lunedì 29 ottobre 2018

A proposito dell'elezione di Bolsonaro...

Di Fabiana Stefanoni  (Esecutivo nazionale PdAC)

Qualcuno, anche a sinistra, vede nella vittoria elettorale di Bolsonaro, rappresentante dell’estrema destra brasiliana, il segno evidente di una sorta di tendenza mistica dell’attuale fase storica a un’inesorabile "deriva reazionaria": un concetto idealistico che nulla ha a che spartire con il marxismo e che ricorda più che altro le "tappe" dell'evoluzione dello Spirito di hegeliana memoria.
Altri vedono in questa elezione la conferma della necessità di ripensare le categorie stesse del marxismo. Se gli operai votano in massa personaggi come Bolsonaro, Salvini e Trump forse c'è qualcosa che non funziona nel concetto stesso di “alternativa di classe”: non sarebbe meglio – ci spiegano questi teorici del “postmoderno” - pensare a qualche strategia che prescinda dalla classe operaia?
Altri ancora, infine, interpretano questa elezione come la conseguenza inevitabile di un presunto "golpe" in atto da tempo: golpe che, non si capisce perché, avrebbe bisogno ancora di utilizzare gli strumenti elettorali per dispiegarsi al meglio…
La verità, come spesso accade, è meno fantasiosa e più semplice: chi non la vuole vedere è chi si rifiuta di riconoscere le gravissime responsabilità dei partiti che oggi sono egemoni nel movimento operaio. Le masse proletarie e povere hanno votato in massa Bolsonaro perché stremate da una crisi del capitalismo che ai loro occhi ha visto complici Lula e Dilma nelle politiche di rapina dell'imperialismo: all'ombra dei governi del PT (“Partito dei Lavoratori”) i rappresentanti delle ricche multinazionali non hanno forse fatto i migliori affari della storia in Brasile, mentre milioni di operai morivano di fame nelle favelas? Le masse proletarie e povere hanno votato in massa Bolsonaro perché subiscono quotidianamente la violenza del sistema capitalistico, ma non credono in quello che la sinistra riformista e stalinista di tutto il mondo ha citato a modello come il "socialismo del XXI secolo", cioè i regimi borghesi bonapartisti di Chavez e Maduro: del resto chi riporrebbe fiducia in un “socialismo” che costringe alla fuga dal Venezuela ogni giorno decine di migliaia di disperati che muoiono di fame?
Non è vero che la situazione sociale e politica in America Latina è "reazionaria": è una situazione di crisi economica e sociale profonda e, per questo, come già scriveva Trotsky in relazione all'Europa dell'inizio degli anni Trenta (Germania pre-hitleriana inclusa), è una situazione pre-rivoluzionaria (lo dimostrano le enormi mobilitazioni di questi ultimi mesi in Nicaragua, Argentina, Costa Rica, Honduras, Paraguay e nello stesso Brasile). Ma, dialetticamente, sono proprio le situazioni pre-rivoluzionarie quelle che inducono settori della borghesia a ricorre, spesso loro malgrado, a personaggi come Bolsonaro. Quando le tensioni sociali si inaspriscono, quando la lotta di classe rischia di mettere in discussione i profitti delle multinazionali, la borghesia non esita a fare accordi persino con i nostalgici delle dittature.
Se volete trovare dei colpevoli per spiegare l'elezione a presidente di Bolsonaro in uno dei Paesi in cui le lotte sono state (e ancora sono) tra le più dure e radicali del mondo, non guardate in cielo per cercare mistiche tendenze "reazionarie". Guardate in basso: i responsabili sono Lula, Dilma, Chavez e Maduro, che hanno infangato la lotta anticapitalista e antimperialista – e la stessa parola socialismo - con politiche di collaborazione di classe e di vile subordinazione all'imperialismo.
Da domani le lotte riprenderanno in Brasile, più forti che mai. Ma questa lezione ci dice con chiarezza che le lotte non bastano: bisogna costruire la direzione rivoluzionaria che non le tradirà e che le farà vincere. 

lunedì 8 ottobre 2018

I INCONTRO INTERNAZIONALE DEL SINDACALISMO COMBATTIVO DEL SETTORE AEREO (MADRID 15-16 OTTOBRE 2018)


Dopo aver contattato varie organizzazioni sindacali nel mondo dell'aviazione, abbiamo rilevato la necessità di scambiarci informazioni e di coordinarci nelle azioni di lotta per affrontare l'attacco delle grandi aziende del settore che cercano il massimo profitto nel più breve tempo possibile, distruggendo il know how di numerose figure professionali e creando sfruttamento e precarietà in un settore di vitale importanza per l'economia mondiale.
Abbiamo avviato un percorso di scambio di idee, informazioni e progetti di lotta internazionale.
"LA LOTTA È L'UNICO CAMMINO"

giovedì 13 settembre 2018

Bari: La lotta di classe arriva in piazza Carabellese con la voce dei suoi protagonisti



Sabato 15 settembre, alle 17.30, si svolgerà a Bari un importante dibattito pubblico sul tema caldo dell'opposizione di classe all'ennesimo governo borghese che indossa le vesti xenofobe e populiste del M5S e della Lega. Gli ospiti relatori del dibattito sono importanti protagonisti della lotta di classe in Italia: Fabiana Stefanoni, insegnante e dirigente storica del PdAC, impegnata da sempre nelle lotte della scuola e oggi alle prese con la vertenza delle maestre diplomate magistrali che rischiano il più grande licenziamento di massa nella storia repubblicana; Giordano Spoltore, operaio FCA-Sevel, attivista sindacale del coordinamento Slai-Cobas di Chieti, tra i principali promotori del coordinamento FCA e membro del Gruppo operativo nazionale del Fronte di Lotta No Austerity; Monica Dal Maso, laureata in economia e specializzata in pedagogia interculturale, da quindici anni si occupa d'immigrazione ed è stata volontaria tra gli ultimi (dai campi rom baresi alle favelas brasiliane), coordinatrice di progetti per l'Arci a sostegno di donne vittime della tratta e dei detenuti.
Un evento imperdibile che sul tema dello sfruttamento offrirà al pubblico un dibattito di altissima qualità dove verranno esposti quelli che non esitiamo a definire tra i più autorevoli punti di vista sulla lotta di classe.
La redazione di CUBlog, nel ringraziare i compagni baresi di Spazio 17, con cui condivide il comune impegno nel Fronte di Lotta No Austerity, invita tutte le lavoratrici e i lavoratori della provincia di Bari (e non solo) a partecipare numerosi!


SABATO 15 SETTEMBRE, ORE 17.30, PIAZZA CARABELLESE, BARI

a seguire presso Spazio 17 in via Signorile 10/a cena palestinese di autofinanziamento!

venerdì 7 settembre 2018

IMMIGRAZIONE: IL NUOVO (SPORCO) GIOCO DELLA POLITICA IN CUI TRA RAZZISMO, SOVRANISMO, MENZOGNE, OPPORTUNISMO E IPOCRISIA, I VARI LEADERS, DEI DIVERSI SCHIERAMENTI, SI CONTENDONO IL CONSENSO SFRUTTANDO LA DISPERAZIONE SIA DEI NATIVI CHE DEI MIGRANTI.


di Daniele Cofani
Italia 2018, sono in tanti, troppi a soffiare sul fuoco dell’odio e dell’intolleranza per fini propagandistici, applaudendo a porti e confini chiusi,  rendendo ostaggi centinaia di disperati. Troppo facile e a costo zero: lo sa benissimo Salvini  della Lega che ci ha creato attorno a se la sua carriera politica, tanti altri invece  puntano sull’accoglienza e la carità facendo inutili passerelle nelle situazioni più estreme e mediatiche per poi lasciare gli stessi disperati in balia di un destino fatto di sfruttamento e caporalato. Lo sanno bene ad esempio il buon Martina o la Boschi del PD che stanno tentando di ripulire la facciata del proprio partito dopo aver destrutturato la normativa sul lavoro (Jobs Act) precarizzando intere generazione di lavoratori, o dopo aver stretto le maglie al diritto di sciopero nei trasporti, o dopo magari aver regalato miliardi alle banche mentre mandavano sul lastrico centinaia di risparmiatori, e negando poi la nazionalizzazione di importanti asset strategici (Alitalia, Ilva).  
Oggi ha gioco facile l’alleanza LEGA/M5S, che è salita al governo dopo essere passati per un esecutivo tecnico a firma Monti/Fornero, uno dei governi più antipopolari degli ultimi anni in cui Letta, Renzi, Calenda, Poletti ecc, nascondendosi dietro al termine “sinistra”, hanno operato a favore della peggio imprenditoria e finanza nostrana (e non solo) svendendo al capitale tutto ciò che era possibile, privatizzando servizi essenziali come sanità, scuola, trasporti e imponendo, sotto ricatto occupazionale, con la complicità delle grandi centrali sindacali, il depauperamento di diritti e salari per la totalità dei lavoratori condannati alla precarietà e alla povertà,  aumentando di fatto il divario tra le classi innescando una bomba sociale.
A tutto ciò il governo giallo/verde non potrà e non vorrà dare nessuna risposta, lo si è già visto nel decreto dignità, dove dalle promesse elettorali riguardo l’abolizione del Jobs Act si è giunti alla totale conferma dello stesso se non con qualche piccola modifica normativa sui contratti precari (max 24 mesi) e sugli indennizzi in caso di licenziamento. Alla faccia della reintroduzione dell’art.18! Infine viene confermato il licenziamento di massa di decine di migliaia di maestre diplomate magistrali vittime di una sentenza del Consiglio di Stato che le rende inidonee al ruolo e le rispedisce nel girone dell’eterna precarietà. Approvato il decreto in luglio, che nulla potrà ridare ai speranzosi lavoratori, esce fuori tutta la natura xenofoba e razzista del governo a tiratura Lega, funzionale a distrarre e dividere ancora di più i lavoratori, il tutto attraverso una propaganda intrinseca di menzogne. Basta dare un’occhiata al sito dell’ISTAT (ente pubblico di statistiche) per studiare alcuni dati riguardo l’immigrazione da e per l’Italia (e le future previsioni) per comprendere le mostruose menzogne propagandistiche che ci vengono propinate per generare paura e odio al solo scopo di tenerci lontani dai problemi reali.
In Italia, al 1 gennaio 2018, risiedono 60.494.000 abitanti di cui 5.065.000 sono di cittadinanza straniera (8,3% sul totale), dallo scorso anno si è registrato un saldo negativo di -95.000 residenti tra nascite, decessi, nuove entrate ed uscite migratorie. Tra le nuove entrate ci sono 45.000 italiani rimpatriati dopo un periodo di residenza all’estero, e 292.000 nuovi residenti stranieri proveniente da ogni parte del mondo (non solo Africa), tra le uscite invece  ci sono 112.000 italiani emigrati all’estero a quali si aggiungono 40.000 stranieri che hanno deciso di abbandonare il nostro paese. Un quadro che chiaramente mette in luce una situazione che non è assolutamente di emergenza “invasione” anzi se proprio dobbiamo trovare un dato preoccupante è quello della decrescita della popolazione compresi i flussi migratori.
Entriamo ora nello specifico analizzando le varie etnie di stranieri presenti in Italia utilizzando sempre delle tabelle ISTAT (31 dicembre 2016) da cui veniamo a conoscenza che in Italia, tra gli stranieri presenti, ci sono circa 200  nazionalità di cui la metà si tratta di cittadini europei tra cui quella maggiormente rappresentata  è quella rumena con 1.168.552  presenze (23,2%) seguita da quella albanese con 448.407 presenze (8,9%). Tra le prime 5 etnie più numerosa solo una è di origine africana ed è quella marocchina definita di “antico insediamento” con 420.651 presenze (8,3%) a seguire troviamo i cinesi 281.972 (5,6%) ed ucraini 234.354 (4,6%). Tra le prime 10 etnie più numerosi solo 2 sono di origine africana (4 sono europee e 4 sono asiatiche), oltre alla marocchina, come accennato prima, c’è quella egiziana con 112.765 presenze (2,2%). Rispetto sempre alle etnie di origine africana riscontriamo la presenza anche di immigrati provenienti dal Senegal 101.207 (1,9%), Nigeria 88.533 (1,7%), Gambia 13.780 (0,2%) e Mali 14.768 (0,3%).




Questa descrizione non è altro che la fotografia odierna della situazione degli immigrati in Italia, visto che nel 2018 l’arrivo di nuove presenze nel Belpaese è diminuito dell’80%, ne sono approdati circa 20.000 prevalentemente tunisini ed eritrei. Il dato che ne viene fuori rappresenta che non è in corso nessuna invasione africana o comunque nessuna invasione extracomunitaria visto che gli extracomunitari presenti in Italia sono 2.465.000 (48% tra gli immigrati | 4% tra la popolazione residente in Italia) di cui solo circa 1.000.000 di origine africana, i rimanenti 2.600.000 sono cittadini europei che possono muoversi liberamente tra gli stati della EU come tra l’altro noi italiani.

A proposito di italiani ora diamo un’occhiata ai dati riguardanti la situazione migratoria dei nostri connazionali verso l’estero: al 31 dicembre 2016 (Ministero dell’Interno dati AIRE) risultano 4.973.940 italiani residenti all’estero, praticamente lo stesso numero degli immigrati presenti in Italia. 



L’emigrazione italiana si concentra prevalentemente in Europa con 2.685.813 (53%) presenze e nelle Americhe con 2.010.130 (40%) presenze. Il paese con la maggiore presenza di italiani è storicamente l’Argentina con 804.261 (16,17%) presenze, seguono la Germania con 723.691 (14,55%) e la Svizzera con 606.949 (12,20%). Pensate la metà della popolazione argentina è di origine italiana, circa 25.000.000 di persone sono italo-argentine cioè discendono da avi italiani rappresentando il primo gruppo etnico del paese. La comunità italo-argentina, in termini assoluti, è la seconda al mondo dopo quella italo-brasiliana che conta 30.000.000 di persone, la terza è la italo-americana con circa 19.000.000. Solo nelle Americhe ci sono 74.000.000 di persone di origine italiana cioè più della popolazione presente in Italia!
Mi viene spontanea una provocazione: se mai in Argentina e Brasile andasse al governo un “Salvini sudamericano”, come negli USA già hanno Trump, che decidessero di espellere verso il paese discendente tutte le persone con origini europee, bene, il giorno dopo ci troveremo 74.000.000 di nostri discendenti “a casa nostra”!
Ora non ci è rimasto che studiare le previsioni per i prossimi anni per  quanto riguarda sia la futura popolazione residente in Italia, sia i futuri flussi migratori (ISTAT) . Per quanto riguarda la futura popolazione residente in Italia, l’ISTAT stima che nel 2065 oscillerà da un minimo di 46.400.000 ad un massimo di 62.000.000, con una bassissima probabilità (9%) che aumenti, prevedendo quindi una consistente decrescita. Nella stima si è tenuto conto della variabilità associata agli eventi demografici. Sempre l’Istat stima che il saldo migratorio per i prossimi anni (2017/2065) sarà positivo (entrate/uscite) e sarà mediamente pari a +165.000 unità annue prevedendo che nei prossimi 50 anni  immigrino in Italia 14.600.000 individui (di cui europei ed italiani che rientrano in patria) e di conseguenza emigrino dall’Italia (di cui stranieri) 6.600.000 con un saldo di +8.000.000. Chiaramente anche questi dati dovranno fare i conti della previsione di decrescita della popolazione in Italia per i prossimi anni (anche gli immigrati muoiono... e purtroppo spesso affogati nel mar Mediterraneo!)


Per rimanere nel calcolo delle percentuali, il saldo migratorio rispetto alla previsione della futura popolazione in Italia, influirebbe del 17% nella peggiore delle previsioni (46.000.000 abitanti) e del 13% nella migliore delle previsioni (62.000.000 abitanti), la media sarebbe del 15% (54.200.000 abitanti). Senza nascondere che sono assolutamente dei dati importanti, ma che smentiscono chi oggi, gridando al lupo al lupo, ci viene a raccontare che è in corso un’invasione di dimensioni bibliche dove le milioni di cavallette africane ci mangeranno storia, cultura, civiltà nell’arco di pochi mesi. Bene, con un saldo +165.000 individui all’anno non è in corso nessuna invasione armata ma un naturale e lento flusso migratorio che contraddistingue il nostro pianeta da millenni: andrà sicuramente gestito con le dovute e necessarie politiche di accoglienza e integrazione. Certo non quelle ipocrite a marca PD, caratterizzate da un’accoglienza solo a parole, con gli immigrati reclusi in CIE disumani (veri e propri lager), oppure abbandonati al proprio destino nelle fauci della criminalità e caporalato. Ma ancor di più non potranno essere quelle xenofobe a marca Lega fatte di confini chiusi, sgomberi e repressione.  
Inoltre, come anche l'ISTAT asserisce nei suoi studi, la variabilità dei flussi migratori dipenderà anche e soprattutto dalle in/stabilità sociali e politiche nel mondo, di cui ne sono, per la stragrande parte dei casi, responsabili proprio quei Stati che “subiscono” l’immigrazione, sia a causa di un’antica attività coloniale violenta e predatoria, sia per le continue politiche imperialiste, ancora in atto, in cui i  vari blocchi di potere si contendono aree ricche di materie prime da sfruttare oppure aree strategiche dal punto di vista geopolitico. Quindi, anche per i prossimi anni, una grande percentuale dei flussi migratori sarà fomentata dalle stesse politiche internazionali dei governi (destra/sinistra): la Lega ha da sempre finanziato, esattamente come il PD e affini, (che oggi si sgolano fuori del parlamento),  votando a favore in parlamento, decine di “missioni di pace”, in realtà missioni di guerra, missioni che hanno creato, oltre che milioni di morti, instabilità in vaste aree del mondo, generando odio e terrorismo e ovviamente anche le migrazioni dai paesi colpiti. E ad oggi non è assolutamente nell’agenda nel nuovo governo la discussione sul blocco del finanziamento alle missioni militari all’estero.
Lo studio fatto ci dà una grande quantità di dati analitici da cui ora non ci si può esimere dal finalizzare il ragionamento e l’analisi politica. La globalizzazione e il capitalismo hanno generato nel mondo 244 milioni di rifugiati di cui 68,5 per motivi politici (fonte ONU), per la stragrande maggioranza i paesi imperialisti, colpevoli  di tutto ciò, sono poi gli stessi che “subiscono” l’immigrazione di queste masse disperate. Gli stessi paesi poi, e quindi i governi (di cui l’Italia) sfruttano la presenza di questi rifugiati per obbligare loro a svolgere le categorie di lavoro più disagiate e sottopagate, nei campi, nell’edilizia, nella logistica fino ad arrivare a delle metodologie di sfruttamento paragonabili alla schiavitù (in Italia abbiamo il caporalato). Gli stessi governi, al contempo,  attaccano gli stessi immigrati con politiche e atteggiamenti xenofobi applicando, insieme ai padroni, una politica mostruosa: incorporano i migranti  nelle peggiori attività sfruttandoli, in alcuni casi fino alla morte, e contemporaneamente li attaccano come responsabili della situazione dei lavoratori nativi, dividendo di fatto la classe lavoratrice per impedirle di combattere insieme.
Oggi come lavoratori non ci rimane come unica alternativa la lotta, che deve partire da un senso generale di solidarietà tra tutta la classe, non possono e non potranno mai esistere persone illegali in questo mondo (clandestine), i lavoratori nativi ed immigrati si devono assolutamente unire in quanto vittime dello stesso sistema che li vuole divisi, uni contro gli altri. L'unico illegale è chi ci sfrutta quotidianamente, anche grazie a leggi ed accordi infami di cui sono responsabili partiti e sindacati che nascondendosi dietro il termine “sinistra” hanno condannato alla povertà e precarietà milioni di lavoratori italiani e stranieri. Dobbiamo dire NO a chi a sinistra ci ha tradito nelle pratiche e ideali politici,  come dobbiamo dire NO a chi oggi, con una propaganda ignobile e falsa, ci vuol far credere che chiudendo porti e confini o attraverso un misero assegno mensile di sostegno si possano risolvere i reali problemi che da anni stanno soffocando milioni di lavoratori e disoccupati.
La soluzione a tutto ciò non possono certo essere i governi di centro sinistra o di “larghe intese”, che ci hanno condannato alla precarietà e alle disuguaglianze sociali, prendendo in prestito le politiche della destra su tematiche del lavoro e del sociale: dal Job Acts, alla buona (pessima) scuola, all’alternanza scuola-lavoro, passando per il decreto Minniti sull’immigrazione fino agli accordi con la Libia che, lontano da occhi indiscreti, hanno generato dei veri e propri lager a cielo aperto stracolmi di migranti, non possono certo essere i governi a marchio Lega che continuano a propinarci solo propaganda dell’odio, ieri con i governi azzurro/verdi, quelli della legge razzista Bossi/Fini che rende clandestini anche gli immigrati residenti in Italia che perdono il posto lavoro, in quanto il loro permesso di soggiorno è direttamente collegato al contratto. Tutto ciò  in uno paese, come l’Italia, dove il lavoro si basa sul precariato e sul sommerso, rendendo i lavoratori immigrati eterni ricattati costretti ad accettare un qualsivoglia tipo di contratto pur di mantenere il permesso di rimanere in Italia. Oggi invece il governo giallo/verde chiude porti e confini senza nessun tipo di allarme invasione, arma le forze dell’ordine con armi infernali (taser) ingiustificabilmente in un periodo di calo dei reati (fonte Viminale) e, privo di argomenti e con un chiaro livore politico e sociale, ha appena iniziato una campagna di sgomberi tra chi, in stato di povertà, è stato costretto ad occupare per totale mancanza di alternative e tra chi con le occupazioni ha creato luoghi di condivisione e sostegno sociale suoi territori abbandonati dallo Stato. Potremmo continuare a scrivere all’infinito, ma il dato significativo che esce fuori è che sono riusciti a creare immani divisioni tra gli strati sociali più deboli e sfruttati mettendoli uni contro gli altri e utilizzando il razzismo come l’ennesima droga sociale  in cui la colpa di tutto è dell’ultimo strato, il più  ricattato e sfruttato. A tutto questo dobbiamo dire BASTA, non ci resta che alzare la testa e lottare!!!

NESSUNO È ILLEGALE, NATIVI ED IMMIGRATI UNITI NELLA LOTTA!!!

domenica 26 agosto 2018

Firenze: un altro attentato incendiario al Rovo da parte di chi vuole portare spaccio e degrado in uno spazio sociale


Il 22 agosto alle 1 di notte hanno di nuovo dato fuoco a I' Rovo, questa volta mettendo in pericolo anche due di noi, che hanno rischiato la vita assieme al nostro cane. Bilancio dei danni: il piano terra inagibile, le suppellettili distrutte e tutto da ripulire. 

La solita banda di spacciatori, dopo essere stata cacciata da tutto il quartiere con l'intervento delle istituzioni e delle forze dell'ordine, ha deciso di riprendersi il territorio del Rovo. Questa è solo l'avvisaglia. Sono notizie provenienti direttamente dagli abitanti del quartiere, che vigila su quello che succede.

Non permettiamo che I' Rovo torni ad essere la base dello spaccio e del degrado. Questa è quindi una chiamata alla solidarietà fattiva e reale, con una presenza al Rovo a partire da sabato mattina 25 agosto dalle ore 10, per continuare a ripulire, rendere di nuovo vivibile il posto e organizzare un presidio permanente attivo di lotta. 

A parte la rabbia verso questi schifosi, occorre riconoscere la funzionalità che essi hanno nel sistema sociopolitico e economico attuale. È la stessa tracotanza che ritroviamo in ogni padrone che chiude le fabbriche, in ogni istituzione collusa, in ogni controllo sociale.

FINO A QUANDO PADRONI E SPACCIATORI POTRANNO AGIRE INDISTURBATI E DISSANGUARCI, UTILIZZANDO PAURA GENERALE E ASSERVIMENTO?

Sotto qualsiasi forma si presenti,
IL CAPITALISMO È BARBARIE.

mercoledì 4 luglio 2018

Diplomati magistrali: presidio davanti a Montecitorio il 6 luglio

Diplomati magistrali saranno in presidio a Montecitorio il 6 luglio

Comunicato stampa

 
Viste le ultime notizie del Governo e del cosiddetto Decreto Dignità che prevede un congelamento per i Diplomati magistrali per ulteriori 120 giorni, chiediamo con fermezza un DECRETO RISOLUTIVO!  Non possiamo esser ancora esser mortificati con ulteriore CONGELAMENTO!  Siamo stati congelati da dicembre ad ora, ma ormai siamo giunti a luglio e le temperature sono “calde”, vogliamo soluzioni CONCRETE!

Un decreto con tale nome non può pensare che sia DIGNITOSO congelare la nostra situazione ancora per altri 4 mesi! Dobbiamo esigere una soluzione qui ed ora.  Durante la campagna elettorale le varie forze politiche dicevano di avere le idee chiare, di aver già trovato le soluzioni più opportune, hanno preso i nostri voti, ora dobbiamo pretendere i FATTI CONCRETI!

Venerdì 6 luglio saremo in presidio a Montecitorio: in quell’occasione abbiamo chiesto un incontro all’On. Bussetti (Ministro dell’Istruzione) e all’On Pittoni (Presidente della Commisione Istruzione pubblica del Sentato). Abbiamo chiesto di essere ricevuti ufficialmente presso gli uffici del Miur o del Senato.
 
Non ci stiamo ad essere presi in giro!
 
 
Lavoratori Scuola Uniti

Diplomati Magistrali Cub Sur

Diplomati Magistrali Cobas Scuola

martedì 19 giugno 2018

Reparto ruote Alitalia. Picchi di produzione + carenza di organico = picco di sfruttamento

DIVISIONE MANUTENZIONE ALITALIA - REPARTO RUOTE
TRA SOTTORGANICO, PICCHI DI PRODUZIONE E MACCHINARI OBSOLETI:
ALLA RICERCA DELL’HIGHLANDER!!

Sono anni ormai, dalla privatizzazione di Alitalia, che anno dopo anno
vanno peggiorando le condizioni di lavoro all’interno del Reparto Ruote e
se a breve non verranno prese delle minime precauzioni, ci troveremo ad
affrontare la peggiore gestione della summer season da parte della
dirigenza az; sarebbe veramente un primato (negativo) riuscire a fare
peggio delle precedenti fallimentari gestioni Cai ed Etihad!!!
Sono anni che denunciamo il pesante sottorganico che assilla il settore
che dal 2009 non vede nessun tipo di turnover e nessun incremento di
personale, anzi le “2 privatizzazioni” ne hanno determinato una
riduzione, generando negl’anni una vera e propria situazione di
sfruttamento dei lavoratori : ad oggi sono molti i colleghi a cui, per
problemi fisici annessi alla tipologia di lavoro, sono state riconosciute
delle temporali limitazioni. Tutto ciò sta generando un sovraccarico di
lavoro per i pochi lavoratori rimasti, per ora, “abili” e un conseguente
crollo della produttività, mettendo seriamente a rischio la produzione e
l’operatività nel periodo più delicato dell’anno.
Mancanza di investimenti e valutazioni totalmente errate sono alla base
della crisi gestionale che sta colpendo il reparto ruote, sono mesi che
sono inascoltate le grida d’allarme dei lavoratori e dei responsabili di
reparto, mai come negli ultimi 12 mesi ci siamo trovati a gestire delle
scelte miopi che stanno portando al collasso i lavoratori e la produzione,
vedi l’utilizzo di cigs e il trasferimento di colleghi in altri reparti per lunghi
periodi. Tutto ciò non ha portato nessun risparmio nelle tasche
dell’azienda ma solo problematiche gestionali con il conseguente
aumento dei costi.
Serve da subito un cambio di passo per sopperire alla crisi di organico del
reparto, con un intervento duraturo e strutturale condiviso con i
lavoratori, in mancanza del quale saremo costretti ad intraprendere tutte
le iniziative sindacali necessarie a difesa della loro salute ed occupazione.

18.06.18 CUB TRASPORTI – AIRCREW COMMITTEE

giovedì 3 maggio 2018

Caro Calenda... La lettera aperta delle ex lavoratrici e degli ex lavoratori Almaviva di Roma al ministro Calenda.

Prima del testo della lettera ci teniamo a ribadire che siamo al fianco degli ex lavoratori Almaviva di Roma, la loro è stata una bellissima lezione di forza e dignità che ha arricchito tutti gli operai in lotta. La colpa di fallimenti, tagli, e licenziamenti di massa NON È MAI DEI LAVORATORI!
Ministro Calenda, si vergogni! Quello che scrive per darsi un tono sui social è riprovevole. Lei può avere tutte le poltrone che vuole, ma rimarrà sempre un patetico fallito!

La redazione di CUBlog

Ancora una volta leggiamo un suo attacco diretto, Ministro Calenda, nei confronti della RSU romana fomentando l' odio verso le persone con menzogne ormai di livello vergognoso!!

Dichiara inoltre che le stesse non abbiano richiesto la consultazione dei lavoratori in merito a quanto scritto su quell’intesa. “Quanto dichiarato e scritto corrisponde a falsità”!!

“Quella notte è stato chiesto al viceministro Bellanova di permetterci di andare a parlare con le persone. La risposta è stata una seconda lettura dell’accordo e la firma immediata in quanto i termini della procedura erano scaduti.

Ma inutile continuare a scrivere fiumi di parole da parte nostra; non avendo noi i potenti mezzi economici del Governo per poter acquistare intere pagine di quotidiani chiediamo a Lei, Ministro, un confronto in luogo pubblico alla presenza dei giornalisti che mettono nero su bianco amenità assurde e delle telecamere per poter parlare ai cittadini spiegando anche la nostra versione.

Siamo certi che non si sottrarrà al confronto con i soliti abusi di potere. Metta anche noi in condizione di spiegare cosa è accaduto quella notte, nei mesi precedenti e quelli a seguire. Di poter dire a tutti che avete permesso che Almaviva licenziasse le mamme, che Almaviva assumesse durante le procedure, che Almaviva effettuasse migliaia di ore di straordinari mentre si era in ammortizzatori sociali pagati da tutti i cittadini, che avete aiutato Almaviva ad ingrassare in Brasile con i soldi pubblici di tutti i cittadini italiani (caso Simest), che avete elargito incentivi ad Almaviva, incentivi = soldi pubblici, e poi permesso che se ne andasse in Romania senza richiedere nulla indietro. Ecco, dopo tutto questo, ancora oggi siamo costretti a leggere menzogne sui quotidiani e social ed essere messi alla gogna per non aver accettato un ricatto.

Questi mezzi biechi di “pilotare”le vertenze ed eventuali accordi a stretto giro in altre sedi, strumentalizzando Roma, sono davvero indegni di chi rappresenta il Governo Italiano. Vogliamo una data!!

Barbara Sbardella, Piero Coco, Pasquale Mazzitello, Stefania Iaccarino, Massimiliano Montesi, Norma Coccia, Fabio Taddei, Davide Mennuti, Sabrina Linzi.

martedì 10 aprile 2018

Riceviamo, condividiamo e volentieri pubblichiamo questo volantino di solidarietà al compagno Luciano. Licenziato da Carrefour perché scomodo



Luciano Pasetti è un compagno generoso che non si è mai risparmiato e con cui abbiamo condiviso tante battaglie. 
Se ogni licenziamento è di per sé un atto di violenza del capitale, il licenziamento di un compagno è inaccettabile! 
Luciano dedica il suo tempo e il suo impegno alle cause dei più deboli, degli sfrattati e degli immigrati; ha difeso con coraggio lavoratrici e lavoratori di tutte le categorie e specialmente nella grande distribuzione senza piegare mai la testa. 
Per questo, dopo 32 anni (TRENTADUE!), è stato licenziato dal GS Carrefour di via Famagosta a Milano con motivazioni che noi crediamo essere, oltre che pretestuose, ridicole!
CUBlog si stringe al fianco di Luciano e darà spazio e voce a questa lotta che riguarda tutti i lavoratori.

Avanti con la lotta fino al reintegro di Luciano!

La redazione di CUBlog


Il volantino di solidarietà a Luciano






giovedì 5 aprile 2018

Sebastian non si tocca! Pubblichiamo la sua lettera aperta

Le parole di Sebastian sono un inno alla lotta e alla resistenza operaia, sfondano i confini borghesi e ci raggiungono in tutto il mondo! Noi di CUBlog le pubblichiamo affinché tutti conoscano la violenza del capitale e dei suoi governi.
CUBlog in 4 anni ha dato voce a moltissime lotte operaie, qui la lettera di Sebastian Romero è nella sua casa naturale, la sua lotta solcherà la nostra strada. 
Chiediamo a tutti i compagni che ci leggono di diffondere e far diffondere la lettera di Sebastian.

Giù le mani da Sebastian Romero!


La redazione di CUBlog




Mi chiamo Sebastian Romero e sono un perseguitato politico del governo di Macri.
Sono un operaio come tanti altri, ma è da più di tre mesi che non vedo la mia famiglia, i miei amici, i compagni della fabbrica e le persone a me vicine.
Sono perseguitato come se fossi un terrorista perché ho fatto parte delle migliaia di persone che il 18 dicembre hanno resistito per le strade alla rapina che in parlamento si stava realizzando ai danni dei pensionati. Nonostante la riforma delle pensioni sia stata votata, quel giorno la ostacolammo, e questo non ci viene perdonato.
Giovedì scorso, Gustavo Homo e Ana Maria Figueroa della Sala I della Camera di Cassazione mi hanno nuovamente respinto una richiesta di scarcerazione, esattamente com’è stato fatto dal giudice Torres e dalla Sala II della Cámara Criminal y Correccional. Il governo mi vuole incarcerato per spaventare tutti quelli che stanno lottando. Per questo io chiedo a tutti di condividere e diffondere il più possibile questa lettera.
La persecuzione ha portato anche al mio licenziamento dalla General Motors, dove ero un rappresentante dei lavoratori. Proprio lì i miei colleghi continuano la lotta per smascherare i delegati traditori che sostengono i licenziamenti.
Forza compagni, possiamo vincere!
Per spaventarmi e portarmi alla resa, mi minacciano e aggrediscono la mia famiglia, i miei amici e i compagni del Pstu. Hanno persino bruciato l’auto di uno dei miei avvocati, Martin Alderete. Però ovviamente la giustizia non ne parla.
Quale autorità può avere un governo il cui presidente è accusato di nascondere denaro dello Stato, un governo che ha ucciso Rafael Nahuel, Facundo e tanti altri poveri ragazzi, un governo che nasconde l’assassinio di Santiago Maldonado da parte della polizia, che tiene prigionieri senza motivo i compagni arrestati il 14 dicembre, che ha incarcerato Milagro Sala per aver occupato una piazza, un governo che ha estradato Jones Huala in quanto “terrorista’”? Come può essere che mentre chiedono a livello internazionale l’arresto per ‘’il matto del mortaio’’ (come mi hanno soprannominato alcuni della stampa, come se fossi dell’Isis), stanno liberando i militari genocidi dell’ultima dittatura? Bisogna porre fine a questa persecuzione contro di me, Arakaki e Dimas Ponce, ugualmente sotto attacco.
Vogliono arrestarmi perché hanno paura che saranno sempre di più coloro i quali contrastano i piani del governo Macri. Però, nonostante le minacce e il fatto di non poter vedere la mia famiglia, non mi arrendo, affinché gli stessi lavoratori non si arrendano. Mi sento come uno delle centinaia di minatori di Rio Turbio che resistono ai licenziamenti occupando le miniere e affrontando la polizia con quello che hanno a portata di mano. Loro sono un esempio di quello che bisogna fare! La popolazione di Azul e gli indigeni del nord stanno lottando per il pane e per le proprie famiglie! Non possiamo continuare a subire in questo modo, non possiamo rassegnarci a un futuro di fame per i nostri figli e a morire nei luoghi di lavoro. Basta!
Per questo voglio mandare un messaggio ai lavoratori che leggono questa lettera: non abbandoniamo le strade! Non permettiamo che i nostri compagni vengano licenziati! Non lasciamo che ci rovinino con misure che colpiranno le nostre famiglie! Dobbiamo organizzarci in maniera unitaria e batterci contro questo governo che ci affama! I dirigenti sindacali che dicono di voler affrontare il governo devono proclamare lo sciopero generale, altrimenti occorre imporlo dal basso!
I lavoratori, le donne e i giovani che stanno lottando per i propri diritti, tutti i settori popolari, devono cacciare il governo Macri esattamente come cacciammo De La Rùa nel 2001. Fate assemblee con tutti i compagni in tutti i luoghi di lavoro, organizzate la lotta! Non c’è altra strada, o loro o noi!

Viva la lotta della classe operaia!
Via Macri!

martedì 3 aprile 2018

Alternanza scuola-lavoro: solidarietà allo studente di Carpi punito col 6 in condotta!

Abolizione della legge 107 (“Buona Scuola”)!

Il sindacato degli insegnanti e dei lavoratori della scuola CUB (Confederazione Unitaria di Base) di Modena esprime la propria solidarietà allo studente dell’Iti Vinci di Carpi che è stato sanzionato con un 6 in condotta per aver criticato su facebook l’alternanza scuola-lavoro.

Si tratta di un episodio gravissimo, che dimostra come l’alternanza scuola-lavoro, ora obbligatoria in virtù della legge 107 (“Buona scuola”), faccia parte di un attacco senza precedenti alla scuola pubblica. Di fatto si chiede a studenti e insegnanti di sostenere “attivamente” l’alternanza scuola-lavoro, persino quando questa si dimostra una forma di effettivo sfruttamento senza nessuna utilità formativa o didattica.

La vicenda di Carpi, che segue altri analoghi episodi, dimostra che è persino messa in discussione la stessa libertà di pensiero e di espressione degli studenti: chi critica la scuola-azienda è automaticamente sanzionato o richiamato!

Si tratta, è bene ricordarlo, di un attacco che non subiscono solo gli studenti, ma anche gli insegnanti e il personale Ata, che, sulla base del nuovo sistema disciplinare previsto dalla legge Madia e dal vergognoso rinnovo contrattuale, rischiano pesanti sanzioni e persino il licenziamento quando esprimono posizioni “critiche”.

Il sindacato Cub Scuola di Modena, nell’esprimere piena solidarietà allo studente di Carpi sanzionato, fa appello agli insegnanti a non collaborare con dirigenti e aziende nella repressione del dissenso studentesco e a unirsi nella protesta con gli studenti.

Insegnanti e studenti uniti contro l’alternanza-scuola lavoro e contro la scuola azienda!

Abolizione della legge 107 (“Buona Scuola”), incluso l’obbligo assurdo di 400/200 ore di alternanza scuola-lavoro!

Cub Scuola Modena

lunedì 26 marzo 2018

Pubblichiamo e condividiamo appieno questo comunicato stampa dei compagni dello S. L. A. I. cobas

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I. cobas

Comunicato stampa

FCA Pomigliano / pseudoscioperi paradossali del nuovo millennio
PICCHETTI, BLOCCHI STRADALI E MANIFESTANTI ALL’ESTERNO
E… TUTTI AL LAVORO ALL’INTERNO DELLA FABBRICA

L’impietoso dato della FCA di Pomigliano scelta quale “fulcro” della odierna “mobilitazione operaia delle
fabbriche del Gruppo” (tra cui Melfi, Termoli, Cassino, Mirafiori, Gruglisco, Chieti ecc.) è indicativo della
secca bocciatura dei lavoratori del cosiddetto “pseudosciopero nazionale dell’industria dell’auto in Italia”.
Un dato indicativo del fatto che gli operai non sono disponibili a lasciarsi irretire dalle moderne pratiche in
auge nel “virtuale mondo parallelo della rete” tendenti (come per la politica) a sostituire la democrazia e la
rappresentanza reale con quella delle “faccine” e dei “mi piace” sul web.
Considerato che la FCA di Pomigliano è la “fabbrica simbolo” del modello-Marchionne, l’emblema della
moderna “lotta di classe alla rovescia” per il dominio del capitale sul lavoro, la riduzione in “sceneggiata a
mero uso mediatico” della lotta operaia per miopi obiettivi di “auto-propaganda” non aiuta gli operai ma
solo quella parte di sistema mediatico e politico istituzionale compiacente, nonché il padronato, a
trasformare in farsa l’<immagine operaia> e le tragiche condizioni di lavoro e di precarietà che dalle
fabbriche Fiat si diffondono all’intera società.
Né la partecipazione al “presidio” ai cancelli di sparuti e singoli operai “imbandierati” coi vessilli dei
“cobas-fantasma” della FCA (rispetto ai 34.000 addetti delle fabbriche di FCA Italia), potrà dare frettolosi
ed improbabili contenuti a qualcosa che si voleva rappresentare come “sciopero di riorganizzazione
operaia” e che semplicemente non lo è!
La dimostrata estraneità degli operai di Pomigliano sia allo pseudosciopero di stamane che alle sirene
elettorali pentastellate dello scorso 4 marzo non è da sottovalutare perché è “qualcosa di importante”!
Questo perché qualsiasi “realistica e necessaria” riorganizzazione dei lavoratori (a Pomigliano e nel resto
delle fabbriche FCA) non può essere costruita con ininfluenti scorciatoie e “forzature mediatiche esterne di
qualche cobas-fantasma”, ma con i lavoratori del Gruppo FCA a partire da Pomigliano e non senza di loro!
Anche di questo si discuterà nel tradizionale appuntamento operaio che si terrà a Pomigliano d’Arco il
prossimo 1° maggio.

Slai cobas FCA Pomigliano/Nola - www.slaicobas.it

Pomigliano d’Arco, 23 marzo 2018

mercoledì 21 marzo 2018

Cub Trasporti Lombardia, elezioni RSU con l'accordo del 2014: chiedono il tuo voto per non farti più votare!


ELEZIONI R.S.U.: NO GRAZIE!

È dallo scorso anno che ripetutamente alcune OOSS intendono procedere alle elezioni delle Rsu. Da ultimo in queste settimane anche alcune organizzazioni sindacali di base stanno raccogliendo le firme per indire le elezioni in Sea.

UN REGOLAMENTO CAPESTRO!
Ogni sindacato per potersi presentare alle elezioni deve sottoscrivere “formalmente”  l’accordo del 10/1/2014. In tale accordo sono previste sanzioni, per le organizzazioni sindacali che non rispettano quanto sottoscritto da cgil-cisl-uil. L’accordo recita testualmente: “sanzioni che comportino la temporanea sospensione di diritti sindacali di fonte contrattuale e di ogni altra agibilità”.
Nella sostanza, chi accetta l’accordo del 10/1/2014, da un lato può partecipare all’elezione delle rsu, ma deve rinunciare ad ogni autonomia sindacale.
In detto accordo sono previste clausole che permettano a livello aziendale, se approvate dalla maggioranza delle rsu, di modificare in peggio le normative nazionali, con la possibilità di intervento sanzionatorio/economico contro i sindacati e lavoratori che non accettano questi peggioramenti.

L’ACCORDO SICUREZZA INSEGNA!
Solo alcune settimane fa, si è consumata la vicenda dell’accordo reparto sicurezza, in cui non solo non si è potuto indire un referendum tra i lavoratori, ma richiamati dalla direzione, la maggioranza delle rsu ha sottoscritto quanto voluto da Sea, senza consultare i lavoratori.
Nei fatti, tutti i soggetti sindacali insieme all’ azienda, hanno dimostrato che con le nuove regole delle rsu non è possibile per i lavoratori chiedere il voto a referendum sugli accordi da loro sottoscritti.
Nel nuovo regolamento è anche previsto che durante la trattativa di un accordo e subito dopo l ‘eventuale firma di suddetto accordo da parte della maggioranza delle RSU , per le organizzazioni che hanno accettato il regolamento delle Rsu del 10/01/2014, non è possibile indire azioni di lotta e referendum contro tale accordo, pena sanzioni economiche ai lavoratori e alle OO.SS.

                                         SI VOTA DOVE SERVE ALLE AZIENDE?
Ancora più strana appare la decisione di raccogliere le firme o di indire le elezioni, solo in Sea e Airport. Nulla viene fatto nelle altre società e cooperative di Malpensa e Linate. Ne consegue che appare evidente la scelta di andare ad elezioni in Sea e Aiport per le vicende legate alla privatizzazione che dovrà essere completata in estate. Privatizzazione che non può essere messa in discussione da richieste di referendum che potrebbero essere avanzate dai lavoratori che con le nuove regole delle rsu non si possono più fare.
                       Chiedono il tuo voto per non farti più votare

NOI NON PARTECIPIAMO AL VOTO
La cub trasporti, stante l’accordo del 10/1/2014, non ritiene che ci siano le condizioni per elezioni democratiche delle rsu. Abbiamo chiesto a tutte le ooss di aprire un dibattito sulle rappresentanze che porti ad un regolamento democratico. Non avendo ricevuto da nessuno la disponibilità a ricercare una soluzione, invitiamo perciò i lavoratori in caso di elezioni delle rsu a boicottare il voto.

21/3/2018                                                                                              Cub Trasporti

mercoledì 14 marzo 2018

Pirelli di Bollate: la risposta dei lavoratori Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity al comunicato della RSU



Cari colleghi, 

ci troviamo ad affidare alle colonne di CUBlog la nostra risposta al comunicato della RSU affisso nelle bacheche sindacali in data 13 marzo.
Sinceramente stentiamo a credere siano state scritte tali parole a discapito della realtà e della più elementare logica, nonché delle regole che stanno alla base dell'attività politica e sindacale.
Vediamo quindi di ripercorrere passo per passo il testo in oggetto esprimendo il nostro relativo punto di vista:

1) In primo luogo dobbiamo subito dire che mai (MAI!) ci siamo permessi e mai ci permetteremo di sfiorare la sfera personale di nessun delegato. Ma occorre, a quanto pare, chiarire cosa s'intenda per sfera "personale" e "politica". Per noi la sfera personale è quella relativa alla vita privata in tutti quegli aspetti  non riconducibili alla propria attività politica; per converso, la sfera politica riguarda tutti - e ribadiamo: tutti! - quegli aspetti relativi all'attività politica. Da ciò conseguono una serie di deduzioni che esprimono pienamente le rispettive differenze di vedute. La prima è che la "RSU di Bollate" (questo è il soggetto usato nel testo) non ha una sfera personale, in quanto non è una persona fisica, ma un organo di rappresentanza adibito a funzioni sindacali che hanno effetto su tutti i lavoratori della fabbrica. Aggiungiamo: quand'anche il soggetto in causa fosse il singolo delegato, per noi la "trasparenza" e la "correttezza", come qualsiasi altro comportamento nell'ambito all'esercizio delle proprie funzioni sindacali, non appartengono alla sfera personale, bensì sono il cuore di quella politica.

2) Vero che un delegato può anche non sapere se un lavoratore aderisca o meno alla Allca-Cub, infatti non avremmo mai scritto quel pezzo se a subire la richiesta di voto non ci fossero state tra le persone più in vista e più attive sindacalmente, persone per cui riteniamo impossibile non sapere a quale sindacato siano affiliate. A ragion di più per un delegato della RSU che alla collocazione sindacale dei lavoratori in fabbrica, dovrebbe essere più attento.
Non possiamo poi esimerci dal valutare un aspetto politicamente sostanziale: se da una parte è vero che la propaganda sindacale fa parte delle normali dinamiche democratiche, dall'altra non possiamo mettere sullo stesso piano la suddetta propaganda con una richiesta di voto a chi non ha il diritto di avere un proprio rappresentante da lui scelto in quanto escluso da un accordo interconfederale. Troviamo veramente incredibile che non si riesca a capire la gravità di questa cosa! 
Infine, vorremmo veramente capire in quale comunicato i colleghi della RSU hanno letto che noi abbiamo definito "scorretto" chiederci il voto. Noi abbiamo usato gli aggettivi "assurdo" e "sconcertante" che hanno un preciso significato che potrete comodamente scoprire consultando un vocabolario. Aggettivi che riteniamo pertinenti e che ribadiamo. Scorretto, per noi, è l'attuale sistema di rappresentanza; troviamo persino logico che i delegati che lo sostengono facciano la loro propaganda. Quando però questa propaganda viene indirizzata a noi, cioè a coloro che da queste regole sono rimasti esclusi, concedeteci almeno di trovarla una pratica assurda e rimanerne sconcertati.

3) Noi riteniamo che pubblicizzare la nostra attività sindacale sia giusto e incarni appieno quello che crediamo essere uno degli aspetti più importanti del fare politica: ossia l'anima pubblica delle proprie attività e lo spirito di condivisione finalizzate a informare, connettere e unire lavoratori e lotte.
Non crediamo che un volantinaggio o il sostegno a dei lavoratori in lotta debba essere una questione privata da non divulgare; per questo invitiamo i colleghi delegati a informare tutti i lavoratori sulle loro attività inerenti alle questioni sindacali per ricercare, appunto, la solidarietà e il sostegno di più persone possibili.
Ad esempio, a dimostrazione del fatto che per noi la solidarietà di classe non ha confini di sigla sindacale, stiamo sostenendo la lotta dei lavoratori Seat Pagine Gialle. Una lotta che stanno appoggiando i compagni della RSU Pirelli di Settimo Torinese de Il sindacato è un'altra cosa - Opposizione in Cgil che ci hanno segnalato per poter coordinare il sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori tra Torino e Milano.

4) I delegati eletti, dagli albori della rappresentanza sindacale, utilizzano i permessi retribuiti, ma dal 2014 non tutti i lavoratori e non tutti i sindacati  possono essere eleggibili. E questo crediamo debba essere il punto da affrontare a monte; detto questo, la questione dei permessi sindacali è tutt'altro che pacifica e anche alle nostre latitudini interessa compagni con sensibilità e posizioni diverse che da tempo dibattono sul tema, ma su una cosa, come attivisti di un sindacato di base non firmatario dell'accordo, possiamo sicuramente convergere: l'attuale sistema si presta ad essere corrompente ed espone l'istituto del permesso sindacale alla pericolosa trasformazione da mezzo a fine. Noi crediamo che i padroni questo lo sappiano bene e sappiano coglierlo a loro favore.
Crediamo sia importante aggiungere che l'allora Coordinamento Cub Pirelli Bollate (2012/2014) rendicontò pubblicamente tutti i permessi sindacali fruiti dal proprio delegato che, dal nostro punto di vista, era un rappresentante dei lavoratori che lo hanno eletto, organizzato con la Allca-Cub, e non un "rappresentante della Allca-Cub", come è stato scritto sul comunicato della RSU.

5) Ci dicono che non avendo argomenti abbiamo cercato "a tutti i costi la polemica" e abbiamo fatto partire "la macchina del fango". Noi queste parole le rigettiamo in toto: abbiamo espresso le nostra posizione politica e l'abbiamo argomentata senza essere volgari e senza offendere personalmente nessuno. Crediamo che questo faccia parte delle normali dinamiche democratiche di critica e confronto tra diversi soggetti. Ci duole sapere che per la nostra RSU sia invece considerata un "meschina operazione". Si continua a non comprendere che noi non possiamo candidarci: non è vero che non vogliamo. Lo abbiamo fatto in precedenza e non avremmo problemi a rifarlo. Ma il vero punto cui teniamo evidenziare è che il nostro impegno sindacale non è subordinato allo stare dentro o fuori da un organo di rappresentanza. Se, come in questo caso, riteniamo che la rappresentanza sia soggetta a regole per noi incompatibili con la democrazia della base e con le funzioni proprie dell'azione sindacale, continuiamo la nostra strada al di fuori della rappresentanza costituita. E questa crediamo sia la miglior risposta a questa frase del comunicato della RSU: "siamo certi che sareste i primi ad usare i permessi sindacali, di sicuro non ci rinuncerete!". Invece e proprio quello che abbiamo fatto: dopo tre anni di intenso lavoro sindacale nell'unica RSU in cui siamo stati presenti, pur rimanendo minoritari, avevamo il consenso per poter lasciare la CUB, iscriverci a un sindacato firmatario dell'accordo di rappresentanza (ci sono anche sindacati di base) e candidarci, riteniamo anche con buone possibilità di ottenere uno o due delegati che potevano usufruire di permessi sindacali. Abbiamo scelto di no. E ne andiamo fieri.

6) Sul comunicato della RSU viene scritto che noi diciamo falsità, che loro si sono dimessi veramente e si fa intendere che noi avremmo preferito non far percepire le spettanti cifre ai lavoratori. Rimaniamo allibiti da tutto questo. Cerchiamo di mettere ordine all'intera vicenda e fare qualche considerazione per riuscire a comprendere cosa sia successo.
La prima considerazione è sul termine "dimissioni"; il Garzanti lo spiega così: "rinuncia formale a una carica, a un ufficio, a un impiego...". Bene, abbiamo quindi stabilito che il dimissionario cessa di ricoprire la carica da cui si dimette perdendo la titolarità delle relative funzioni. L'articolo 6 della parte seconda del Testo unico sulla rappresentanza, recita: " (...) In caso di dimissioni, il componente sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista. Le dimissioni e le conseguenti sostituzioni dei componenti le r.s.u. non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza della r.s.u". A questo punto, considerando che sei (i delegati dimissionari) è un numero superiore al 50% di nove (i componenti della RSU), ci chiediamo come mai i lavoratori siano stati tenuti all'oscuro della decadenza della RSU: un grave errore procedurale, nonché una mancanza di trasparenza nei confronti dei lavoratori, o queste dimissioni non sono mai avvenute?
La seconda considerazione non genera meno interrogativi della prima. Com'è possibile, quindi, che i sei (ex) delegati abbiano ancora potuto svolgere funzioni sindacali come riunioni della RSU e quant'altro, pur avendo - per dirla con le parole del Garzanti - rinunciato formalmente alla loro carica? E ancora: com'è possibile che il comunicato, scritto in prima persona, sia firmato "RSU di Bollate"? Quale RSU? Ma non era decaduta in conseguenza alle dimissioni di un numero superiore al 50% dei componenti? Delle due l'una: o le dimissioni sono state solo annunciate e non formalizzate o la RSU è decaduta ma non ne è stata data comunicazione. 
E queste sono solo le nostre considerazioni sulle questioni formali. Rimangono le questioni, più importanti, di contenuto politico. Senza stare a condurre uno studio statistico sulle casistiche di dimissioni da cariche elettive, secondo noi le dimissioni, generalmente, sono un gesto dovuto a motivazioni di rottura tra elettori ed eletti. Troviamo incomprensibile dimettersi per problemi relazionali con l'azienda come troviamo incomprensibile farlo a due mesi dalla scadenza naturale della RSU. Perché, i problemi di relazioni sindacali con l'azienda sono una novità degli ultimi due mesi? Verranno risolti con queste dimissioni? Noi riteniamo che l'unica possibile risposta a qualsiasi problema risieda nei lavoratori, nella consapevolezza e nella solidarietà di classe. L'impressione che abbiamo avuto noi, lo diciamo con tutta sincerità, è stata quella di una trovata preelettorale per differenziarsi da altre sigle o per ingraziarsi i lavoratori e il loro voto.

7) Citiamo testualmente dal comunicato della RSU: "Non andare a votare produrrà solo guai... senza una RSU e senza i propri rappresentanti, chi si troverà in difficoltà saranno i lavoratori, non certo l'azienda... discutere dei propri problemi che siano essi personali o collettivi, con chi è più forte, da soli e senza tutele sarà un disastro per i lavoratori e manna dal cielo per l'azienda... peraltro senza una RSU, non sappiamo se oggi saremmo qui a lavorare, perché se dopo anni di crisi e di ammortizzatori sociali, oggi si vede uno spiraglio, è grazie soprattutto al grande sacrificio profuso dai lavoratori e forse, un pochino di merito è anche della RSU e dei suoi delegati.!"
In primo luogo noi non abbiamo mai parlato di lavoratori soli e isolati: una tale scelleratezza sconfesserebbe la nostra stessa genetica sindacale e anni del nostro attivismo. Noi siamo per una rappresentanza realmente democratica e libera dai ricatti padronali o dalle brame di egemonia sindacale dei burocrati e per un modello sindacale basato sulla partecipazione della base. Al contrario, riteniamo, in compagnia di tutto il sindacalismo di base non firmatario del TUR, che le RSU, così come come disciplinate da quell'accordo interconfederale, siano un limite per le lotte e le rivendicazioni dei lavoratori e privino molti di loro di una legittima rappresentanza (anche in deroga ai bei principi di democrazia affermati con tanta enfasi negli statuti dei sindacati confederali) e uno strumento utile al padrone per controllare il conflitto.
In secondo luogo, in questa fase storica, nemmeno nei luoghi di lavoro dove siamo maggiormente radicati e rappresentativi, pensiamo di riuscire a determinare gli indirizzi strategici dei padroni; prendiamo atto con piacere che questo avviene invece a Bollate grazie alla RSU.

Crediamo di aver esposto civilmente le nostre opinioni e soprattutto di aver dato voce a quanti, quelle medesime opinioni, le hanno espresse negli ultimi mesi. 



Sempre disponibili al confronto

I lavoratori iscritti Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity

martedì 13 marzo 2018

Pirelli di Bollate: il comunicato dei lavoratori Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity in occasione del rinnovo della RSU. NO ALL'ACCORDO DELLA VERGOGNA!

 Alcuni lavoratori della Pirelli di Bollate in presidio davanti alla sede di Federgomma a Milano


Bollate, 13 marzo 2018


Rinnovo della RSU alla Pirelli di Bollate: giusto per essere chiari…



Cari colleghi,

in questi giorni che precedono le elezioni della RSU, sovente siamo stati avvicinati da diversi candidati che chiedevano (a noi!) le nostre intenzioni di voto; se non addirittura il voto (sic!)
Avremmo voluto esprimere la nostra posizione prima delle elezioni, ma le assemblee retribuite di organizzazione indette da CGIL, CISL e UIL, “aperte ad iscritti e simpatizzanti”, ci hanno automaticamente escluso da questa possibilità, visto che non siamo né iscritti né tantomeno simpatizzanti. Poco importa: lo faremo in queste righe che non potranno essere affisse nelle bacheche perché, ahinoi, siamo esclusi anche da quelle. Magari, come spesso avviene, faremo un volantinaggio, chiedendo anche permessi non retribuiti e facendo il sacrificio di presentarci davanti all’ingresso della fabbrica tre volte in diciotto ore, nonostante il turno lavorativo.
Abbiamo fatto questa breve e doverosa premessa affinché sia chiaro – se ancora non lo fosse – che siamo esclusi da un sistema padronale che si è appropriato della rappresentanza e delle funzioni sindacali.
Il nostro sindacato, la Cub, non ha firmato il Testo Unico sulla Rappresentanza (TUR) perché lo ritiene antidemocratico, estromissivo e incompatibile con la difesa dei lavoratori; il Fronte di Lotta No Austerity, al quale aderiamo, fa del contrasto al suddetto accordo un tratto identitario a tal punto da dedicarne un intero articolo del proprio statuto e da aver avviato una specifica campagna permanente alla quale abbiamo aderito.
Detto questo, va da sé che la nostra posizione riguardo alle imminenti elezioni per il rinnovo della RSU, sia quella dell’astensione; un’astensione, la nostra, che nulla ha a che vedere col qualunquismo, il disinteresse o la mera pigrizia. La nostra astensione è un’intenzionale scelta politica compiuta sulla base di precisi argomenti che negli ultimi anni abbiamo abbondantemente illustrato.
Troviamo assurdo e sconcertante che prima delle elezioni alcuni candidati siano venuti a chiedere le nostre intenzioni di voto, paventando – come se per noi ci fossero differenze – la vittoria di quella o quell’altra sigla. Troviamo altresì incomprensibili altre cose successe in questo periodo preelettorale. Rimaniamo quantomeno perplessi sulle dimissioni solo annunciate da parte dei sei delegati della Filctem-Cgil e mai avvenute, nonché coronate da sei ricandidature: pensando alle recenti cronache politiche di casa nostra, verrebbe da dire che è un vizietto italico.
Non possiamo fare a meno di interrogarci sul motivo e sullo scopo di quelle dimissioni. Parrebbe, stando al comunicato affisso in quei giorni in bacheca, siano ascrivibili a scorrette relazioni sindacali con l’azienda. Non ce ne voglia nessuno, saremo noi all’antica, ma crediamo che le relazioni più importanti, i delegati sindacali, debbano principalmente averle coi lavoratori e solo in subordine a quest’ultime, con l’azienda e le proprie organizzazioni. Ne consegue, dal nostro punto di vista, che i momenti difficili di relazione coi padroni debbano al contrario essere i momenti in cui i delegati si mantengano saldi al loro posto e ricerchino le possibili soluzioni e la forza per applicarle in coloro che rappresentano, altrimenti si dà l’impressione di trarre il proprio ruolo e la propria importanza dai padroni, anziché dai lavoratori.
Oggi come ieri ci battiamo per una rappresentanza sindacale libera dai ricatti padronali e realmente democratica, dove siano i lavoratori a scegliere i loro rappresentanti.
Poltrone e denaro provenienti dagli enti bilaterali, fiumi di permessi sindacali, spazi esclusivi di affissione e diritti esclusivi d’indizione delle assemblee come di gestione dei licenziamenti e delle conciliazioni, fanno parte di quello che crediamo essere il più grande e proficuo investimento del capitalismo: comprarsi i sindacati per estinguere le lotte.
Noi abbiamo scelto di uscire dal Grand Hotel di lusso e piazzare la nostra tenda fuori dalle stanze del potere per stare insieme ai lavoratori: unica fonte della nostra forza.
Un giorno qualcuno ci disse che dovremmo smetterla di fare i duri e puri e iniziare a sporcarci le mani. Per noi non è una questione di essere o meno “duri e puri”, ma di coerenza e rispetto verso i nostri princìpi. Noi le mani le sporchiamo tutti i giorni: al lavoro 5 giorni alla settimana, e nella nostra attività politica e sindacale  dentro e fuori dalla fabbrica.
Ciò che non vogliamo sporcarci, accettando e legittimando il nefasto accordo sulla rappresentanza, è la coscienza.

I lavoratori iscritti Allca-Cub aderenti al Fronte di Lotta No Austerity