione importante per far sentire in modo incisivo il nostro NO alla violenza maschilista. La scuola, che vede una grande maggioranza di donne lavoratrici, non può mancare a questo appuntamento. Per questo anche tante di noi, l’8 marzo, saranno in sciopero e parteciperanno alle tante manifestazioni organizzate in molte città d’Italia.

Facciamo appello a tutte le colleghe e a tutti i colleghi a costruire con noi questa giornata di lotta e di sciopero; chiediamo alle studentesse e agli studenti di sostenerla con iniziative di sensibilizzazione.   

giovedì 16 febbraio 2017

ALLCA-CUB: Il comunicato di adesione agli scioperi dell'8 marzo


Vertenza Alitalia: presidio sotto il Ministero dei Trasporti

Per dire NO a qualunque ipotesi di licenziamenti, societarizzazioni, rinnovo unilaterale del CCNL, tagli salariali, peggioramenti contrattuali, precari usa e getta l'appuntamento sotto il Ministero dei Trasporti è per lunedì 20 febbraio 2017, dalla ore 16.
#IostoconilavoratoriAlitalia

Articolo estratto dal nuovo numero di Cub Rail

LA RETORICA DI CLASSE E LA LOTTA CHE NON BASTA


Veniamo dall'ennesima stagione di rinnovi contrattuali al ribasso, un andamento che ha portato negli ultimi decenni, allo schiacciamento dei diritti dei lavoratori italiani, già colpiti da pesanti interventi governativi quali la legge 30/2003, la legge Fornero, l'abolizione dell'articolo 18, la polverizzazione delle vertenze decentrate...  solo per citarne alcune.

Segnaliamo fra i nuovi CCNL che hanno segnato l'ennesimo smacco per i lavoratori quello dei Metalmeccanici, quello del Trasporto Pubblico Locale, quello della Logistica, quello dell'Igiene Ambientale, il nostro delle Attività Ferroviarie e Gruppo FSI...
Una disfatta generale a cui fanno eco le grandi operazioni speculative, che hanno visto la  mattanza di migliaia di posti di lavoro, a suon di Jobs Act, subappalti e delocalizzazioni.
A ciò si aggiungono le innumerevoli vertenze minori e locali, cui sono risospinte le contrattazioni alleggerite dal CCNL e che ne possono persino mutare i contenuti, in cui i lavoratori risultano ricattati, abbandonati e sconfitti.
Le caratteristiche generali e costanti dei nuovi CCNL sono l'aumento della produttività a compenso zero (anche per contratti scaduti da anni), l'abbassamento delle tutele, la maggiore precarietà, percorsi di privatizzazione ed esternalizzazione delle lavorazioni attraverso generazioni di controllate che smembrano i grandi gruppi industriali, la sottovalutazione della cultura della sicurezza e il sotto-dimensionamento degli investimenti dedicati alla stessa.
Un altro elemento persistente dei Ccnl siglati è rappresentato dall'apparato sanzionatorio, composto di impianti disciplinari sempre più repressivi, codici etici ed obbligo di fedeltà; misure appositamente studiate per sferzare ogni sussulto e dissenso sul posto di lavoro, punendo puntualmente i lavoratori non allineati e non collusi, estromettendo le lotte dalle realtà lavorative.
Paradossalmente il regime, mentre tradisce i fondamenti partigiani del diritto al lavoro, recupera la disciplina fascista antioperaia che il capitalismo italiano aveva già sostenuto dal ventennio fino agli anni '60 senza pagarne alcun dazio, nella nuova veste del sorriso televisivo e dell'occultamento del conflitto.
Tale tunnel disastroso è anche il frutto della evidente commistione con le logiche del potere dei sindacati confederali maggioritari, che hanno abdicato ad una cultura del lavoro alternativa e antagonista, per sposare l'impresa capitalistica come modello e il suo interesse come unità fondamentale della redistribuzione del benessere sociale.
Tali sindacati hanno infatti ancorato negli anni la propria forza organizzativa e la propria ricchezza economica nelle maglie del sistema, proteggendo la propria struttura fatta di distacchi sindacali, carriere, interessi economici (vedi fondi pensione, commissioni paritetiche, agenzie formative, travasi nella dirigenza aziendale e un assalto al collocamento) divenendo essi stessi aziende: L'azienda nella testa, nel linguaggio, nel pragmatismo che accetta questa cornice storica di subalternità. 
La Firma dei CCNL è pertanto per le sigle concertative epilogo imprescindibile della trattativa, una dinamica interessata (a rimanere unici gestori della controparte, non per consenso ma per riconoscimento aziendale attraverso la norma della Rappresentanza) nella quale i diritti di chi lavora e di chi vuole lavorare sono solo un corollario teatrale e dove gli interpreti tolgono ai lavoratori cento per ridargli ingannevolmente cinque.




I REFERENDUM SUI CCNL



Ai rinnovi contrattuali sono seguiti come di consueto i referendum di ratifica degli stessi.
La questione non è di poco conto, infatti nonostante l'evidenza dei peggioramenti contrattuali e la battaglia sincera di tanti attivisti e lavoratori per un esito differente, ancora una volta la tornata referendaria ha sancito una maggioranza, sebbene non verificabile, di lavoratori a favore del SI.
Tale risultato è il frutto di meccanismi elettorali ambigui e articolazioni dei collegi di voto furbescamente studiate e organizzate, peraltro il controllo dei voti viene affidato ai soli sindacati firmatari, senza alcuna possibilità di contraddittorio.
Vanno comunque considerati altri fattori che hanno certamente pesato sul voto.
La prima questione è la paura; la situazione di disoccupazione di massa, le regole che consentono licenziamenti massicci e indiscriminati, le grandi crisi aziendali degli ultimi anni...  hanno marchiato a fuoco nell'animo di tanti lavoratori, un sentimento di timore e incertezza a cui si è aggiunta una propaganda terroristica dei sindacati firmatari (“altrimenti il diluvio”), per costringere i lavoratori a recepire le imposizioni di azienda e sindacati firmatari, piegandosi alla umiliazione del consenso.
Altro limite determinante è rappresentato dalla attuale divisione dei lavoratori; in FS dopo le dure lotte degli ultimi mesi, azienda e sindacati complici hanno optato per procedere nel processo di privatizzazione gradualmente, colpendo in primis Cargo trasformata in Mercitalia, senza infierire subito sugli altri comparti, tecnica funzionale (e purtroppo efficace) a contenere il dissenso. 
La condanna di un gruppo di lavoratori è sembrata accettabile agli altri, indotti a sentirsi salvati, ignorando che a breve, avranno essi stessi la canna della pistola girata sulle loro tempie. 
Infatti nonostante il contratto sia siglato per solo un anno e la consapevolezza diffusa di un destino presto o tardi comune, molti lavoratori hanno scelto di non vedere e non sapere, accontentandosi di contare gli spiccioli invece di ribellarsi alle ingiustizie siglate.
Non è un caso che proprio in Fs, uno dei settori più conflittuali con 15 scioperi nazionali organizzati unitariamente dai sindacati di base negli ultimi due anni (nonostante la legge 146/90 ammazza scioperi), si è concesso qualche euro in più che in altri settori, molto meno di quanto davvero dovuto ma abbastanza per ammansire i lavoratori, purtroppo soddisfatti del “fuori si sta peggio”. 
Le battaglie di assemblee-piattaforme-sciopero etc. svolte intensamente durante tutto il 2016 con il sindacalismo di base hanno almeno: prima ritardato/scadenzato nel tempo la ristrutturazione, poi -nell'ottica dei lavoratori che pure poi hanno votato a favore del ccnl- potuto pretendere un prezzo più alto sul tavolo negoziale. Dal Piano d'impresa/firma del ccnl il meccanismo falciatore ha ripreso il suo ritmo battente.
Una nota a parte va fatta per i referendum sul contratto dei metalmeccanici e per quello del rinnovo del trasporto pubblico locale, dove seppur con percentuali simili nel complesso agli altri settori (51,71% dei votanti, 82% di SI), abbiamo assistito a forti vittorie del NO in importanti aziende del paese, in prevalente relazione alle possibilità dei rappresentanti del NO di intervenire nelle assemblee ed anche ad una vivace mobilitazione, sopratutto nel comparto metalmeccanici.
In tali situazioni, non solo il sindacalismo di base, ma anche spezzoni dissidenti dei sindacati confederali firmatari, hanno sostenuto le ragioni del NO, rimanendo tuttavia questi nei ranghi delle rispettive organizzazioni. Ciò è a nostro avviso, con il massimo rispetto per battaglie in corso, è la dimostrazione di come le grandi sigle confederali siano oggi in grado di governare la dialettica sindacale, infatti le realtà border line che militano come minoranze critiche nei sindacati, sono utilizzate dalle strutture nazionali come elastici, che aggregano le aree interne più scontente,  trattenendole in ultima analisi dentro la dimora. 
I referendum sui CCNL risultano dunque in definiva  solo inganni strumentali, utili alle sigle firmatarie per ratificare e suggellare gli accordi indecorosi siglati con le aziende.




LIMITI AUTOREFERENZIALI DEL SINDACALISMO CONFLITTUALE



La gravosa condizione attuale dei diritti del lavoro e per il lavoro è anche il segno evidente della debolezza del sindacalismo di base. 
Oggi le tante sigle del sindacalismo di base, polverizzate e contrapposte, sono impegnate in una lotta commerciale per conquistare il segmento sindacale conflittuale, prediligendo lo scontro egemonico, invece dell'opposizione unitaria ed efficace contro il padronato; indebolendo così la classe operaia e favorendo lo strapotere dei sindacati concertativi, per l'incapacità di rappresentare una alternativa credibile.
Di fatto anche nel sindacalismo di base vi sono oggi apparati stabili e costosi, così l'approvvigionamento economico diventa meccanismo e fine primario delle energie sindacali.
Invero alcuni principi basilari come la rotazione delle cariche dirigenziali e dei funzionari, non trovano oggi applicazione in nessuna sigla di base. 
Questo al di la dei toni retorici di appello alla lotta di classe e al sindacalismo di classe, richiami spesso propagandistici, lontani dalla volontà reale di restituire alla classe operaia e proletaria il centro dell'iniziativa.
Anzi il richiamo a terminologie diverse maschera spesso tendenze centripete, attraverso cui si fanno avanti  tentativi di centralizzazione organizzativa, che se non respinti rischiano di schiacciare la libertà di azione delle realtà locali e settoriali, spostando l'asse decisionale dalle lotte nei posti di lavoro alle segreterie sindacali nazionali, anteponendo gli interessi di struttura a quelli dei lavoratori.
Processo peraltro similare alla normalizzazione compatibilista già percorsa da Cgil, Cisl, Uil, sigle anch'esse autrici di grandi battaglie sindacali fino agli anni ‘70, per poi progressivamente ridursi a vassalli del padronato. E' per noi evidente che un sindacato di classe deve essere anche sindacato di base se non vuole tradire le istanze tangibili dei lavoratori.




RAPPRESENTANZA E PROSPETTIVE



Una delle maggiori trappole padronali, elaborata da Confindustria e accolta con entusiasmo da Cgil, Cisl e Uil, è rappresentata dal Testo Unico sulla Rappresentanza. L'accordo vergogna sulla rappresentanza, per ora attivo solo nel settore privato, impone alle organizzazioni sindacali che vogliono partecipare alle forme di rappresentanza riconosciute dalle aziende (RSU, RSA, RLS), di rinunciare alla propria conflittualità (a partire dalla autolimitazione del diritto di sciopero) e in generale eliminare ogni forma di difformità/dissenso/discussione lungo l'impalcatura organizzativa, per lasciare solo le posizioni prese dai vertici.
Tale patto segna sicuramente un guado nel sindacalismo tutto, più di quanto molti abbiano capito.
Va intanto detto che alcune delle maggiori organizzazioni del sindacalismo di base hanno accettato questo accordo, infatti prima Cobas e poi Usb seppur con toni diversi, si sono piegate al ricatto padronale pur di mantenere le rappresentanze ufficiali, percepite come unico modo possibile per organizzare i lavoratori, dimostrando di fatto una preoccupante deriva normalizzante.
D'altro lato le organizzazioni che non hanno firmato tale accordo, sono comunque impegnante nel recuperare la possibilità di tali spazi istituzionali, senza cogliere l'occasione vera di una radicalizzazione dell'attività organizzativa, restituendo alle assemblee dei lavoratori l'unico vero centro di discussione e definizione delle vertenze, che non possono quindi che determinarsi come unitarie, conquistando sul campo, senza distacchi sindacali o favori del padrone, attraverso gli scioperi e le lotte, la reale rappresentatività dei lavoratori.
Invece l'accordo vergogna sulla rappresentanza è oggi preso a pretesto per fomentare gli scontri interni al sindacalismo di base, trasformando strumentalmente questo attacco padronale, in una occasione di incursione e scorreria nelle fila delle sigle concorrenti.
Noi siamo convinti che l'accordo della vergogna peserà come un macigno sui sindacati di base che lo hanno siglato, ciononostante il nostro metodo convinto resta solidale e unitario, pertanto non rinunceremo a unire le lotte e i lavoratori.
Riteniamo anche fondamentale diversificare i mezzi di aggregazione rispetto al semplice tesseramento, rilanciando le casse di solidarietà e i giornali di settore.  Nel comparto Fs è infatti attiva da anni una cassa nazionale di solidarietà e resistenza che finanzia la battaglia per i ferrovieri licenziati e in alcune realtà territoriali esistono anche casse di solidarietà locali.
Inoltre curiamo con passione ed energia la redazione di CUB RAIL, nostro giornale di collegamento dei ferrovieri e non solo.
IN DEFINITIVA crediamo che per conquistare un futuro di dignità e giustizia non serva costruire (grandi) realtà sindacali conflittuali se per far questo diventano organiche al sistema; piuttosto dobbiamo impegnarci per edificare un sentimento rivoluzionario della propria dignità umana, connesso con una capacità critica matura diffusa (che sappiano collegare il particolare e l'universale e vedere l'uguale nel diverso) e una conseguente capacità di stendere le relazioni organizzanti, che prescinda nel proprio operare, dalle lusinghe e dai meccanismi borghesi, contrastando opportunismi e parabole gattopardesche, rivendicando un diverso modello sociale ed economico, più civile e più umano.



Cub Rail - Ferrovieri Cub
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